Università sull'orlo del collasso.Previsioni al 2010 post-decreto che annuncia tagli-voragine

  volantino_ita3di Roberta Lerici Il decreto sull'Università di cui il ministro Gelmini dice di andare fiera, forse non verrà mai applicato. Impossibile, infatti, procedere ai finanziamenti previsti per ricerca e assunzioni ricercatori, in quanto con la finanziaria Temonti ha tagliato i fondi. Non si erano accorti di questa incongruenza i due ministri? O, forse, era prioritario cercare di calmare gli animi degli universitari confondendo un po' le carte? Nel frattempo proteste e occupazioni continuano perchè al "decreto di cui andare fieri", ha creduto solo la UIL che ha deciso di non partecipare allo sciopero dello scorso 14 novembre. Vi segnalo alcuni articoli che ho pubblicato sull'altro blog, bambinicoraggiosidue.blogspot.com sull'università e di seguito troverete l'articolo sugli effetti dei tagli nell'università.L'assemblea della Sapienza: «Ecco il manifesto della nostra "autoriforma"»  Gelmini:Dopo la riforma, apre al "monologo" con gli studenti  RIFORMA GELMINI, SCIOPERO 14 NOVEMBRE: "ERANO QUATTRO GATTI E GLI STRISCIONI ERANO PIENI DI ERRORI DI ORTOGRAFIA"    La Gelmini dice che penserà a una riforma anche per l’Università e l’Università ringrazia. La Gelmini fa davvero un decreto per l’U niversità e l’Università ringrazia.
Il ministro ha stanziato 135 milioni di euro per le borse di studio, permettendo in questo modo a 40 mila ragazzi in più di usufruire dei finanziamenti. I criteri per le selezioni rimangono quelli di sempre: condizione economica e merito. Per aumentare i posti per i ricercatori, invece, sono previsti 150 milioni, da utilizzare al fine di svecchiare l’Università, incaricando fino a 2 ricercatori per ogni docente pensionato in quell’anno. Il 60% delle assunzioni deve essere inoltre dedicato proprio ai giovani ricercatori. Tuttavia la spesa per le assunzioni, in tutti gli atenei, non potrà essere superiore al 50% di quella sostenuta per il personale ritiratosi nell’anno accademico precedente, mentre per le università economicamente non in regola è da ora fatto divieto di bandire concorsi, che verranno in ogni caso resi più trasparenti.

Saranno infine trasferiti dei fondi-premio alle cosiddette università virtuose, in base al merito nella didattica e nella ricerca, nonché agli atenei che avranno eliminato sedi e corsi considerati inutili; questo con un fondo straordinario di 500 milioni di euro.
Ottimo insomma. Ottimo? Lo sarebbe davvero, se a precedere questo decreto non ci fosse la fantomatica legge Tremonti 133/08, che è stata definita “tagliagole” anche all’estero. Il taglio progressivo dei finanziamenti, previsto da questa legge, è complessivamente di 1 miliardo 443 milioni 268 mila euro. Facendo due semplici conti ci accorgiamo che con il decreto Gelmini le università “beneficeranno” di 850 milioni di euro. Ma i restanti 593 milioni 268 mila? Più che un taglio è una rivoltellata. Una voragine.

Con i tagli di agosto tutte le assunzioni previste dal decreto Gelmini non saranno possibili, semplicemente perché non ci saranno i soldi per (sotto)pagare il personale. Le università non potranno scegliere di tagliare corsi, che essi siano o meno inutili: saranno costrette a farlo, e a peggiorare i servizi. Per sopperire al danno, è prevista la trasformazione degli atenei in fondazioni private. Questo porterebbe innanzi tutto alla trasformazione della ricerca libera in una ricerca condizionata, in quanto i finanziamenti privati sarebbero mirati esclusivamente al massimo profitto; alla morte di certi campi della ricerca stessa, per primi tutti quelli relativi alle discipline umanistiche, che non forniscono un congruo ritorno di denaro; all’aumento incontrastato delle tasse annuali, che venendo pagate a privati non godrebbero più della limitazione al 20%.  

Al momento l’Italia è tra i Paesi in Europa che investono meno nell’ Università, in classifica al di sotto di Polonia, Slovenia e molti altri (dati Ocse).
Inoltre nel decreto Gelmini si parla di fondi straordinari per le università virtuose. Sempre ammesso che queste vengano riconosciute. L’Università di Udine, sulla carta, avrebbe tutto in regola per esserlo, eppure da anni accumula un sottofinanziamento pari a 95 milioni di euro. È lo Stato ad avere il bilancio in rosso nei nostri confronti, non il contrario.

Nella condizione in cui l’ateneo friulano versa oggi, sarà costretto a chiudere tra il 2010 e il 2011. Io non farò in tempo a laurearmi per questa data. Però per l’Expo di Milano 2015 sono stati stanziati 1,3 miliardi... andrò a studiare lì? (Messaggero Veneto 18 novembre 2008)