Napoli. Graduatrorie truccate, 60 denunce. Violati computer Provveditorato

 di Roberta Lerici

Ecco le ultime notizie sull'inchiesta di NAPOLI di cui avevamo già parlato a maggio e che oggi vede 60 professori denunciati. Avrebbero pagato qualcuno per avanzare nelle graduatorie del Provveditorato e ottenere più supplenze. Di seguito tutti gli articoli sul caso di Napoli, ma anche sugli altri casi simili, ovvero quello dei bidelli di Torino e di Dasà, in Calabria. Nell'articolo in fondo al post, troviamo una lettera-denuncia  del 12 maggio del segretario regionale della Cisl scuola, Vincenzo Brancaccio, al suo leader nazionale Francesco Scrima diretta al ministro Gelmini, affinchè "adotti misure immediate ed efficaci per ripristinare in Campania legalità, giustizia, certezza del diritto, e ridare così fiducia e serenità a tutto il personale interessato". In Campania è arrivato l'esercito, ma principalmente per tenere lontani i cittadini che si oppongono alle discariche dalle cave.

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LEANDRO DEL GAUDIO

Soldi in cambio di punti in graduatoria. Supplenze, scatti in avanti, il sogno di una cattedra in cambio di vere e proprie mazzette. Ipotesi choc nel fascicolo aperto dalla Procura di Napoli, che punta a fare chiarezza su manomissioni negli archivi infomatici del Provveditorato. Ipotesi che hanno spinto gli inquirenti a ripetute acquisizioni di atti, in una vicenda investigativa che mantiene un profilo decisamente alto. Sono sessanta infatti i docenti denunciati, su cui la Procura di Napoli vuole vederci chiaro. Sessanta nomi in un'informativa della guardia di Finanza finita ora al vaglio del pm. Due i reati ipotizzati: corruzione e falso, con il sospetto che qualcuno in questi mesi abbia favorito un gruppo di aspiranti docenti in cambio di lauti versamenti di denaro. In cambio, per dirla in breve, di tangenti vere e proprie. L'inchiesta è condotta dal pm Giancarlo Novelli, magistrato del pool mani pulite (il cui coordinamento è recentemente passato all'aggiunto Francesco Greco) che sta scavando in una vicenda destinata a sollevare scalpore. Una storia di possibili brogli informatici, che va raccontata però a partire da una premessa. In questo scenario, i vertici del Provveditorato hanno collaborato sin dalle prime battute dell'inchiesta e vanno ritenuti parte offesa al termine dell'accertamento investigativo. Chiaro, agli occhi degli inquirenti, lo schema seguito da chi ha manomesso gli elenchi di aspiranti insegnanti. Qualcuno ha infatti avuto la bravura di addentrarsi negli archivi telematici degli uffici di via Ponte Maddalena. E l'ha fatto non solo grazie a un atto di pirateria informatica, ma grazie a un contatto che viene definito «strategico». Un «link» pagato in modo generoso (dal momento che si ipotizza il reato di corruzione) che ha garantito per mesi l'accesso alle graduatorie. In un secondo momento, «la mano invisibile» (a leggere l'informativa di polizia giudiziaria) ha assegnato punti a un gruppo di aspiranti docenti. Dieci, venti punti per qualcuno. Quaranta, cinquanta per altri. Manomissioni accertate (e denunciate) anche dalla direzione generale dell'ufficio scolastico guidata da Alberto Bottino, che lasciano ipotizzare anche l'esistenza di un vero e proprio tariffario dell'imbroglio: più punti a chi sborsa più quattrini. Ma ci sono altri elementi sul tavolo del pm. Il primo: le graduatorie interessate dalle manomissioni riguardano in modo maggiore le elementari, in modo meno vistoso l'accesso all'insegnamento alle medie e alle superiori. C'è dell'altro. Gli inquirenti credono di aver scoperto la strategia dell'imbroglio. Su migliaia di nomi, l'hacker ha scelto la parte bassa delle graduatorie. Quelle da cui attingono le scuole per selezionare supplenti. Un'incursione sui piani alti delle classfiche delle immissioni in ruolo non sarebbe passata infatti inosservata, ma avrebbe fatto scattare più velocemente il sistema di autocontrollo interno. Ma chi regge le fila del commercio di punteggi e supplenze per l'accesso alle cattedre? Su questo punto, lo scenario si fa più nebuloso. Gli uffici del Provveditorato hanno fatto quadrato sin dall'inizio di questa storia e va fatta salva la buona fede (e l'innocenza) di tutti, ma non è possibile al momento escludere che l'incursione sulle graduatorie sia avvenuta attraverso parole chiave impossibili da ottenere senza una talpa interna: password che hanno spalancato le porte al commercio di punti e al grande balzo in avanti verso il sogno di una vita - un posto fisso - quello tra i banchi di una scuola.

Mazzette in cambio di cattedre, s'indaga per corruzione e falso. Violati i pc del Provveditorato, caccia alla talpa negli uffici

I prof disonesti sono stati già isolati

«La nostra indagine l'abbiamo conclusa, ora aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso».  non esita a definirsi vittima di «un atto di pirateria informatica», dicendosi «fiducioso sull'individuazione dei responsabili». Direttore, così è accaduto in Provveditorato? «Per il momento siamo riusciti a denunciare sessanta professori inseriti nelle nostre graduatorie. Il resto, però, ce lo devono dire i magistrati che stanno indagando sulle manomissioni avvenute nei nostri elenchi». Chiariamo subito un punto: quanto sono sicure le graduatorie del Provveditorato e quanto rischiano i docenti onesti con le loro legittime aspirazioni di carriera? «Le nostre graduatorie sono al sicuro. Niente panico, i controlli interni - come ci ha dimostrato l'inchiesta amministrativa - sono scattati in modo tempestivo e hanno dato risultati validi. Gli insegnanti in graduatoria non devono temere. Niente panico: abbiamo isolato i disonesti, abbiamo dato corso agli accertamenti della magistratura, che si avvalgono di metodologie e strumenti differenti, dai quali ora aspettiamo risposta». Non le fa impressione un'inchiesta per falso e corruzione con decine di docenti coinvolti? «Abbiamo migliaia di docenti in graduatoria. Dal mio punto di vista è stato importante agire per tempo, in modo collaborativo con i magistrati. Occorre pazienza, lo dico a tutti coloro che sono in attesa delle risposte investigative». Com'è potuta accadere una manomissione tanto estesa? «Siamo vittima di un atto di pirateria informatica. Un assalto da parte di un hacker che si è insinuato nel sistema». Il problema è che l'ipotesi principale dell'inchiesta è la corruzione: qualcuno ha venduto dall'interno chiavi d'accesso? Esiste una talpa nei suoi uffici? «Sul mio staff di collaboratori sono pronto a mettere le mani sul fuoco. Sono certo che il personale interno è vittima di abusi e manipolazioni dall'esterno e le indagini ci daranno ragione». Come è stato scoperto il trucco? O meglio: qual era secondo lei il punto debole degli hacker? «La strategia usata per gli accessi illegali era in un certo senso valida: i punteggi ritoccati erano nelle parti basse degli elenchi, quelle da cui attingono le scuole per le nomine di supplenti, dal momento che la nomina del Provveditorato riguarda i piani alti delle graduatorie. Dal riscontro tra vecchio e nuovo si è scoperto che qualcosa non andava. Poi sono intervenuti esposti e denunce ed ha preso il via anche l'inchiesta penale. Dalla quale ci attendiamo molto e a breve termine». l.d.g.

Il Mattino 19 ottobre 2008

Graduatorie scolastiche truccate 
Scuola, lo scandalo delle liste. A Napoli tra insegnanti e bidelli oltre quattrocento abusivi in graduatoria

Dopo quelle di Torino, anche a Napoli si scoprono graduatorie scolastiche truccate e manomesse per vie informatiche e - di conseguenza - supplenze, nomine e immissioni in ruolo del tutto arbitrarie. Qualcuno, dotato della password necessaria, è entrato nel sistema del Provveditorato e ha modificato il file relativo. Trecento, forse quattrocento tra insegnanti e bidelli, potrebbero non essere in regola. La traccia del fenomeno è in una lettera-denuncia del segretario regionale della Cisl scuola, Vincenzo Brancaccio, al suo leader nazionale Francesco Scrima, che noi possiamo anticipare. «Caro segretario - dice la missiva - sono costretto a chiederti un intervento urgente presso la Signora Ministro della Pubblica Istruzione per ripristinare legalità e certezza del diritto nella scuola campana. Sarai stato certamente informato sulle graduatorie falsate dei collaboratori scolastici (bidelli - ndr) dell'ufficio scolastico di Torino, secondo gli articoli apparsi su "La Stampa" - ricorda Brancaccio - Bene: in Campania la situazione è drasticamente più grave».

Liste manomesse
Nella provincia di Napoli, per esempio - secondo l’ipotesi su cui sta lavorando la magistratura allertata dall’Ufficio scolastico regionale - le graduatorie truccate sarebbero tre. O, almeno, tre sarebbero quelle su cui sono state rilevate delle manomissioni ma, forse, il fenomeno potrebbe essere ben più esteso e riguardare anche altre province. Occorre ricordare che, per sanare una volta per tutte il fenomeno del precariato e iniziare un nuovo sistema di reclutamento del personale, le graduatorie della scuola sono «ad esaurimento», e quindi bloccate da sette anni. Eventuali novità nei nomi o modifiche dei dati, quindi, sono facilmente rilevabili, anche se comportano l’oneroso lavoro di monitorare circa 90 mila nomi. Tuttavia le magagne sono venute a galla.

La prima, nella provincia di Napoli, ha riguardato i docenti inseriti negli elenchi delle «abilitazioni speciali». Spieghiamo: l’abilitazione all’insegnamento, oggi, si può ottenere in due modi: o frequentando le Siss (le scuole biennali di specializzazione) oppure dimostrando di aver insegnato per almeno 360 giorni nella scuola statale. Questo secondo canale consente l'immissione nella graduatoria definita, per l’appunto, delle «abilitazioni speciali».

I professori
Alcune denunce hanno consentito di rilevare che, all’interno di questa graduatoria, che costituisce un trampolino di lancio nell’insegnamento di ruolo, sono stati inseriti dei nomi di persone che non ne avrebbero avuto titolo e che avrebbero fornito «false certificazioni». Si parla di «decine» di nomi, ma il materiale ancora da esaminare è sterminato. Per intanto la Guardia di Finanza ha sequestrato gli atti.

Secondo filone. Nelle graduatorie della scuola d’infanzia ed elementare è stato appurato che «almeno» 42 docenti avrebbero visto il proprio punteggio lievitare repentinamente, da un minimo di otto a un massimo di 64 punti, come dire che a qualche docente sono stati attribuiti cinque anni di lavoro in più. L’esame della graduatoria non è ancora concluso e altri nomi potrebbero emergere.

La madre di tutte le truffe
E poi c’è la madre di tutte le truffe: la «bidellopoli» che, dopo quella torinese, ora è in salsa napoletana. Centinaia (il numero è in continuo aumento e non ancora definitivo) sarebbero gli aspiranti bidelli catapultati in graduatoria «non avendone neppure i titoli», cioè mancando perfino della licenza media. Anche qui ci sarebbero false certificazioni prodotte da diplomifici privati o da sedicenti scuole paritarie. L’ipotesi su cui stanno lavorando la magistratura e la direzione scolastica regionale, è analoga a quella prefigurata per il caso di Torino, e cioè di una password trafugata (se non illecitamente fornita) attraverso la quale «qualcuno», verosimilmente interno all’amministrazione, si è inserito nel mare magnum delle graduatorie e ha fatto il bello e cattivo tempo, magari a fronte di mazzette.

Gli usurpatori
«Nella scuola campana - lamenta Brancaccio - non c'è più certezza del diritto e del rispetto della norma. Il personale precario, già così provato e forse impossibilitato a lavorare e a sopravvivere nel futuro immediato, non sa oggi se chi ha lavorato, lavora o lavorerà, è un avente titolo o un usurpatore di diritti altrui. I precari della Campania non sanno oggi se chi è stato immesso in ruolo dal 2000 in poi aveva un'abilitazione all'insegnamento o i requisiti previsti per il personale Ata (i bidelli e gli amministrativi - ndr) legittimamente posseduti».

Da qui l’appello con cui la lettera si conclude: «Ritengo necessario un forte ed immediato impegno del segretario generale della Cisl scuola, perché la ministra della Pubblica Istruzione adotti misure immediate ed efficaci per ripristinare in Campania legalità, giustizia, certezza del diritto, e ridare così fiducia e serenità a tutto il personale interessato».

La Stampa 12 maggio 2008