BOLOGNA/ MALTRATTAMENTI ALL'ASILO, INDAGATE DUE MAESTRE: PERCHE' LE TELECAMERE DOVREBBERO ESSERE OBBLIGATORIE


Di Roberta Lerici

I bambini soffrono, non vogliono più andare all'asilo.I genitori si interrogano su cosa possa essere successo, su quale sia il problema.Pensano per prima cosa che il disagio riguardi solo i loro figli e magari consultano uno psicologo.Poi, si accorgono che anche altri bambini presentano gli stessi disturbi e, alla fine, emergono i primi racconti di quanto subiscono dalle loro maestre.Questo è il copione che ogni volta si ripete e che sfocia in alcuni casi (solo alcuni) con un esposto ai carabinieri che, di solito, aprono un'indagine in cui il mezzo di accertamento più efficace è l'installazione di telecamere nelle scuole, all'insaputa delle persone sotto indagine.E' così che i racconti di bambini e genitori trovano riscontri utili ad accertare la verità.Ma se queste telecamere, e in special modo le webcam, venissero installate  in tutti gli asili nido e le scuole materne, ci sarebbero senz'altro meno bambini che soffrono e si spenderebbe meno per indagini, avvocati, e si risparmierebeb un forte stress  alle famiglie.

Sarebbero loro, da casa, a poter controllare di tanto in tanto come vivono i loro bambini all'asilo e a verificare se siano trattati bene. In alcuni asili nido privati italiani le webcam sono state installate con successo e con una spesa minima (circa 1000 euro), mentre all'estero sono una realtà già dagli anni '90. Bisogna, purtroppo, prendere atto del fatto che vi sono maestre non adatte a stare a contatto con i bambini, e che pur rappresentando una minoranza, creano danni enormi sui loro alunni.E' inutile, quindi, limitarsi allo sdegno ogni volta che scoppia un caso di maltrattamenti.Bisogna andare oltre, mettendo in atto sistemi che prevengano il ripetersi di simili episodi.

Di seguito due articoli sull'ultimo caso scoppiato in una scuola materna comunale di Bologna.

Schiaffi e strattoni all'asilo, indagate due maestre «Mamma, mi hanno legato alla sedia». Le telecamere dei carabinieri documentano le violenze. Il Comune sospende le due insegnanti e si costituirà parte civile 

 -Il racconto: «Il piccolo era aggressivo e spaventato, pensavamo che il problema fosse lui» -Le maestre dalla direttrice: hanno parlato di criticità in classe Le telecamere nascoste dai carabinieri le hanno riprese schiaffeggiare, strattonare e, più in generale, sottoporre a punizioni eccessive alcuni bimbi. Per questo due maestre della scuola materna comunale Manzini di piazza Giovanni da Verrazzano sono accusate di «abuso dei mezzi di correzione e disciplina». Il 15 dicembre hanno ricevuto l’avviso di garanzia firmato dal pm Simone Purgato.

I RACCONTI DEI BAMBINI - Contro di loro non ci sono soltanto le immagini (oltre un mese di riprese giudicate eloquenti), ma anche le testimonianze dei genitori di tre bimbi di quattro anni che hanno riferito agli investigatori i racconti scioccanti dei piccoli. «Mamma, oggi la maestra mi ha legato alla sedia»: è stata questa frase buttata lì quasi per caso dal piccolo Giovanni (il nome è di fantasia) a convincere i suoi genitori che era arrivato il momento di denunciare. Dopo aver consultato una psicologa, a metà ottobre, la coppia, residente a Bologna, si è presentata dai carabinieri della stazione Bertalia per raccontare un anno di sospetti, inquietudini ed episodi che all’improvviso, grazie a quella frase, trovavano una spiegazione. I carabinieri li hanno ascoltati, verbalizzando tutto, e poi si sono messi al lavoro.

LE RIPRESE DELLE TELECAMERE - Hanno piazzato le telecamere nascoste, hanno ascoltato altri genitori, pedagogisti e diversi operatori che frequentano le Manzini. Dalle indagini e dagli scambi di informazioni fra genitori sono emersi altri episodi analoghi raccontati a casa dai bimbi. Fino a quando, la settimana scorsa, i carabinieri hanno tratto le prime conclusioni. Insieme alla Procura hanno deciso di contestare alla due maestre il reato di «abuso dei mezzi di correzione e disciplina».

L'INCHIESTA - Ma l’inchiesta è ancora aperta. «Se, come sembra, i metodi di correzione delle maestre sono sfociati in percosse o lesioni, saremmo di fronte a imputazioni più gravi, come la violenza privata continuata», osserva l’avvocato Matteo Ciociola del foro di Foggia, che tutela la famiglia di uno dei bambini. Non solo: «C’è da chiedersi se vi siano ulteriori responsabilità, se è vero che altre maestre hanno omesso di impedire alle loro colleghe di usare certi sistemi, non intervenendo davanti a comportamenti censurabili», aggiunge. Ma quali sono questi sistemi violenti? Nell’avviso di garanzia si fanno alcuni esempi significativi. Gli episodi citati sono avvenuti tutti durante il mese di novembre.

Scrive il pm riferendosi agli atteggiamenti delle due maestre nei confronti dei bambini: «La colpiva con due energici schiaffi», «scuoteva energicamente il bambino, quindi lo afferrava per le guance e lo faceva sedere violentemente», «tirava con forza lo stesso per la maglia», «lo trascinava per la maglia spingendolo a sedere», «lo colpiva con un calcio». E ancora: «Sollevava da terra una bambina che durante l’ora del pasto si rifiutava di mangiare o comunque mangiava troppo lentamente, quindi tenendola per la maglia la isolava dal resto della classe ponendola in punizione dietro una colonna e apostrofandola con l’espressione "brutta mostra"».

La bimba vittima di quest’ultimo episodio deve ancora essere identificata. Dunque, l’elenco delle parti offese potrebbe crescere. «Confido che l’amministrazione di Bologna non rimarrà insensibile a questi episodi avvenuti in una scuola comunale, adottando le più efficaci misure per scongiurare che fatti simili si possano ripetere e magari costituendosi parte civile», conclude l’avvocato Ciociola.

IL COMUNE - Arriva questa mattina la notizia che il Comune ha deciso di sospendere le due maestre indagate. L’amministrazione, come fanno sapere dall’ufficio stampa di Palazzo D’Accursio, «ha immediatamente adottato un provvedimento di sospensione in attesa dell’accertamento delle responsabilità». In ogni caso, l’amministrazione ha deciso di «costituirsi parte civile» nella vicenda. Amelia Esposito 21 dicembre 2010 http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2010/21-dic...

i familiari «Il piccolo era aggressivo, spaventato Pensavamo che il problema fosse lui»

Per capire cosa stava succedendo al bambino, i suoi l'hanno portato da una psicologa «Nella mia famiglia siamo tutti figli di insegnanti. Abbiamo molto rispetto per questo lavoro e sappiamo quanto sia difficile rapportarsi a bimbi vivaci. Ecco perché, per mesi, abbiamo pensato che il problema fosse il bambino. Lui era diventato aggressivo e, quando non aggrediva, stava sulla difensiva, come se anche noi rappresentassimo una minaccia. E ogni volta che doveva andare a scuola si mostrava impaurito. Non trovavamo spiegazione a questo improvviso cambiamento e ci sentivamo spiazzati davanti alle maestre che ce lo dipingevano come un bambino ingestibile.

Per rasserenarlo l’abbiamo iscritto a corsi per piccoli, l’abbiamo portato a scuola di musica. Poi ci siamo rivolti a una psicologa. E si è aperto un mondo. Un mondo che non avremmo mai voluto conoscere. La psicologa ci ha spiegato che il problema non era il bimbo né la sua famiglia. Il problema erano le sue maestre». Lo zio di uno dei piccoli che sarebbero stati maltrattati da due maestre delle materne Manzini è un fiume in piena.

 I FAMILIARI - Questa brutta storia ha colpito duramente sua sorella e suo cognato, genitori del bimbo, e ha ferito anche lui, affezionatissimo al nipotino. Adesso è molto arrabbiato perché per più di un anno — da quando il bambino ha manifestato i primi problemi fino alla drammatica scoperta — nella sua famiglia si sono messi tutti in discussione. «Mia sorella ha dubitato delle sue capacità di madre, poi ha dubitato anche di suo figlio. Quando il bimbo le raccontava degli schiaffi lei credeva che mentisse e lo rimproverava», spiega.

ALTRI EPISODI - Poi sono arrivati i primi sospetti. Ad esempio: un’altra mamma che dice di aver visto una delle due maestre di quella sezione dare un ceffone a un bambino. Oppure l’episodio della candeggina: «Un giorno il piccolo è tornato a casa con i pantaloni macchiati, scoloriti dalla candeggina. Ci ha detto che la maestra l’aveva chiuso per punizione in uno sgabuzzino buio, che lì aveva afferrato a caso una bottiglia aperta e, non vedendo nulla, si era versato tutto il contenuto sui pantaloni. La maestra sosteneva invece che si era macchiato rotolando su un pavimento appena lavato con la candeggina. Eppure, dalla grossa chiazza chiara, si capiva che il liquido era stato versato sui pantaloni», racconta lo zio. A dare alla famiglia una chiave di lettura diversa di questo e altri episodi è stata una psicologa. «Ci ha detto: "Fermi tutti, qui è il caso che ne parliate con i carabinieri".

LA SEGNALAZIONE AI CARABINIERI - Così abbiamo fatto, ma non è stata una decisione semplice. Anzi, sono nate altre paure», prosegue l’uomo. E spiega: «Paura che le telecamere non riprendessero proprio nulla e che alla fine restassero soltanto le nostre parole e quelle di altre famiglie. Paura di lasciare diverse ore al giorno il piccolo all’asilo, consapevoli di quello che lì dentro accadeva». Invece la scelta di rivolgersi ai carabinieri è stata, se così si può dire, premiata. «I carabinieri sono stati bravissimi con il bambino, con mia sorella e mio cognato. Comprensivi, attenti. Hanno sentito tante persone. Dobbiamo davvero ringraziarli», dice. E, infine, la scorsa settimana il piccolo è stato tolto dalle Manzini.

La famiglia di questo bambino di soli quattro anni proverà adesso a ritrovare un po’ di pace e, soprattutto, a ridarla al piccolo. Restano però alcune domande: «Possibile che nessuno, nella scuola, si sia mai reso conto di quello che accadeva? Possibile che la psicologa della scuola non abbia capito? Possibile che in una struttura comunale non ci sia più controllo?», si chiedono adesso i familiari delle tre presunte vittime. Amelia Esposito 21 dicembre 2010 http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2010/21-dic...