IL DRAMMA DI GINEVRA CORAGGIO: "QUANDO VENNERO IN 20 A PORTARMI VIA MIA FIGLIA, LUI ERA EUFORICO"

 

Questo è ciò che è successo il giorno del sequestro. Questo è uno dei tanti documenti che è stato consegnato ai giudici insieme a tutte le controperizie di 7 grandi professori neuropsichiatri che dicono unanimi che io non ho affatto questo disturbo istrionico delle personalità di cui sono accusata. è giusto che si sappia quello che ci fanno col potere in mano. è giusto che si sappia in modo da poterci difendere. giorno

23.3.11 SEQUESTRO A. sto uscendo con a., sono le 11,45, stiamo scendendo le scale del condominio. mentre scendiamo gli ultimi gradini fuori del portone c'è della gente, 6 persone, 7 donne, 1 uomo. vestiti di nero. forse vanno dall'avvocato del palazzo. apro il portone e lascio a. uscire prima di me che corre verso il sole. è una giornata bellissima, andiamo al parco a giocare con gli altri bimbi, sull'altalena! ma queste persone circondano a. che rimane immobile aspettando che esca dal portone anche io con la carrozzina. in quel momento una di queste persone mi chiede se sono…………… le rispondo di si. mi dice che devono consegnarmi una notifica. dico che me la possono consegnare . dicono che dobbiamo salire a casa, che è meglio non farlo per la mia privacy in mezzo alla strada. non capisco che vogliono. dico loro che sto uscendo per andare al parco e che non risalgo a casa. in quel momento prendo a. e la lego sulla carrozzina facendo per uscire dal portone ma due di loro si mettono dietro di me pronti a bloccarmi e altri 2 davanti al portone per non farmi uscire, sbarrando col braccio l'uscita.

altri stanno davanti alla scala in modo che non possa salire verso casa. siamo in 8 in 2 metri quadri. arianna sulla sua carrozzina praticamente circondata. mi spavento, chi sono? mi rispondono che sono assistenti sociali e vigili e che sono venuti a prendere arianna che da oggi vivrà presso la residenza del padre. di non fare resistenza, di non creare problemi, di dar loro la bambina. hanno fretta, sono tesi, sono pronti ad intervenire con la forza. dico loro che sto uscendo a fare la passeggiata con mia figlia e che non capisco chi siano e cosa vogliano. mi mostrano un foglio dicono che c'è un decreto che devo rispettare. cerco di uscire ma mi bloccano ed una di loro mette le mani sulla carrozzina per slacciare e prendere a. che ha paura, tanta paura che nemmeno piange, è impietrita. a quel punto domando spaventata se sono pazzi e dico all' assistente di non toccare la bambina, di non avvicinarlesi nemmeno. l'assistente allontana subito le mani dalla carrozzina ma gli altri che mi circondano sono pronti a bloccarmi. dicono che se non gli consegno la bambina mi arrestano per sequestro di minore.

dico loro di arrestarmi e che intanto porto la bambina a casa. mi dicono di dargliela. ad un certo punto slego a. la prendo in braccio e comincio con lei in braccio a correre inseguita da uno di loro, mi sembra l'uomo, l'unico uomo che c'era. io guardavo solo avanti e correvo con a. in braccio e le chiavi nell'altra mano verso casa. ho aperto la porta di casa, ho messo arianna sul letto dei miei genitori, ed ho detto a mio padre che mi aveva vista entrare in quel modo, di non aprire a nessuno, che mi stavano arrestando e di mettere a suo agio a., di distrarla che si era spaventata.

Ho dato un bacio alla mia piccola che era lì, seduta tutta vestita, immobile e sono scesa di corsa giù. c'era anche la polizia notavo adesso, due pattuglie ed una donna vestita in tailleur che doveva essere un alto funzionario della polizia e mi accorgevo che c'era anche un'autoambulanza o due autoambulanze come mi è stato detto poi, con due medici pronti a venire verso di me con la valigetta del pronto soccorso in mano. c'era tutta la gente affacciata dalle finestre e quella che passava per entrare nei palazzi si fermava non capendo cosa stesse succedendo.

gli assistenti insistono per salire a casa, per la mia privacy. dico a quella gente che ora che la bambina è a casa tranquilla e non circondata da tutti loro possiamo parlare e possono spiegarmi cosa sta succedendo. che non ho bisogno di privacy perché la gente mi conosce, sa chi sono, come sono e non ho nulla di cui vergognarmi, anzi mi sento più al sicuro davanti agli occhi di tutti. mi mostrano il decreto. al centro del foglio i motivi di questo spaventoso blitz sono 'omissis'. dico che chiamo il mio avvocato e mentre riesco a liberarmi dalla cerchia degli assistenti, vado verso l'uscita del palazzo ma i medici avanzano verso di me e due degli assistenti mi seguono. sul marciapiede della strada si sta creando la folla. è un quartiere tranquillo, non si è mai visto un dispiego di forze così. chiudo la conversazione con l'avvocato e torno verso il portone di casa.

chiedo agli assistenti di potermi sedere un momento. mi propongono di salire a casa. dico che non voglio spaventare a. e che non voglio che mi veda piangere. perché a quel punto piango mentre spiego loro che sono una persona per bene, una brava madre, che la bambina è piccola, che tutto quello che sta succedendo è la risposta delle istituzioni alla richiesta di aiuto di una madre che già da quando era incinta subiva maltrattamenti e violenza. richiesta di aiuto per proteggere la bambina da un uomo violento e con disturbi della personalità.

che la bambina non conosce il padre, che ha solo 18 mesi, che non possono darla a quell'uomo che fino ad oggi l'ha considerata un pacco. non possono toglierla dalla sua casa, dalle sue abitudini, dai suoi punti di riferimento, dai suoi nonni, dalla sua mamma in questo modo. chiedo quale possa essere il grave motivo per cui una bambina possa essere allontanata dalla madre come non ho mai sentito succeda ad una persona che non ha mai fatto nulla di male tranne che denunciare un uomo violento ma troppo, troppo forte economicamente e non solo. a quel punto gli assistenti sociali non sono più come quando sono arrivati, tesi e pronti a trovarsi di fronte ad una madre che ora so come era stata descritta loro sotto quell'omissis.

hanno tutti e 6 le lacrime agli occhi. una di loro si tocca le gambe e le braccia e dice all'altra -ho brividi per tutto il corpo, mi sento male-. piango e chiedo di poterlo fare per sfogare il mio dolore, la mia rabbia. mi abbracciano e mi sostengono. una di loro mi dice, quando chiedo cosa debbo fare, che è meglio che dia loro la bambina per non peggiorare la situazione e per potermela riprendere al più presto. dico tante cose: che non ho mai fatto del male a mia figlia, che non potrei mai, che vivo per lei, che mi sento morire, che affronterò quel momento facendo finta che non stia succedendo a me, che non sia vero, reale. chiedo cosa sarà di me dopo, cosa succederà.

perchè se sono secondo loro potenzialmente pericolosa non lasciano comunque la bambina a casa sua coi nonni invece di darla ad un uomo pericoloso che ho denunciato come mi è stato detto di fare dalla polizia, dal centro antiviolenza, dagli assistenti sociali, dai medici dell'ospedale? perché denunciare se poi questo è quello che succede, questo è il modo in cui le donne vengono protette? e i bambini, soprattutto così piccoli chi li protegge? fin'ora a. l'ho protetta io dal padre che è assolutamente inadatto. ho cercato in tutti i modi di fargliela vedere ma lui già da quando era nella mia pancia diceva che me l'avrebbe tolta se non fossi rimasta con lui, perché lui è ricco e potente ed io non valgo niente, non sono nessuno.

aveva ragione, ma allora a. era dentro di me e l'unico modo di togliermela era picchiarmi o urlarmi addosso o farmi i dispetti, umiliarmi, trattarmi come certa gente tratta le bestie. per questo già incinta ero scappata. è possibile che tutto questo non conti niente? è possibile che la piccola sia addirittura tolta a me e che venga affidate a lui? in italia? nel 2011? in una società che dovrebbe essere civile? dove in televisione, sui giornali e sulle pubblicità portate in giro per la città dagli autobus si consiglia vivamente alle donne di denunciare la violenza?

bene, ho chiesto agli assistenti sociali se potevo almeno avere il tempo di darle da mangiare e prepararle due borse con tutte le sue cose. per mandarla via con lo stomaco pieno, senza che stesse a disagio, serena. dicevo così ed andavo avanti come se fosse un brutto sogno dal quale non è possibile svegliarsi, ma se proiettavo la mia mente in avanti, non riuscivo ad immaginare il momento in cui avrei consegnato loro a. come un pacco. proprio non ce la facevo solo ad immaginare. volevano salire tutti a casa ma ho ribadito che la cosa a cui tenevo di più era la serenità e la tranquillità della bambina che è troppo piccola per capire ed è nell'età in cui ha bisogno di protezione , non di essere buttata in mezzo alla strada in braccio a degli sconosciuti. ho chiesto se potevo accompagnarla almeno io a via ……… insieme a loro, mi hanno detto di chiedere al padre.

così ho chiamato ……………….. spiegandogli quello che lui già sapeva, quello che stava succedendo. era contento, entusiasta, euforico mentre lo supplicavo di non permettere che si traumatizzasse così la bambina, di non permettere che la si separasse dalla madre, di darmi almeno la possibilità di accompagnarla a via………… mi rispondeva di no, mi diceva che finalmente avrei fatto quello che mi aveva sempre detto.-hai visto? avevo ragione io, ti cureranno e forse poi potrai vedere a. segui il mio consiglio fatti curare e fai tutto quello che ti dicono. a.  starà meglio con me. a quel punto disperata gli ho detto che avrei fatto qualsiasi cosa volesse che facessi, che lo amavo, che lo avrei amato. avrei fatto tutto, detto tutto quello che voleva, ma non volevo lasciare andar via a. non ce la facevo, non riuscivo neanche ad immaginare il momento in cui avrei visto a. uscire dalla casa senza sapere quando l'avrei rivista, senza potermi più prendere cura di lei, senza sapere più niente di lei. gli assistenti mi rassicuravano che ci sarebbero stati loro, che tutti i giorni avrebbero monitorato le condizioni della piccola. il ciò mi dava un po' di sollievo. ma perché succedeva? cosa poteva essere successo, di cosa di tanto spaventoso ero accusata?

qualcuno poteva aver fatto qualcosa di grave usando il mio nome? addirittura non dovevo più avere contatti con la bambina, non potevo più vederla per tre mesi e lei vedere me. perché? era stata nella mia pancia e poi attaccata al mio seno fino ad un anno fa, l'ho fatta io, è cresciuta fino a sei mesi solo del mio latte, solo di me. si interrompeva in quel momento importantissimo della vita di a. il rapporto madre e figlia, le cure, le attenzioni, la sua sicurezza che prendeva per il giorno dopo ogni sera prima di andare a dormire guardandomi negli occhi. mentre eravamo giù, davanti all'entrata del portone è arrivata mia madre che naturalmente sentendo una cosa del genere e vedendo tutto quel dispiego di forze senza che ce ne fosse ragione ha cominciato ad urlare, a piangere e a dirmi di non dare la bambina. io non potevo pensare anche a mia madre, gli assistenti mi facevano fretta dicendo che più tempo avrebbero perso a via…….. e meno tempo sarebbero potuti restare a via………. per inserire la bambina. ho chiesto loro di stare vicino a mia madre in modo sensibile e di non farla salire su a casa perché non volevo che magari non si riuscisse a controllare e che piangesse davanti alla piccola.

in quel momento pensavo solo a come far uscire a. da casa, a come farmela strappare dalle braccia nel modo meno traumatico possibile. avevo bisogno di essere lucida e razionale, di trasformare tutto ciò che stavo provando dalla rabbia per l'ingiustizia, per l'infamia, per la violenza che ancora continuavamo a subire io e mia figlia, in amore.

dovevo far convergere tutte le mie emozioni in un unica direzione e trasformarle in amore per l'esserino più indifeso che era arianna in quel momento. con me c'era una mia amica, claudia che abita al palazzo a fianco ed era scesa, avvertita dalla tata della sua bimba che ha l'età di arianna, subito dopo il blitz. siamo salite a casa io, claudia, e due assistenti sociali. prima di entrare a casa mi sono preoccupata per la salute di mio padre. come dirglielo? come spiegargli una cosa del genere? come avrebbe reagito? si sarebbe sentito male o avrebbe fatto una strage?

ho detto alle due assistenti che avrei chiesto a mio padre di scendere giù dove c'era mamma e altre persone che gli avrebbero spiegato ciò che stava succedendo. ha obbedito senza dire una parola ed io e claudia e le due assist siamo entrate in casa. a, stava guardando un cartone animato e quando mi ha vista mi è venuta incontro abbracciandomi e nascondendosi poi dietro le mie gambe continuando ad abbracciarmi e stringermi.

ero rigida, non riuscivo neanche a toccarla, se lo avessi fatto non l'avrei più potuta lasciare andare. mi sono mossa da quel momento come se non fossi una persona ma una macchina. continuavo a convincermi e a ripetere che tutto quello che stava succedendo non era reale, non lo era! così ho raccolto tutta la forza ed il coraggio che ho. tutti i gesti che facevo, dal cuocere la pasta, la carne , le verdure, frullare la frutta, prendere il suo piattino, riempirlo con la pappa, frullare la frutta, le sue posate, i suoi giochini mentre mangia, prenderla e legarla sul seggiolone, tutti i rituali di tutti i giorni fatti di sorrisi e di canzoncine cantate allegramente tra un bacio, uno scherzo e una carezza, sapevano tutti di abbandono, tutti di un addio lungo non si sa quanto. io lì che mi scoppiava il cuore, che era difficile nascondere ad arianna i miei occhi che anche se non permettevo ad una lacrima di uscire. sapevo che arianna conosce i miei occhi e non era facile ingannarla.

le ho dato la pappa cantandole con la voce che tremava 'il pulcino ballerino'. non ha fatto un capriccio, non ha fatto una storia, è stata bravissima, velocissima, aveva capito tutto per quello che poteva capire. aveva capito che mamma era forte e che lei doveva essere forte e lo è stata l'amore mio, lo è stata mentre infilavo di corsa le sue cose più care, più intime in due sacche prese al volo mentre gli assististenti sociali mi facevano fretta.

tutto mi girava intorno e io cercavo di fare mente locale, di prendere tutto il necessario, senza dimenticare nulla. il suo mimì, banny banny, le cose più importanti, e poi i vestiti, i giochi preferiti, le sue scarpine, le pantofole, lo spazzolino da denti. e mentre cercavo la tessera sanitaria, scrivevo i numeri degli assistenti sociali, davo loro tutte le informazioni sulle abitudini di arianna, quelle alimentari, mio padre era entrato a casa e mi dava da mettere in valigia i dvd del cartone preferito di arianna che intanto era con claudia in salotto. ogni tanto entravo in tilt e non trovavo più niente. giravo intorno senza concludere, gli assistenti mi facevano fretta. l'assistente sociale serena sana continuava a ripetere che loro fanno questo lavoro per salvare i bambini, per il bene dei bambini, non per fargli del male, per strapparli da contesti sereni, dalla propria casa, dalle abitudini, dai punti di riferimento. soprattutto in un età così delicata che è poi quella di arianna, 18 mesi.

tutto ciò che potesse essere utile ad arianna per farle sentire almeno l'odore del suo ambiente, della sua casa l'ho infilato nelle borse che gli assistenti hanno portato giù. arianna è uscita subito dopo, non l'ho neanche potuta guardare, è andata via in braccio alla mia amica claudia che l'ha portata fino in macchina degli assist. dice che non ha pianto. arianna quando ha paura non piange, lo so perché sono sua madre. nessuno può capire quanto grande sia il dolore che prova una madre di fronte ad una violenza del genere, ma ancora peggio è che nessuno, nemmeno io, può capire il dolore che prova una piccola bambina. il trauma è troppo grande! neanche alla franzoni tolsero il figlio dopo l'omicidio, neanche alle carcerate allontanano i figli, neanche nei documentari sugli animali si assiste ad una cosa simile.

gli assistenti sociali il pomeriggio stesso mi hanno detto che in macchina arianna si è addormentata. lo fanno anche i cuccioli quando vengono separati dalla mamma, si raccolgono e addormentano per non pensare. mi hanno detto che tornando in ufficio hanno visto che il decreto non prevedeva monitoraggio da parte degli assistenti sociali. solo la fase dell'allontanamento ma non un dopo. che loro erano in buona fede quando me lo hanno promesso prima di uscire di casa con mia figlia.

 https://www.facebook.com/groups/341220102571045/?notif_t=group_activity