Pedofilia, Pino La Monica: Le immagini pedoporno, mi servivano per uno spettacolo contro la pedofilia

 

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Violenza sessuale su minori, il 18 febbraio La Monica a processo

Alcune bambine hanno descritto atti a sfondo sessuale e quasi tutte hanno parlato di pantaloni con la tasca tagliata in cui veniva messa la loro mano. In casa di La Monica sono stati trovati i pantaloni con la tasca tagliata e sequestrati.

REGGIO EMILIA - Il Giudice per le indagini preliminari di Reggio Emilia, Riccardo Nerucci, ha rinviato a giudizio Pino La Monica, l'insegnante di 35 anni che è stato arrestato dai Carabinieri con l'infamante accusa di violenza sessuale su minorenni. La Monica, di origini napoletane, sarà quindi processato il 18 febbraio prossimo.
L'insegnante-attore venne arrestato dai militari dell'Arma con l'accusa di violenza sessuale su minori e detenzione di materiale pedo-pornografico. Nel computer del 35enne vennero ritrovate alcune immagini pedo-pornografiche, che La Monica ha sempre sostenuto essere delle immagini scaricate da internet che dovevano servire per la preparazione di uno spettacolo contro il dilagante fenomeno della pedofilia.

Un fenomeno che ha coinvolto in ogni modo anche l'educatore, che in merito all'accusa di violenza sessuale si è sempre difeso sostenendo che i 'giochi' fatti con alcune bambine delle scuole medie avevano lo scopo di incentivare la capacità comunicativa dei piccoli studenti.

ACCUSA DI ABUSI SESSUALI
Pino La Monica rinviato a giudizio Processo il 18 febbraio

di Tiziano Soresina
Rinviato a giudizio l'educatore-attore 35enne Pino La Monica, accusato di abusi sessuali su nove bambine e detenzione di materiale pedopornografico. L'ha deciso, ieri, dopo un'udienza di un'ora il gup Riccardo Nerucci. Fissata la prima data del processo che si terrà a porte chiuse: il 18 febbraio. La Monica non c'è e il difensore Francesco Miraglia _ in avvio d'udienza _ presenta un certificato medico, chiedendo il rinvio per impossibilità dell'indagato a comparire in aula. Ma il certificato _ che indica «uno stato di psicopatologia» del 35enne, da alcuni giorni ricoverato nella clinica «Villa Rosa» di Modena _ è giudicato troppo generico dal gup. Così l'udienza preliminare continua e, fra discussione e decisione, si chiude in tempi inaspettatamente contenuti. Ma le sorprese non sono finite qui, visto che incredibilmente tutto si è svolto _ in un'aula a piano terra del tribunale _ in un ambiente quasi asettico, come se questo passaggio giudiziario chiave non riguardasse una vicenda che da marzo sta terribilmente dividendo le coscienze. A metà ottobre, alla discussione delle perizie sugli interrogatori protetti alle minorenni, si assistette prima alla manifestazione del Comitato «Insieme per Pino», poi al clima elettrico fra le parti in causa. Ieri, invece, nell'«arena», solo figure giudiziarie: non un parente (nè di La Monica, nè delle bimbe che l'accusano), nessun rappresentante del Comitato a «sventolare» le proprie convinzioni. A fine-udienza esce subito il pm Maria Rita Pantani. Dopo tanti mesi in silenzio, non si sottrae ai cronisti. «Mi aspettavo il rinvio a giudizio _ dice decisa _ in considerazione degli elementi raccolti che, quanto alla gravità indiziaria sono stati ribaditi dal Riesame di Bologna che ha sottolineato meno di un mese fa quanto fosse elevato il pericolo di recidiva in considerazione dello sprito pedofilo che si sa è quasi incontenibile». Quasi in contemporanea esce dall'aula l'avvocato Marco Scarpati,
rappresentante di tre minori costituitesi ieri parte civile. Ha parecchie cose da dire, a muso duro. «Credo _ s'infervora l'avvocato di parte civile _ che finalmente sia stata messa una parola definitiva su un'indagine lunga ed adeguata al caso. Nessuno ora può evitare di prendere atto che le accuse nei confronti di Pino La Monica non sono di reati d'opinione, come si è cercato di far credere in questi mesi, ma relativi a reati gravi a seguito di condotte lesive della libertà sessuale di bambine. Comunque _ aggiunge il legale _ non ci si difende dal processo, ma nel processo. E nei mesi che verranno avremo la possibilità nel processo di discutere di queste accuse. Spero anche che d'ora in avanti vi sia un atteggiamento più pacato da parte dei cosiddetti amici dell'imputato, perché credo che il loro ruolo non sia stato d'aiuto a La Monica perché hanno rischiato di esacerbare gli animi. Ma per fortuna la giustizia reggiana non si è lasciata imbavagliare». Gli facciamo presente che per la difesa vi sono migliaia di bambini e bambine che hanno apprezzato i corsi teatrali di La Monica, serbandone un ricordo positivo, e tutto ciò smentirebbe le accuse. «Se tu sei accusato di aver rapinato una banca _ replica l'avvocato Scarpati _ non è che la testimonianza dei direttori delle banche che non hai mai rapinato serva a qualcosa. Alcune bambine hanno descritto atti a sfondo sessuale e quasi tutte hanno parlato di pantaloni con la tasca tagliata in cui veniva messa la loro mano. In casa di La Monica sono stati trovati i pantaloni con la tasca tagliata e sequestrati. La Monica si innamorava delle bambine pre-adolescenziali. Non voleva violentare od agire con sadismo _ conclude il legale _ ma metteva in atto un crescendo di giochi sempre più complessi con atti a sfondo sessuale sempre più espliciti». Resta un'appendice all'udienza preliminare: la difesa ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari (a cui si è opposto il pm Pantani) e il gup Nerucci deciderà solo fra qualche giorno.
(La gazzetta di Reggio 22 gennaio 2009)