SCUOLA: Alle medie il 30% rischia la bocciatura

In arrivo le pagelle del primo quadrimestre
Arrivano le pagelle: con un’insufficienza non si passa

MARIA TERESA MARTINENGO
TORINO
I genitori con figli alla scuola media hanno un problema nuovo con cui confrontarsi dalle prossime settimane, quando verrà consegnata la prima pagella con i risultati nero su bianco: il rischio di bocciatura finale per i propri ragazzi, dal momento che - in base alla legge 169/2008, conversione del più celebre decreto Gelmini 137 - basterà l’insufficienza in una materia per impedire il passaggio alla classe successiva.

Dell’insufficienza in condotta si parla, oggi, in altre pagine. L’arrivo del voto, assai più implacabile del giudizio, porta con sé questa realtà: sull’orlo del baratro, dicono i presidi torinesi, ci sarebbe tra il 30 e il 50% degli alunni (oggi la media di non ammessi alla classe successiva è del 5-6%). Una realtà con la quale i genitori non hanno mai fatto i conti, abituati a una scala che da «ottimo» arrivava a «insufficiente». «Nella precedente procedura di valutazione si davano giudizi non quantitativi - spiega Gianni La Rosa, dirigente della Meucci di via Revel - ma descrittivi, analitici, e accompagnati dal giudizio globale di fine quadrimestre e fine anno. Per il consiglio di classe era normale porsi il problema delle potenzialità dell’alunno. Sulla base degli studi pedagogici si diceva, tranne casi estremi, “ci sono discipline insufficienti, ma puntiamo sulle potenzialità del ragazzo e lo ammettiamo alla classe successiva”». Con i voti in decimi la storia cambia per forza. «Bisogna stabilire il livello di partenza delle singole scuole. Da noi - dice il preside - la soglia più bassa sarà il 4. Quando però un ragazzo avrà due 4 e un 5, sarà difficile che il consiglio di classe possa dire che tutti devono trasformarsi in 6. Da noi le incertezze di questo tipo riguardano il 25-30% dei ragazzi».

E questo capiterà anche in prima media, la classe più complessa e delicata del ciclo. Il decreto attuativo della legge (ancora in bozza alla vigilia dei primi scrutini) dice, e sembrerebbe un’ancora di salvezza, «sono ammessi alla classe successiva gli alunni che hanno ottenuto un voto non inferiore a 6/10 in ciascuna disciplina o gruppo di discipline». La Rosa obietta: «Nella scuola media non c’è possibilità di ragionare per aree, ma solo per singole discipline: matematica non può fare media con scienze». Chiarimenti sulle modalità di valutazione arriveranno, dice il vice direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Paolo Iennaco, nell’incontro di martedì al ministero. Davide Babboni, dirigente dell’Alvaro-Modigliani, nella Circoscrizione 2: «Forse tutto questo è una forzatura per stimolare le scuole a impegnarsi di più. Ma come?

Poi, con un possibile 30-40% di bocciati, l’obiettivo di risparmio onnipresente, non verrebbe certo realizzato». Babboni spiega che nel suo territorio «le scuole sono impegnate in corsi di formazione che toccano anche l’aspetto della valutazione: bisogna arrivare all’uniformità di valore, anche sulla condotta, altrimenti si rischia di essere scorretti nei confronti dei ragazzi». La collega Cristina Cerruti, preside della Vivaldi di Madonna di Campagna concorda: «Il lavoro di base è stabilire a che cosa corrisponda il 5 perché deve avere valore identico in tutte le discipline». Lorenza Patriarca, preside della Tommaseo, sottolinea altri aspetti: «È assurdo che, con le nuove norme, il docente di educazione fisica non partecipi all’ammissione all’esame di terza, quando in psicopedagogia all’intelligenza motoria si dà un ruolo importante». Ancora: «La valutazione in voti rischia di trasformarsi nel contrario di ciò che vuole essere: anziché portare più rigore, indurrà a gonfiare i voti».

La Stampa 17 gennaio 2009