IN CASA FAMIGLIA CON I FIGLI: RICATTI ALLE GIOVANI MAMME?

 

Durante la sua permanenza in casa famiglia, la giovane Marta vede altre mamme sulle quali vengono esercitate continue pressioni psicologiche. Alcune di queste, finiscono per andarsene lasciando lì i loro bambini.

 

Di Roberta Lerici

Il titolo del mio articolo contiene un punto interrogativo, infatti il sospetto che le giovani madri in difficoltà subiscano ricatti e soprusi una volta entrate nei circuiti servizi sociali- case famiglia non è ancora una certezza. Il fatto è che ricevendo sempre numerose segnalazioni e richieste di aiuto di diverso tipo, l'ultima storia di cui sono venuta a conoscenza meriterebbe un approfondimento almeno da parte delle istituzioni come i comuni e le regioni, che spesso rivendicano con orgoglio di destinare ai minori in difficoltà una cifra cospicua.

 Fra questi minori in difficoltà ci sono anche i bambini figli di madri single, anche minorenni, che non hanno risorse sufficienti al loro mantenimento. Spesso sono queste stesse donne a chiedere aiuto, magari perchè vittime di violenze o semplicemente perchè, pur non avendo una famiglia regolare, non hanno rinunciato al proprio bambino in arrivo.

Queste donne vengono generalmente accolte nelle case famiglia perchè la nostra legislazione prevede che sia lo stato a tutelare i minori.In molti casi vengono accolte anche le loro mamme, ma se in un certo lasso di tempo queste donne non trovano un'occupazione all'esterno e non si rendono autosufficienti, possono essere obbligate ad andarsene,  lasciando il bambino o i bambini nelle case famiglia. La nostra legge, infatti, non prevede l'obbligatorietà della tutela delle madri maggiorenni, ma solo dei minori. Nel tempo, questi bambini possono essere affidati ad altre famiglie o essere adottati, in quanto dichiarati in stato di abbandono, anche se non è esatto. Questa anomalia viene rilevata anche sul stesso sito di una casa famiglia di Torino, dalla quale due mesi fa si è lanciata dalla finestra insieme alla sua bambina di tre anni, la giovane Alessandra Guzzon. Una tragedia difficile da dimenticare e ancora da analizzare in tutte le sue dolenti, tragiche pieghe.

Ma cosa racconta la giovane mamma che si è rivolta a me? La giovane Marta (nome di fantasia) entra in una casa famiglia non appena dà alla luce la sua bambina e vi resta un anno non senza problemi: ci racconta di continue discussioni per l’orario in cui la bambina deve svegliarsi,( anche se è una neonata), l’ora in cui la piccola deve mangiare (anche se sta dormendo), le difficoltà per uscire pur non avendo alcun divieto dal tribunale dei minori.

Durante la sua permanenza in casa famiglia, la giovane mamma vede altre mamme sulle quali vengono esercitate continue pressioni psicologiche. Alcune di queste, finiscono per andarsene lasciando lì i loro bambini. Non per loro volontà, mi racconta, ma per l’esasperazione dovuta ai ricatti e alle minacce: “Se non ti comporti bene, e non fai quello che ti diciamo, ti togliamo il figlio”, pare sia la frase che ricorre con maggiore frequenza. A un certo punto, però, cambia il registro: di punto in bianco alla giovane mamma viene detto che non potrà più avere rapporti con l’esterno, non potrà più uscire, né vedere nessuno, senza che sia accaduto qualcosa in particolare.”Le regole sono cambiate”, le viene detto.  Per questo tipo di provvedimenti dovrebbe esserci un documento ufficiale del Tribunale dei Minori, un qualcosa di scritto, che però non esiste. E’ la casa famiglia ad averlo stabilito e se lei vuole andarsene o non vuole sottostare a queste regole, è liberissima di farlo, ma la bambina no. Se lei non accetta le nuove regole, la bambina verrà mandata in un’altra casa famiglia da sola e in seguito verrà data in affidamento a qualche famiglia, oppure in adozione.

In tutto questo tempo Marta, non ha ricevuto alcun supporto psicologico da parte degli operatori della struttura, e i suoi familiari hanno difficoltà ad andare a trovarla perché vivono lontani. Marta è sola e sa che per difendere la sua dignità di donna, potrebbe perdere suo figlio per sempre. Riuscirà a resistere alla solitudine e alle pressioni che tante figure istituzionali continueranno ad esercitare su di lei chissà per quanto tempo ancora? Riuscirà a combattere contro un sistema che non vuole aiutarla davvero? Non lo sappiamo, così come non sappiamo se le istituzioni che erogano alle strutture come quelle in cui vive Marta una media di 160 euro al giorno per una madre con figlio, siano a conoscenza di quanto succede lì dentro, nè se tutti gli “abbandoni di minore” segnalati, siano reali o frutto di una cattiva gestione di situazioni certamente difficili, ma non impossibili da risolvere usando soltanto un po’ più di umanità.

Perché per non leggere più che una mamma si è lanciata dalla finestra con la sua bambina in braccio, dovremmo rivedere tutto il sistema e correggerne le storture, stabilendo anche un codice etico per gli operatori chiamati a svolgere un compito così difficile. Per una mamma il proprio figlio è il bene più prezioso, ed è inammissibile minacciarla di sottrarglielo per ottenere da lei un asservimento assoluto a regole la cui validità ed efficacia non è mai stata dimostrata.

 Autore Roberta Lerici- 28 marzo 2012 www.bambinicoraggiosi.com