Processo ai Ricostruttori della Preghiera: da don Bertagna alla mamma di Ciccio e Tore

di Roberta Lerici

A completamento dell'articolo su don Bertagna "L’ex parroco pedofilo don Bertagna: i superiori sapevano"  che ho pubblicato su questo sito, pubblico due articoli sul movimento religioso I Ricostruttori della Preghiera,  di cui faceva parte don Bertagna e dal quale pare sia transitata anche Rosa Carlucci, la mamma di Ciccio e Tore. Alcuni testimoni fuoriusciti dalla comunità parlano di abusi psicologici pepetrati ai loro danni , tanto che il Vaticano ha aperto un fascicolo su questo gruppo. I due articoli, "Processo ai ricostruttori" e  "I guru nascosti in chiesa" sono del 2007.

Dicembre 2007

Processo ai Ricostruttori

Congregazione della dottrina della fede ha aperto un fascicolo sul movimento cattolico fondato da padre Gian Vittorio Cappelletto. Si aspetta intanto l’avvio del procedimento contro don Bertagna, a piede libero nonostante i quaranta casi di pedofilia confessati di Vincenzo Mulè Reo confesso di abusi sessuali su quaranta bambini che facevano parte del suo gruppo parrocchiale, don Pierangelo Bertagna è libero di girare per la Toscana. Lo riferiscono alcuni abitanti dell’aretino, che lo hanno visto frequentare la stessa zona dove l’ex parroco di Farneta - ora sospeso a divinis - ha consumato i suoi crimini. Decorsi i termini della custodia cautelare, del processo a don Bertagna si sono perse le tracce, tanto da non essere nemmeno in calendario per il 2008. L’ex parroco di Farneta apparteneva al gruppo cattolico dei Ricostruttori nella preghiera fondato dal padre gesuita Gian Vittorio Cappelletto. Quello che riguarda l’ormai ex gesuita è il più grande scandalo di pedofilia che abbia di recente colpito la Chiesa italiana. In seguito al quale, Gualtiero Bassetti, vescovo di Arezzo, nel luglio del 2006 ha espulso da tutta la propria diocesi la comunità dei Ricostruttori. Con oltre cinquanta comunità all’attivo in tutta Italia, il gruppo mira alla riscoperta degli antichi metodi di preghiera della tradizione cristiana, con inquietanti somiglianze con Ananda Marga, il gruppo di origine indiana dal passato burrascoso e del quale si era parlato durante le indagini sulla strage di Brescia e di Bologna. Lo scorso aprile, padre Cappelletto è stato coinvolto nelle indagini sulla scomparsa di Francesco e Salvatore Pappalardi, i due fratelli di Gravina del cui omicidio è ora accusato Filippo, il padre. In una lettera, rimasta anonima fino alla comparsa alla procura di Bari del gesuita, padre Cappelletto rivelava di conoscere il luogo dove i cadaveri erano nascosti. Interrogato dai magistrati, il religioso si è difeso dicendo di essere vittima di un malinteso. Secondo il suo racconto, il contenuto della rivelazione proveniva dalla confessione di una sua parrocchiana. Se da un punto di vista investigativo non ha sortito alcun effetto, l’irrompere di Padre Cappelletto ha però avuto il merito di portare all’attenzione una parte del passato di Rosa Carlucci. La donna, madre di Salvatore e Francesco, aveva trascorso alcuni anni della sua vita, quelli più prossimi alla separazione dal marito, a Torino. Rientrata in Puglia, in una delle sue fughe era tornata nel capoluogo piemontese assieme ai suoi bambini, trovando ospitalità presso i Ricostruttori nella Preghiera. In un incontro promosso a Bologna dall’Asaap, associazione che si occupa di assistenza e studio antiabuso psicosociale e che ha visto riunirsi circa cinquanta ex appartenenti al movimento religioso, c’è stato anche chi ha ricordato di quando Rosa Carlucci, coinvolta dall’esperienza religiosa, trascurò i figli in maniera così evidente che i due bambini furono ritrovati alla stazione di Torino in condizioni di abbandono. Raggiunto telefonicamente, Padre Cappelletto ha negato di conoscere la donna. La mobilitazione di Bologna ha fatto emergere episodi che potrebbero avere conseguenze sul piano penale e religioso. Episodi coatti di trattamento sanitario obbligatorio, cantieri edili fuorilegge, ambulatori al limite della legalità: tutto ciò ha convinto anche il Vaticano ad aprire un fascicolo sul movimento, documentazione che ora è nelle mani della Congregazione della Dottrina della Fede. Questa sorta di tribunale interno della Chiesa sta vigilando sull’ortodossia delle pratiche del gruppo religioso. Sono in molti, infatti, a chiedersi quale possa essere il legame tra la religione e i corsi di training di una settimana che alcuni Ricostruttori tengono annualmente: «Sarebbe meglio definirli corsi di sopravvivenza», afferma Silvana Rodoani, presidente dell’Asaap, da anni impegnata nello studio dei movimenti religiosi. Convinti della necessità del dolore come unica via per diventare guaritori, i Ricostruttori vengono sottoposti a prove di forza e destrezza che non sempre riescono a superare. In nome della provvidenza, effettuano percorsi pericolosi o lunghe camminate in luoghi deserti «Quattro anni fa un comunitario è rimasto vittima di un bruttissimo incidente durante un pellegrinaggio - ricorda un ex Ricostruttore -. Stava aiutando una ragazza a passare in un canale con sotto un burrone e le stava dicendo: «Salta! Non aver paura! C’è la provvidenza». Mentre diceva questo, l’uomo è caduto». Recuperato con l’elicottero, il Ricostruttore è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale S. Carlo di Nancy di Roma per la frattura del bacino. «Il padre era considerato il tramite dello Spirito Santo, quindi depositario della verità - ricorda una donna, autrice di una memoria scritta sulla sua esperienza nel gruppo - tutto secondo lui dipendeva dalla divina provvidenza, anche le malattie che non si dovevano curare perché la sofferenza rende eletti». Sono molti i casi di persone malate che, convinte dallo stesso padre Cappelletto o da altri Ricostruttori, sono state accompagnate in Brasile, dove dal 2003 sono presenti centri del gruppo religioso, per sottoporsi alle cure di un guaritore. Tornati in Italia, poco dopo sono morti. La stessa donna testimone di quest’esperienza, è rimasta vittima di quattro trattamenti sanitari obbligatori, richiesti dal marito e dalla comunità dei Ricostruttori. Le cartelle cliniche dimostrano che la donna, per la quale era stato richiesto il ricovero per “sindrome delirante paranoica”, soffriva solo di forti stati d’ansia e regolarmente veniva dimessa dall’ospedale psichiatrico dopo due giorni. La Guardia di Finanza ha ripetutamente apposto i sigilli ai tanti cantieri edili non a norma che i Ricostruttori allestiscono per la ristrutturazione di casali abbandonati. Convinti che «la costruzione del tempio esteriore è figura della costruzione del tempio interiore», il recupero delle cascine è una delle attività tenute in più alta considerazione dai comunitari, in quanto «catalizzatori di energie spirituali per tutta la zona che gravita loro intorno». A essere coinvolta in quest’opera di ristrutturazione è però gente comune, promossa carpentiere nel fine settimana. I risultati spesso sono più pericolosi delle condizioni in cui lavorano. Non sono rari i casi di crolli improvvisi, che mettono a rischio l’incolumità degli stessi Ricostruttori. Davide Bolzoni ha 25 anni, e quasi due passati presso il gruppo di padre Cappelletto. Per cinque mesi è stato in giro per le campagne italiane ristrutturando cascine: «Nessuno di noi era un professionista - ricorda - eravamo tutti animati da buona volontà. Ma ho imparato che questa non regge i tetti delle case». Entrato nei Ricostruttori per apprendere i segreti della meditazione, il ragazzo ne è uscito non senza aver ricevuto pesanti pressioni per fargli cambiare idea: «Non fanno per me. Cercavo un’esperienza nuova e stimolante. Ho trovato solo carità a senso unico e sessualità repressa». 14 dicembre 2007 http://www.avvenimentionline.it/content/view/1809/485

I Guru nascosti in chiesa

Centro Studi Abusi Psicologici 10 ottobre 2007

Frequentate un movimento, una «comunità», oppure un «cammino spirituale» con il qualificativo «cattolico»? Allora, attenzione. Vi propongono pratiche liturgiche e devozionali ripetitive e superstiziose come esorcismi e «benedizioni di guarigione»? Vi chiedono obbedienza al «fondatore»? Vi invitano al digiuno e ad altre pratiche penitenziali?

Vi sottopongono, anche grazie all'utilizzo della confessione, a un po' di terrorismo psicologico, quel tanto che basta a farvi venire qualche senso di colpa? Vi inculcano strane teorie classiste e una buona dose di pregiudizi e maldicenze su coloro che non la pensano come il capo movimento? Vi chiedono piccoli sacrifici, soprattutto di ordine economico? Non ci sono dubbi: siete incappati in una setta. Giovanni Pannunzio, coordinatore nazionale di Telefono Antiplagio: «Mi chiedo cosa ci sia di cattolico e di cristiano in tutto ciò. Praticamente queste congreghe vengono a demolire quello che i nostri padri ci hanno insegnato ed abbiamo imparato ad amare. I Ricostruttori nella preghiera, per esempio, potrebbero essere tranquillamente chiamati "distruttori"». Insieme alla Comunità degli angeli custodi, quella dei Ricostruttori, fondata a Torino dal gesuita Gian Vittorio Cappelletto e presente in tutta Italia con ambulatori ayurvedici, casali per training ed un clero "incardinato" di sacerdoti provenienti da decine di diocesi, è la "comunità cattolica" più sospetta d'Italia. Con degli addentellati giudiziari cha hanno portato uno dei suoi adepti don Pierangelo Bertagna, ad essere sospettato di trentotto casi di pedofilia ed arrestato mentre era pastoralmente impegnato a Farneta, in Valdichiana. Sui giornali dell'aprile 2006, all'epoca dei fatti, il commento agghiacciante del successore di don Bertagna a Farneta, don Lorenzo Spezia, anche lui "ricostruttore": «un incidente».

Ad aprile di quest'anno, anche il fondatore, padre Cappelletto, è finito sui giornali come presunto autore delle lettere anonime con le quali si indicava alla famiglia di Francesco e Salvatore Pappalardo, i due bambini scomparsi a Gravina, il luogo della sepoltura dei piccoli.

Anna Maria Giannini, ordinario alla Sapienza e psicologa del telefono verde cattolico contro le pressioni psicologiche: «Sono i gruppi "borderline", con intenti manipolatori verso persone suggestionabili. Alcuni gruppi non sono immuni neppure dal controllo sulla vita intima dei loro affiliati. Un controllo finalizzato a mantenere la coerenza della condotta del singolo al gruppo di appartenenza». Il boom dei movimenti ecclesiali è ormai sfuggito di mano all'autorità ecclesiastica che, in realtà, non riesce nemmeno a conoscerne il numero. Negli ultimi venti anni, ovunque sonospuntati gruppi fondati da personalità, spesso chierici, che hanno forte presa sulle comunità locali, vescovo compreso. Nei loro statuti, affermano di fare riferimento alla dottrina cattolica ed alla guida del vescovo, in realtà dipendono dalla volontà del rispettivo fondatore e dirigente supremo.

Dino Potenza, presidente di Tutor, la onlus di volontariato anti-plagio dell'associazione cattolica "Libera": «La manipolazione mentale si spinge fin dentro la famiglia. Si innesca un meccanismo errato tra il leader del gruppo e l'adepto, tra il sacerdote ed il fedele». Fondamentale come mezzo di controllo è la confessione, travisata rispetto al suo significato di sacramento. Dalle segnalazioni ricevute, è stato accertato che la confessione può essere un modo per acquisire informazioni riservate poi usate come strumento di ricatto su persone che hanno commesso errori o hanno vissuto episodi particolari.

Il terreno di coltura di questa incontrollata fioritura sono soprattutto i gruppi di preghiera devozionali, il movimento pentecostale, lo spiritualismo settario, forme di neognosticismo, movimenti intimisti e «new age» creati da sacerdoti-santoni e guaritori. Sono infatti realtà, basate sul concetto di «guarigione psicologiche» che nascono e proliferano selvaggiamente ai margini di ogni discernimento della Chiesa. Questa, in realtà, con il Pontificio Consiglio dei Laici tenta di vigilare su questo sterminato arcipelago, soprattutto per impedire la manipolazione delle coscienze ricorrendo all'alibi di garantire la guarigione spirituale con metodi psicologizzanti. Ma molte associazioni, come ha dimostrato il recente caso della Comunità Incontro di don Gelmini, aggirano agevolmente ogni pericolo di controllo evitando di richiedere il riconoscimento canonico e appoggiandosi solo sul riconoscimento civile. Altre eludono ogni sguardo inquisitorio limitando la propria azione nella località dove sono sorte.

Ma anche in questo caso, durante la visita ad limina, i vescovi ammettono di non sapere quasi nulla delle associazioni e dei gruppi sorti nel loro territorio. Don Aldo Bonaiuto, responsabile della taskforce anti-sette della comunità Giovanni XXIII: «Per definizione il cattolicesimo dovrebbe essere quanto di più universale e aperto a tutti, invece in realtà questi gruppi si auto-ghettizzano per meglio imporsi, anche contro i legittimi pastori, come gli esclusivi depositari della vera fede». Se l'autorità ecclesiastica è costretta ad alzare le mani, cosa può fare quella civile? Giovanni Pannunzio: «Il legislatore, dopo l'abolizione del reato di plagio, 26 anni fa, si è totalmente disinteressato al problema, e l'Italia è diventata una jungla, una riserva di caccia dei santoni. Forse la questione tornerà alla ribalta quando a subire il danno sarà il parente di qualche parlamentare o ministro». O forse quando, grazie alla Guardia di Finanza, si dimostrerà che nel nostro Paese, non tutto quello che viene chiesto in nome della Chiesa rientra negli interessi della Chiesa. Il boom dei movimenti, avverte il sociologo Sabino Acquaviva, è tanto una grande risorsa quanto un pericolo mortale: «Sono un segno epocale di vitalità della Chiesa, che però rischia di essere travolta dalle dinamiche centrifughe e dalla crescita incontrollata dei santoni cattolici». E intanto i «Ricostruttori nella preghiera» aprono 50 sedi in Italia con la sola approvazione del vescovo di La Spezia.

di Filippo Di Giacomo e Giacomo Galeazzi