In cento marciano per l'ex bidello accusato di abusi sui bambini delle elementari. Un film già visto

In cento in marcia per Andrea Tiloca.  E a guidarli, il parroco

A cura di Francesca Dighera

Erano un centinaio in tutto le persone che venerdì pomeriggio hanno sfilato per le vie di Vico Canavese per sostenere Andrea Tiloca, l’ex bidello della scuola elementare di Rueglio accusato per abusi sessuali su bambini di 6 e 7 anni. Una marcia composta, quasi una processione della via Crucis, guidata da don Arnaldo Bigio, il sacerdote che conosce Andrea molto bene e l’unica persona che ha potuto fargli visita durante questi dieci mesi agli arresti domiciliari. E mentre per la strada i sostenitori di Tiloca mostrano cartelli con scritte tipo: “Lo sguardo di Dio è un tantino più su dell’occhio della giustizia umana”, quello che per altri è considerato un “mostro” è rimasto immobile, con accanto la madre, a guardare dal balcone della sua casa quella grandissima dimostrazione d’affetto.

Pedofilia Rignano Flaminio : al convegno sui falsi abusi spunta una "lettera fantasma "delle maestre

Un giornalista avrebbe affermato  di aver ricevuto una lettera dalla maestre mesi prima che scoppiasse il caso 

Lo strano convegno su abusi e falsi abusi che si è tenuto a Rignano il 21 febbraio 2007, non sarebbe finito con i toni che si addicono a professionisti riunitisi per confrontarsi su temi scientifici. Tutta colpa dello scontro verbale tra il giornalista Renato Farina*, relatore , e Domenico Paravati, giornalista anch’egli, ma semplice invitato al convegno. A Paravati non sarebbe piaciuto il discorso di Farina sui giornalisti e, a un certo punto, lo avrebbe interrotto gridando dalla sala:” Farina, non siamo una massa di imbecilli, noi giornalisti. E poi vorrei sapere se lei è ancora iscritto all’albo”. A questo punto sarebbero volati fischi e urla all’indirizzo di Paravati.

Pedofilia professore Aosta: sul suo reintegro condanne unanimi, da Veltroni e Fini alla Pornoprof. Ma perchè sorprendersi?

di Roberta Lerici 

Tutti i politici, di tutti gli schieramenti, hanno trovato inaudita la sentenza del giudice del lavoro che ha reintegrato al suo posto  il docente di Aosta condannato a due anni per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico attraverso il computer della scuola.Mi fa piacere che la politica abbia reagito in modo così deciso, ma vorrei ricordare che la prassi dello spostamento ad altra sede dei docenti condannati o il loro reintegro nello stesso posto dopo aver scontato le condanne, è ciò che regolarmente avviene da sempre nelle scuole. Non avrebbero dovuto sorprendersi, quindi, i politici perchè di questo problema non se ne era mai occupato nessuno fino all'esplosione del caso Rignano.

Docenti pedofili: basta con questo assurdo garantismo.

Non si capisce per quale motivo, nella scuola le condanne non contino affatto. Il caso del professore di Aosta che, dopo una condanna a due anni per possesso e diffusione di materiale pedopornografico, chiede addirittura una promozione per rinunciare ad insegnare, ci porta ancora una volta a discutere di tutela dei minori in ambito scolastico. Non si capisce perché un cassiere di banca condannato per furto debba essere immediatamente sollevato dai suoi compiti, mentre un docente pedofilo no. O forse, come nel caso del professore di Aosta, si ritiene la condanna per possesso e scambio di materiale pedopornografico meno grave di un abuso sui minori  materialmente compiuto? E’ una storia che si ripete: taluni, infatti, pensano che “guardare violentare i minori” sia meno riprovevole che violentarli direttamente.

PEDOFILIA: GIUDICE REINTEGRA IN AULA PROF CONDANNATO/ MA PER LASCIARE INSEGNAMENTO LUI CHIEDE LA PROMOZIONE

Tutto è iniziato nell'ottobre 2001 quando, in seguito ad un'indagine della polizia di Bari, M.F., di 45 anni, insegnante di musica con la passione per la tromba, si è ritrovato il nome iscritto nel registro degli indagati per diffusione, divulgazione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico. Secondo gli inquirenti scambiava foto e chattava con pedofili utilizzando il computer della scuola media dove lavorava, nella bassa Valle d'Aosta.

Immediato il provvedimento disciplinare con sospensione cautelare. L'inchiesta interna si era conclusa con una sospensione di sei mesi come sanzione. Trascorso il periodo, l'insegnante è tornato in classe. E lì è rimasto fino all'aprile del 2007 quando, con decreto dell'assessore regionale all'istruzione, è stato nuovamente sospeso "a titolo cautelativo". Provvedimento motivato dall'esigenza di "attendere una pronuncia giudiziaria definitiva". Solo pochi mesi prima, infatti, al professore erano stati inflitti due anni di carcere dal Tribunale di Aosta nell'ambito dell'inchiesta sulla pedopornografia.

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