Maltrattamenti sui minori, 18 denunce nella setta della "Santona di Lumezzane"

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 Maltrattamenti in comunità, gli indagati: "Vogliamo il processo" (video)

LUMEZZANE Santona denunciata assieme a altri 17

Una vicenda che ha dell'incredibile. All'apparenza ci potremmo trovare di fronte a un caso simile a quello del "santone" di Castrezzato, se si scava un po' però si capisce che la storia è totalmente differente. Qui si tratta di violenze, soprusi, segregazione di minori, lavori forzati addirittura. Atti di cattiveria gratuita perpetrati con motivazioni assurde, con l'intenzione di "far del bene a persone possedute dal demonio".

L'inchiesta è partita grazie a un servizio di Panorama. In Valtrompia ha dimora quella che viene definita la "santona", a capo di una setta che agisce tra Caino, Muscoline, Gavardo, Prevalle e Manerba del Garda. Gli adepti di questa setta sarebbero alle dipendenze di questa donna lumezzanese di 53 anni che sfruttando i suoi presunti poteri taumaturgici si sarebbe fatta carico della purificazione e della salvezza di bambini e persone possedute dal demonio. Per liberarsene la donna costringeva i suoi pazienti a vere e proprie torture, li rinchiudeva al buio per settimane, li costringeva ai lavori forzati per la costruzione di un bunker.

Bambini venivano spinti a forza sotto la doccia fredda, venivano costretti a ingoiare il proprio vomito e altre "prove" del genere, raccapriccianti al solo pensiero, terribili se si pensa che venivano inferte a minori. I particolari dell'indagine ancora non sono stati diffusi, e nemmeno le relazioni tra le persone fermate e le rispettive responsabilità. Il pm Alberto Rossi ha diramato 18 avvisi di garanzia: le persone fermate dovranno difendersi dalle accuse di associazione per delinquere, maltrattamenti, sequestro di persona, abuso di mezzi di correzione. a.c.

 http://www.bsnews.it/notizia.php?id=3787

Nel mirino la santona di Lumezzane 

Per ora di sicuro c'è un'indagine giudiziaria iniziata nel 2005 dai contorni ancora tutti da definire, ma che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 18 persone. I provvedimenti sono stati firmati dal pm Alberto Rossi della Procura di Brescia. Una vicenda che parla di uomini e donne che si credevano posseduti dal demonio e di una santona che li prendeva in cura con sistemi piuttosto drastici.

Le vittime, psicologicamente deboli e completamente soggiogate, secondo le indagini sarebbero state centinaia in oltre 20 anni. E sarebbero finite nella trappola dei loro presunti persecutori, che le convincevano a consegnare somme di denaro e altri beni, facendo leva su una religione in bilico tra ingenuità e superstizione, in un caso di arretratezza culturale che ha il suo epicentro nelle nostre valli.

Partendo dalle testimonianze di alcuni ex adepti (almeno sette), l'inchiesta avrebbe scoperto casi di lavaggio del cervello, di trattamenti fatti anche di violenza con regimi durissimi di vita e lunghi periodi di isolamento in stanze buie, per dedicarsi a non meglio precisate preghiere di purificazione dal maligno.

Addirittura si parla di lavoro forzato al quale sarebbero stati sottoposti anche minorenni. Ma dove? In alcune piccole comunità di fedeli di una sorta di setta religiosa, denominata "Associzione Sergio Minelli", che sono nate nel Bresciano. A Gavardo, Muscoline, Caino, Prevalle e Manerba. A fondarle è stata Fiorella Tersilia Tanghetti, una donna di 53 anni originaria di Lumezzane ma abitante insieme con una ventina di famiglie in un residence di Prevalle. Una personalità carismatica, che i suoi fedelissimi definiscono santa e guaritrice.

Impegnata nella difesa dei posseduti da Satana, ma che - se le accuse sono vere - teneva i suoi "pazienti" in condizioni terribili sia psicologiche sia fisiche, tra violenze e segregazione. La Procura negli avvisi di garanzia parla di associazione per delinquere, sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia o verso minori e abuso di mezzi di correzione. L'obiettivo? Arricchirsi alle spalle delle povere vittime, adescate e soggiogate con la scusa della religione. E il gruppo ci sarebbe riuscito, creando un piccolo impero economico.

Nessuna misura cautelare è stata tuttavia eseguita dai carabinieri della compagnia di Salò a carico degli indagati, i quali proclamano la propria innocenza e chiedono un processo rapido per poter chiarire la propria posizione. Qui Brescia 16 maggio 2010