Pedofilia, don Luciano Massaferro: Dal pc spunta una amante, ma i suoi sostenitori non lo abbandonano

 

don luciano

Don Luciano Massaferro, il prete arrestato per presunte violenze su una sua chierichetta il 29 dicembre scorso, aveva un'amante. Lo si sarebbe scoperto analizzando i computer che il prete utilizzava per la sua attivita' nelle parrocchie di San Vincenzo e di San Giovanni ad Alassio. A riportare la notizia è Il Secolo XIX oggi in edicola.

La donna, ascoltata dagli inquirenti, si sarebbe detta totalmente estranea alla vicenda. "Si tratta di un rapporto spirituale particolarmente intenso scaturito dall'appoggio morale ricevuto in un momento particolare della vita". Ma secondo quanto avrebbero appurato gli inquirenti il legame tra il sacerdote e la donna sarebbe decisamente diverso.

Intanto i legali del prete, Alessandro Chirivi' e Mauro Ronco, hanno annunciato il ricorso in appello contro l'istanza bocciata dal giudice Emilio Fois per la scarcerazione di don Luciano che accusa anche problemi di salute. Sottoposto a perizia psichiatrica nel carcere di Valle Armea a Sanremo, il prete continua a ricevere la visita dell'avvocato Chirivi'. 'Il mio cliente e' provato per questa esperienza carceraria ed e' immaginabile-dice il legale- Riteniamo che sia innocente e quindi il regime carcerario per lui e' piu' difficile da sopportare'.

r.c. Sabato 27 Febbraio 2010 ore 10:24 fonte

  I “sostenitori” di Don “Lu” pronti a scrivere al Ministero della Giustizia  

Alassio. Scrivere una lettera al Ministero della Giustizia. Potrebbe essere questa la prossima “mossa” degli amici di Don Luciano Massaferro, il parroco alassino accusato di violenza sessuale su una bambina di 12 anni, per sostenerlo. L’iniziativa ancora una volta parte dal gruppo su Facebook “Don Luciano libero!” dove una delle fedeli di Don Lu lancia l’idea: “Carissimi, ieri sera ho inviato a qualcuno di voi un messaggio contenente la traccia di una lettera che si potrebbe scrivere e scriveremo al Ministero di grazia e giustizia”.

Prosegue C.B. nel suo messaggio: “Non per mettere parole sull’indagine in corso ma per informare il nostro Ministro sul generale comportamento della Procura di Savona. Le ultime lettere che ho ricevuto oggi da Don Luciano mi spingono a rivolgermi atutti voi! Ma voi sapete che gli stato concesso un Rosario dopo due mesi? Così come dopo due mesi gli è stato concesso di celebrare sS.Messa a porte chiuse? Ma non voglio divagare. Vi dicevo dell’iniziativa per informare il Ministero di Grazia e giustizia. Da più parti mi sono sentita dire che iniziative simili devono essere avvalorate da professionisti per non incorrere in errori che potrebbero essere usati contro di lui…”.

“Molto pacatamente vi dico invece il mio pensiero. Iniziative simili, proprio perchè non avvalorate da professionisti, ma semplicemente nate da comuni cittadini, possono permettersi di contenere nei mezzi usati per portarle a termine, piccoli errori di forma e contenuto, non perseguibili e che nulla possono cambiare in una storia costruita sì, questo dobbiamo dirlo, più su ipotesi e dubbi che su certezze inconfutabili. D’altra parte ritengo che sia un dovere oltre che un diritto, per ogni cittadino, rivogersi con spontaneità e chiarezza a coloro che ha eletto per essere governato, quando sente la necessità di informare su fatti e comportamenti che screditano e mortificano la nostra democrazia” prosegue ancora la sostenitrice di Don Luciano.

“Abbiamo eletto delle persone che ci rappresentano e che devono quindi essere informate delle nostre difficoltà e di ciò di cui da soli non riusciamo ad occuparci. Non penso che per fare questo occorra essere laureati o competenti a 360 gradi, e qualche termine improprio o non opportuno ci verrà senz’altro scusato proprio perchè scritto da semplici e comuni cittadini. Sottolineo inoltre come proprio l’iniziativa singola e privata sia alla base di ogni vera democrazia quando non va a ledere la democrazia stessa!”. Il messaggio prosegue poi con alcuni dettagli “organizzativi” destinati a tutti i fedeli e gli amici di Don Lu che vogliono aderire alla manifestazione di solidarietà.

Insomma sul social network gli “innocentisti” sembrano proprio non volersi arrendere: non credono alle accuse mosse dalla Procura, continuano a sostenere il sacerdote alassino e lo difendono a spada tratta.

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