
di Roberta Lerici
La ricerca che segue, dimostra come i danni causati dai disturbi post traumatici da stress, ovvero quelli di cui soffrono coloro che hanno subito violenze psicologiche, abusi sessuali o maltrattamenti provocano un'alterazione della corteccia prefrontale, visibile attravero la tecnica di imaging. In pratica il trauma causa un danno cerebrale che può portare nel tempo conseguenze devastanti. La cancellazione dell'evento traumatico come meccanismo di difesa, sarebbe quindi dimostrabile. L'incapacità di ricordare può portare alla depressione cronica, alla autoflagellazione, e persino al suicidio dei soggetti che hanno subito abusi nell'infanzia; sono adulti che non avendo elaborato il trauma subito, potranno sviluppare anche delle devianze. Ho sentito spesso genitori dire:"Ma mio figlio ha già dimenticato". Vorrei che quei genitori leggessero la ricerca che segue, per rendersi conto che i loro figli non hanno dimenticato, semplicemente non riescono a ricordare il trauma e questo li renderà degli adulti infelici, nella migliore delle ipotesi.
E' importante far curare i bambini che hanno subito abusi, a prescindere dalla volontà di denunciare tali abusi ed intraprendere un iter giudiziario. A quello pensateci dopo. Ma prima, fate curare i vostri bambini, e date loro un'altra possibilità.
Abusi sessuali e violenza: Se il cervello non cancella bene i brutti ricordi
di Giulia Bonezzi
Cancellare i brutti ricordi è una parola. Una violenza, fisica o psicologica, può avere conseguenze devastanti sulla vita di chi l’ha subita, specialmente se, come si dice ormai nel linguaggio comune che ha assorbito l’eredità di Freud, non viene “elaborata”. Oltre a essere un tema di studio per psicologi e psichiatri, l’argomento interessa anche gli scienziati convinti che le basi neurologiche siano decisive nello sviluppo delle patologie mentali. Tra questi un pool di ricercatori dell’Università di Udine, che utilizzando le tecniche di imaging celebrale ha individuato anomalie nel funzionamento della parte del cervello responsabile della “soppressione” della memoria nei soggetti che soffrono di stress post-traumatico.
I primi risultati dello studio sono stati illustrarli proprio oggi (3 dicembre 2008) al convegno annuale della Radiological Society of North America (Rsna), che si tiene fino al 5 dicembre a Chicago, Illinois. A presentarli Nivedita Agarwal, interno di radiologia a Udine oltre che ricercatrice al Brain Imaging Center del McLean, la clinica del Dipartimento di Psichiatria della Harvard Medical School a Boston. Dell’equipe che sta conducendo la ricerca in Italia fanno parte Paolo Brambilla, ricercatore al Dipartimento di Patologia e Medicina sperimentale e clinica dell’ateneo friulano, Monica Baiano, Massimo Bazzocchi (professore ordinario al Dipartimento di Ricerche mediche e morfologiche di Udine), Giuseppe Como e Marta Maieron.
La corteccia celebrale, nota ai profani come “materia grigia” (dal colore che assume nei cervelli conservati), è lo strato più esterno del telencefalo. Una pellicola spessa dai 2 ai 4 millimetri, che ha un ruolo centrale in meccanismi mentali complessi come la concentrazione, il pensiero, il linguaggio, la coscienza e anche la memoria. Si ritiene che l’area più vicina al viso, la “corteccia prefrontale”, esercita un controllo cognitivo sulla memoria processata dall’ippocampo (la parte più “antica” della corteccia), attraverso un meccanismo chiamato “soppressione della memoria”. L’ipotesi di partenza dell’equipe di Udine è che questo meccanismo funzioni male nelle persone affette da malattie quali la “depressione maggiore” o il “disturbo da personalità borderline” a seguito di abusi sessuali o psicologici o difficoltà relazionali durante l’infanzia.
Ai test hanno partecipato persone che nel loro passato sono state vittime di traumi o stress di vario grado, dalla violenza sessuale al mobbing, sane e malate. In particolare 11 pazienti affetti da depressione maggiore, 13 che soffrono di ansia, 9 di attacchi di panico, 5 di personalità borderline, e 21 individui sani. Tutti sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale - fMRI, una tecnica di imaging a risonanza magnetica che serve a valutare la funzionalità di un organo o di un apparato - durante l’esecuzione di compiti specifici. Si trattava di un “think-no think test”: alle “cavie” è stata mostrato un elenco di coppie di parole; poi, durante l’esame, veniva loro mostrata una parola, chiedendo ora di ricordare ora di “cancellare” la memoria della parola associata.
L’imaging ha mostrato un’attivazione anomala della corteccia prefrontale nei pazienti affetti da disturbi post-traumatici. Durante la “soppressione”, in questi soggetti l’ippocampo “lavorava” di più, rivelando un’attività insufficiente della corteccia prefrontale. Ai sani accadeva l’esatto contrario: l’ippocampo mostrava un’attività maggiore in concomitanza con lo sforzo di ricordare. Secondo i ricercatori, il funzionamento insufficiente della corteccia prefrontale durante la cancellazione della memoria nei malati potrebbe essere uno dei fondamenti fisici della soppressione difettosa di ricordi traumatici immagazzinati nell’ippocampo, che potrebbe influire sull’insorgenza dei disturbi da stress post-traumatico.
“Per le persone affette da depressione maggiore o altri disturbi da stress, i ricordi traumatici sono una fonte di ansia – semplifica la ricercatrice Nivedita Agarwal – Dal momento che questi ricordi non sono elaborati adeguatamente dal cervello, continuano a interferire con la vita dei pazienti”. I dati raccolti all’Università di Udine, continua Agarwal, “suggeriscono che il malfunzionamento della soppressione della memoria nelle persone affette da disturbi è dovuto principalmente a un’alterazione della corteccia prefrontale”. “Questi pazienti – aggiunge – spesso lamentano scarsa memoria, che potrebbe essere legata a questo cortocircuito”. In generale, concludono gli scienziati friulani, il malfunzionamento della comunicazione tra precorteccia e ippocampo potrebbe giocare un ruolo chiave nelle patologie cognitive legate ai disturbi psichici da stress.
Giulia Bonezzi fonte : IFGONLINE 3 DICEMBRE 2008
Commenti
Anch'io,come voi!
Ho 17 anni,i miei genitori si sono separati quando io avevo 5 anni. Mia madre si è fidanzata ,innamorata o non so,con LUI.Avevo 6 anni,e le violenze sono durate all'incirca per un anno e mezzo, OGNI NOTTE. Mia madre finalmente lo mollò,e io dimenticai tutto ciò che mi era successo,come se avessi avuto una bella infanzia. All'età di 11 anni iniziai ad avere interesse per la sessualità,mi guardavo i porno di nascosto..all'età di 12 anni iniziai ad avere crisi di panico (da vedere sembravano epilettiche ma non c'entrava nulla) che duravano dalle 2 alle 6 ore,e dopo i vari ricoveri al pronto soccorso, fui ricoverata in una clinica di neuro-psichiatria infantile per accertamenti.queste crisi,cominciarono proprio quando io cominciai a ricordare ciò che mi era successo..mi sentivo una ragazza colpevole,cattiva e pensavo che se lo avessi raccontato ai dottori o ai miei genitori mi avrebbero punita..sì credevo che mi punissero perchè avevo subito violenze!!credevo di essere io quella sbagliata,e che le violenze fossero giuste!! Uscita da quella clinica,tentai il suicidio (assunsi 40 anti depressivi) e rimasi in coma per 4 giorni..di nuovo mi ricoverarono in quella clinica. Uscita da li sentivo il desiderio FOLLE di avere un rapporto sessuale (avevo 12 anni e mezzo),così lo feci! mi sentii sporca,sporca sporca sporca!ma lo dovetti rifare,e poi rifare,e poi rifare rifare rifare..e non smisi piu. all'età di 13 anni e mezzo raccontai le violenze subite da piccola alla mia migliore amica ,lei disse che dovevo dirlo ai miei o alla mia neuro psichiatra ma mi rifiutavo! e così all'età di 16 anni,lei prese su e andò a dichiarare il tutto alla polizia...mi disse che non ne poteva più ,non riusciva più a trattenere questo segreto..mi arrabbiai,litigammo e non le rivolsi la parola per un mese!!
Ora invece,la ringrazio,ho fatto causa a quest'uomo, ho in atto il processo e grazie alla mia dottoressa ho imparato ad odiarlo.
SEI GRANDE. CONTINUA SU
SEI GRANDE. CONTINUA SU QUESTA STRADA. TI AUGURO DI TUTTO CUORE CHE TU COL TEMPO ESCA COMPLETAMENTE DA QUESTO INCUBO.
SOLO NOI SAPPIAMO COME CI SI SENTE E COME IL CORPO CI SFUGGE DI MANO DOPO UN TRAUMA DEL GENERE.
PERò UNA VOLTA INDIVUATO IL PROBLEMA SI DIVENTA PIù FORTI VERO?
CARA CREATURA, TI AUGURO TANTA FELICITà DA OGGI IN POI.
DAL TUO COMMENTO CHE HAI SCRITTO, HAI INCORAGGIATO ANCHE ME.
TI ABBRACCIO FORTE
IO SONO UNA RAGAZZA DI 27
IO SONO UNA RAGAZZA DI 27 ANNI E DA UN Pò DI TEMPO SONO IN CURA DA UNO PSICOLOGO PER GUARIRE DALLA MIA CRONICA DEPRESSIONE E PER RIMETTERE INSIEME I COCCI DELLA MIA VITA.
PER ANNI HO BUTTATO VIA IL MIO CORPO IN RELAZIONI SESSUALI E FORME DI AUTOLESIONISMO CHE NON STO QUI A SPECIFICARE.
QUESTA è STATA LA CONSEGUENZA DEGLI ABUSI CHE HO RICEVUTO DA BAMBINA E DAL SENSO DI VERGOGNA E DI ZERO AUTOSTIMA CHE HO ACCUMULATO NEL CORSO DEGLI ANNI. SONO CONSAPEVOLE CHE NESSUNO MI POTRà RIDARE INDIETRO LA MIA VERGINITà,CHE MI SENTO COME DI NON AVERLA MAI AVUTA,E NON POTRò RIVIVERE LA MIA PRIMA ESPERIENZA SESSUALE IN MODO DOLCE,PURO E CON AMORE.
PERò SONO CONSAPEVOLE CHE OGNI ESSERE UMANO HA UN VALORE A PRESCINDERE DALLE ZOZZURE CHE CI HANNO FATTO GLI ALTRI.
IO STO LOTTANDO,MI SONO POSTA DEI SALDI LIMITI MORALI E SONO DECISA CHE DA OGGI IN POI DIVENTERò IO GENITORE DI ME STESSA E DARò IL MIO CORPO A CHI MI AMERà DAVVERO.CI VUOLE FORZA E CORAGGIO E SOPRATUTTO BISOGNA AMMETTERE DI AVER BISOGNO DI AIUTO. DICO A TUTTI VOI CHE AVETE AVUTO QUESTO TIPO DI ESPERIENZE: NON ARRENDETEVI,LOTTATE,CHIEDETE AIUTO,PREGATE DIO, TIRATE FUORI LE UNGHIE E CERCATE OGNI STRADA POSSIBILE PER USCIRE DA QUESTO INCUBO.
LA VITA,QUESTO POTENTE SPETTACOLO CHE CI è STATO DONATO,CONTINUA
Davide
Ciao Sono un ragazzo di 37 anni e da circa 3 anni sono in terapia per una e piscosi affettiva, causata da uns situazione traumatica, che vado brevemente a raccontare. Premetto che ho un fratello gemello biovulare, che a suo dire si considera sano (cmq ha ripetuto la prima superiore 3 vote per poi lasciare gli studi). Da sempre ho vissuto col pensiero che qualcosa non andasse bene in me nei rapporti con gli amici nel parlaro con loro, addentrandomi nei discorsi come e sovente fare per le persone, ebbene (male) io limitavo il discorso a max. 3 o 5 con come stai?...qualche interesse in comune, evitando argomenti "ragazze", "sesso" "orgasmi"...e tutto era ed è un tabù, un mondo per cui vergognarmi. DA qui nascono fraintendimenti di bisessualità, omosessualità, facili turpiloqui e atti omofobi. La vita ha poi preso un andamento sempre più cupo e remissivo, con atti di rabbia e violenza, sfociati all'età di 19 subito, dopo un breve periodo di 2 mesi con una ragazza più grande (perchè volevo fosse esperta)...In verità quall'amore, che tanto andavo cercando, mi allontanava dal piacere del rapporto in se. Non ero innamorato, ma cmq ebbi la mia traumatica e rivelatrice esperienza. “Fare sesso con lei, era per me come fare sesso con mia madre”. Gli atteggiamenti e movimenti, i lineamenti della bocca, quando ansimava, e il modo di fare. Un incubo che si era materializzato. Non potevo sfuggire anche se alle volte avrei voluto strapparmi la pelle e urlare (voglio morire).
I pensieri da allora sono diventati paranoie se si possono chiamare così, ossessioni per lo sport praticavo 3 ore al giorno in Palestra) per poi cadere in un mese nella depressione, negli incubi. Il primo lavoro e la prima innamoramento. Per 2 anni l'amore ha vinto su tutto, ma come spesso accadeva mi illudevo di essere nel paradiso terrestre e non sul pianeta terra. La relazione finisce ed io, parto di testa... depressione, viaggi all'estero per tenere lontani i problemi, quel ricordo. Decido di arruolarmi nella Légion étrangère. Il 3 aprile 2007 parto per Marseille per quello che sarebbe stato un viaggio programmato nei minimi dettagli. Se non fossi riuscito nell’impresa c’era il piano B. Quella violenza, mi seguiva ovunque io andassi. E con essa l’ipocrisia e falsita dei così detti Mamma e Papà. So che mi sto dilungando, la violenza è inversamente proporzionale al mio coraggio. mi fermo.... (prendo aria). Al mio rientro a, una visione mi ha confermato acora la verità… Ero visibilmente dimagrito, pallido, depresso e sfiduciato dalla rinuncia, alla vita militare, ad un passo dal baratro. Vidi il volto dell’essere che vedendo il mio stato, con la coda dell’occhio mi fisso e con un ghigno in volto parrebbe il diavolo mi disse: “sono contenta che sei tornato”.
Ragazzi e ragazze so come si vive, e nessuno più di noi può sapere quanto male può fare il ricordo.Ma bisogna affrontarlo perché il non farlo alimenta di più la paura, ma soprattutto alimenta e da forza alla persona artefice del gesto. Ribellatevi, col cuore, credeteci perché è possibile vincerlo.
Coraggio!!
:)
vincerlo è davvero possibile? Come si fa. Un giorno forse. Viviamo in un mondo schifoso. La vittima non è tutelata e spesso non denuncia l' accaduto o non può farlo per timore vergogna. Io credo ke questo è un tipo d' inferno che si vive dentro. Io ci credo ancora di farcela. Ma ho paura che un giorno non è così. Ho paura ancora. Ma sapete che dico ..anche zoppa vado avanti!!! Io non mi arrendo.
Io nn riesco ancora oggi a
Io nn riesco ancora oggi a vincerlo questo maledetto ricordo, spesso penso se fossi nata in una famiglia normale quale futuro avrei avuto...tutti i giorni e' una guerra x la sopravvivenza....spero prima o poi di avere pace