Pedofilia, zio avrebbe abusato della nipotina affidatagli dai giudici

Note di Roberta Lerici: In questo come in altri casi simili, non si può fare a meno di domandarsi su che tipo di informazioni prendano i tribunali e i servizi sociali sulle persone a cui vengono affidati dei bambini per toglierli alle famiglie di origine, difficili e non.Spesso si sottopongono a lunghissime perizie i genitori, ma non si accerta l'idoneità dei parenti.Come mai? Un'altra domanda che sorge spontanea è come mai la mamma abbia perso l'affido delle figlie se era vittima di violenza familiare.Spesso, infatti, capita che le donne vittime di maltrattamenti familiari, perdano anche i loro figli e vengano in questo modo punite due volte: dalla vita e dalla giustizia.

Pedofilia, zio avrebbe abusato della nipotina affidatagli dai giudici

In tribunale a Sassari si apre il processo a un operaio di 43 anni accusato di molestie sessuali alla nipote di 5 anni. La bimba era stata sottratta alla famiglia e affidata alla sorella della madre e a suo marito

di Daniela Scano

Abusi in famiglia, la presunta vittima è una bimba di 5 anni

SASSARI. Tradita nella casa che doveva essere il suo nido, dall'uomo che doveva proteggerla, mentre gli adulti intorno a lei pensavano di avere risolto un problema affidandola a lui. È la terribile storia raccontata, con le semplici parole dell'infanzia, da una bambina di cinque anni. Ieri in tribunale è cominciato il processo a un operaio di 43 anni imputato di avere molestato sessualmente la nipotina che nel 2007 era stata affidata a lui e a sua moglie, zia materna della piccola, dal Tribunale dei minorenni.

Una scelta familiare, caldeggiata dai Servizi sociali, per sottrarre la bambina a una quotidianità scandita dalle violenze e dall'alcolismo del padre. La coppia affidataria, che non ha figli, aveva accettato la piccola con entusiasmo. La nonna invece aveva accolto in casa l'altra nipotina. L'istruttoria dibattimentale, celebrata a porte chiuse, farà chiarezza su due verità inconciliabili. I giudici dovranno scegliere tra la parola di una bambina e quella di un adulto. Tutto comincia nell'estate del 2007, quando la piccola lascia intuire qualcosa alle assistenti sociali del paese dove vivono tutti i protagonisti. Sono loro, allarmatissime, a segnalare il presunto abuso sessuale ai giudici dei minori che ordinano il trasferimento della piccola in una comunità di accoglienza. Una scelta decisiva perché, come ha spiegato una suora ai giudici e al pm Giovanni Porcheddu, è in questo contesto protetto che la presunta vittima decide di liberarsi da un peso troppo gravoso. Accade una mattina.

La piccola entra in camera della suora che le ispira più fiducia e le chiede se può farle una confidenza «se mi prometti di non piangere...». «Sai - prosegue - stanotte ho sognato babbo che mi picchiava fortissimo e che picchiava mamma con la sedia». Una realtà che purtroppo la bambina aveva vissuto. Subito dopo comincia il racconto degli strani «giochi» che lo zio, l'uomo che avrebbe dovuto sostituire la figura paterna, avrebbe fatto con lei. Attenzioni morbose in camera da letto, in bagno, sotto la doccia.

Giochi che gli inquirenti sospettano abbiano coinvolto anche la sorella maggiore della piccola vittima, quando la bambina andava in visita con la nonna. Gli psicologi e gli esperti del servizio Minori della questura hanno cercato di approfondire questo aspetto, ma la bambina si è chiusa a riccio. Dello zio, che è stato allontanato dalla famiglia, non vuole semplicemente più parlare. Anche lei figura tra le «persone offese dal reato».

La più piccola invece ha sempre confermato le accuse. Adesso i giudici (Fanile, Altieri e Meloni) devono attribuire un peso alle sue parole. La suora che l'ha aiutata a ritrovare fiducia negli adulti, ieri ha detto che la bambina è molto più matura della sua età. «Non mi risulta - ha puntualizzato - che abbia mai detto una bugia». L'imputato, difeso dall'avvocato Matteo Tedde, nega di avere molestato la nipotina. La madre della piccola (alla quale nel frattempo sono state riaffidate le figlie) si è costituita parte civile con l'avvocato Arianna Denule. Le due sorelline sono assistite dall'avvocato Claudio Mastandrea.

(la nuova sardegna 07 ottobre 2010)