Don Luciano Massaferro, paradossale comunicato del presidente di Federvita Liguria

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Albenga: Ciangherotti "anche don Lu è una vittima"

Don Luciano Massaferro è vittima della pedofilia, quanto i minori abusati. Si, è proprio così. E un’eventuale fiaccolata a favore delle bambine di Alassio sarebbe anche un ulteriore momento di vicinanza spirituale al sacerdote che, da oltre quattro mesi, è rinchiuso in carcere in attesa di giudizio, con l’accusa infamante di abusi verso una bambina. Fino a prova contraria, Don Luciano resterà innocente per la sua intera comunità parrocchiale e per i tanti amici, conoscenti e familiari, oltre mille persone, che lunedì scorso, dopo cena, hanno camminato in un lungo corteo per le strade di Alassio, accanto alle bandiere delle oltre 160 Parrocchie della Diocesi di Albenga-Imperia, guidati dal Vicario generale Mons. Giorgio Brancaleoni.

Non dimentichiamo, per altro, che il rinvio a giudizio del sacerdote e il processo che avrà la sua prima udienza nella giornata del 24 maggio prossimo, si basano sulla testimonianza di un minore che oggettivamente, per le contraddizioni emerse, e soggettivamente, per il contesto familiare particolare, non risulta attendibile secondo la difesa e la consulenza tecnica del sacerdote.

Alla fine di questo che è diventato un incubo, i protagonisti della triste vicenda resteranno danneggiati da una campagna mediatica, tra vittima e carnefice, da cui la minore, purtroppo, non è stata per nulla tutelata. Certa parte della nostra società civile, infatti, continua a trascurare il disagio della minore e della sua famiglia, tirando in ballo e chiamando in causa, senza tregua, la bambina e dimenticando quegli elementari e opportuni strumenti per garantire privacy e protezione.

A tutto questo, poi, si aggiunga anche un sentimento anticlericale misto ad un istinto forcaiolo che riempie di infamia la bocca di qualche "passante”, senza lasciare alcuna possibilità di appello al dubbio della colpa e alla presunta innocenza. È giusto, allo stato attuale dei fatti, continuare a contrapporre le due vittime dei media? A me pare che affermare l’innocenza dell’uno non significhi per forza voler dire che l’altro menta. Talvolta il disagio di una persona, anche di un minore, potrebbe favorire i ricordi veri, ma con connotazioni ispirate da difesa di se stessi e influenzamenti vari.

Ecco perchè sostenere l’innocenza del sacerdote, come sta facendo ampia parte della comunità di Alassio, non equivale a denigrare la minore, ma forse ciò potrebbe anche essere di aiuto a lei che, probabilmente, si sente abusata da più “realtà sociali” del nostro mondo, magari anche fantasmatizzate dal mondo delle comunicazioni ed esorcizzate da un ricordo elaborato di copertura involontariamente menzognero. La società civile ha, dunque, il dovere di proteggere la minore, chiedendo per lei sostegni psicologici adeguati, senza portarla continuamente alla ribalta e alla spettacolarizzazione.

La società civile stessa, però, non tolga la voce a chi, dal carcere, dichiara la sua innocenza e non fa nulla, con questo grido disperato, per danneggiare la presunta vittima. Eraldo Ciangherotti Presidente di Federvita Liguria