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dal sito:http://bellaciao.org/it/spip.php?article25449
di Domenico Ciardulli
sabato 5 Dicembre 2009 (15h29) :
Troppo facile per noi genitori e cittadini cavarcela con così poco, invocando la forca per le maestre cattive. Troppo facile autoconvincerci che l’asilo lager sia solo quello di Pistoia. E, volendo fare un parallelo, si potrebbe andare oltre autoconvincendoci come cittadini e utenti che gli ospizi lager siano una rarità o che episodi di malasanità killer riguardino solo alcuni reparti ospedalieri del sud. No, a mio avviso, occorre una riflessione più profonda dopo aver superato la reazione istintiva di pancia tipica del telespettatore che vede scene orribili a danno di bambini indifesi. Chiediamoci, per favore, se tutto il male sia attribuibile a due maestre oppure se le responsabilità non siano anche collettive: del Comune, della ASL, della Regione Toscana per finire, paradossalmente, agli stessi genitori. Guardiamole le cronache di Rignano Flaminio, guardiamo quanto hanno detto ai giornali, subito dopo l’arresto delle maestre, alcuni genitori utenti dell’asilo lager di Pistoia.
Ricordo un papà che ha dichiarato più o meno questo: "se a casa mio figlio si comporta male basta che gli dico che il giorno dopo non lo porto all’asilo (cip-ciop ndr) e lui subito smette, quindi non posso credere a quello che raccontano delle maestre". Noi genitori che lavoriamo, spesso abbiamo accompagnato, o accompagniamo ancora, i nostri bimbi piccoli in un asilo nido, che non è sempre e non è affatto una casa di vetro per come viene solitamente gestito. La difficoltà a conoscere la qualità del servizio e di sapere cosa accade all’interno dell’asilo ci può scatenare ansie incompatibili con il grande stress quotidiano del lavoro e delle incombenze familiari. Allora, può accadere che alcuni genitori mettano in atto un sistema di compensazione e si barrichino dietro una supervalutazione irrazionale del nido e dietro quel velato rapporto di soggezione seduttiva con le maestre le quali "tengono in pugno le nostre creature". Come se ne esce da questa situazione di stallo per la quale solo una telecamera nascosta della polizia ci fa sì riaccendere il cervello, ma per indurci purtroppo subito dopo all’isteria collettiva, alla voglia di massacrare di botte due maestre psicologicamente disturbate? Dimentichiamo così che per anni, forse, quelle maestre hanno potuto fare del male grazie alla mancanza di un vero controllo delle istituzioni pubbliche e grazie alla mancanza di una rappresentanza attiva dei genitori e utenti, come dovrebbe avvenire in tutte le strutture di assistenza alla persona. Il male, a mio avviso, contagia e interroga anche le nostre coscienze di genitori quando preferiamo delegare totalmente ad altri la cura, l’istruzione e l’educazione dei nostri figli senza voler impegnare un briciolo del proprio tempo nella partecipazione alle riunioni, ai comitati di gestione del nido, alle consulte di quartiere, ai consigli di scuola e di circolo, ai consigli d’istituto e di classe.
Ogni tanto emergono storie assurde come quella dell’asilo di Rignano Flaminio, come quella della maestra di sostegno che con le forbici ha ferito la lingua di un bambino, come quella dell’assistente domiciliare di cooperativa sociale che "educava sessualmente" il minore preso in carico, come quella del bambino disabile annegato questa estate nel lago di Martignano per incuria di un’altra cooperativa sociale che avrebbe dovuto assisterlo. Le amministrazioni pubbliche hanno per prime le loro grosse responsabilità di omessa vigilanza su servizi alla persona pubblici, esternalizzati e autorizzati, senza i dovuti controlli sul personale impiegato, sulle loro qualifiche e sull’effettiva applicazione dei regolamenti di accreditamento, sanitari e di gestione. Amministrazioni, a volte comunali o sanitarie o scolastiche sostanzialmente "distratte" (?). Ma la ricaduta in termini sociali si amplifica quando noi cittadini e genitori, anzichè svolgere il ruolo critico e costruttivo di cogestione e compartecipazione ad un servizio di utilità pubblica, preferiamo rimanere più comodamente nel ruolo passivo e obbediente di "utenti beneficiati". Questi orrori si ripeteranno se noi continueremo a deresponsabilizzarci restando massa informe capace di foderarsi gli occhi col prosciutto e di imbracciare i forconi telecomandata dagli schermi televisivi. La mia proposta di genitore, che una decina di anni fa ha deciso di impegnarsi in prima persona entrando negli organi di gestione dell’asilo nido, nei consigli di scuola dell’infanzia, di circolo didattico e nei comitati di quartiere, è quella ovvia rivolta a tutti: ognuno dia quel poco tempo che può mettere a disposizione per sostenere il processo educativo e di crescita dei propri figli e la qualità della vita del proprio territorio. Tentiamo almeno di assumerci la responsabilità piena di essere cittadini attivi di questo paese che intendono partecipare al governo della cosa pubblica, non da sudditi, ma da padroni di casa. Domenico Ciardulli http://bellaciao.org/it/spip.php?article25449
Polemiche:il video andava mostrato o no?
La maestra di Pistoia
"Perdonatemi
sono malata"
I difensori della Scuderi dicono che è prostrata e si sottoporrà in carcere a cure psichiatriche
ASILO DEGLI ORRORI: maestre violente, sei a conoscenza di episodi del genere? Scrivici
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Pistoia, 8 dicembre 2009 - «HO FERITO tante persone. Chiedo perdono a tutti. Ai bambini picchiati e a quelli che hanno visto. Ai loro genitori. Alla comunità pistoiese e all’Italia intera. So che il perdono non basta e non mi sottraggo alla pena. Mi metterò a disposizione degli inquirenti. Non ricorrerò al Riesame nè chiederò gli arresti domiciliari. Ma la mia psiche è malata e ho bisogno di curarmi».
La direttrice dell’asilo nido privato “Cip Ciop”, Anna Laura Scuderi, 41 anni, arrestata mercoledì mattina insieme alla sua collaboratrice Laura Pesce, di 28 anni, con l’accusa di maltrattamenti verso i bambini, affida ai suoi due avvocati Stefano Panconesi e Alessandro Mencarelli, del foro di Pistoia, le parole con cui invocare il perdono di tutti. Ieri pomeriggio, in due momenti separati, i due legali hanno incontrato la loro assistita nel carcere di Sollicciano. «Anna Laura — hanno detto i suoi avvocati — è in uno stato di grande sofferenza psichica. Sta soffrendo molto e in questa sofferenza sta comprendendo che con il proprio comportamento ha ferito tante persone, i bambini percossi, i genitori traditi nella loro fiducia, la comunità pistoiese, assolutamente civile, che ha come segno distintivo la cura dell’infanzia, e la comunità nazionale, minata nella propria sicurezza, non per colpa di uno straniero, di un clandestino, ma di una persona impensabile». Anna Laura Scuderi non si sottrarrà alla sua pena «Ma vuole dare — hanno sottolineato i suoi legali — un contributo di verità mettendosi a disposizione degli inquirenti, per raccontare quello che è accaduto e quello che non è accaduto».
La donna è malata, evidentemente malata secondo i suoi difensori. «I suoi comportamenti non sono di una persona equilibrata. Ha necessità di curarsi — ha detto l’avvocato Mencarelli — e le cure inizieranno direttamente in carcere. Qui c’è una persona malata che soffre di una malattia che ha tenuto accuratamente nascosta a tutti: ai genitori dei bambini e ai suoi familiari». Gli avvocati della Scuderi sono già in contatto con uno psichiatra che la seguirà direttamente a Sollicciano: «Per individuare il trattamento più adatto e comprendere quello che è accaduto e non doveva accadere. La sua salute mentale è indispensabile per dare un contributo lucido alla vicenda. Poi espierà la sua pena».
LA GIORNATA di ieri ha visto nuove reazioni sulla vicenda dell’ “asilo degli orrori”: il garante per i diritti dei detenuti di Firenze, Franco Corleone ha dichiarato che: «Non vi era alcuna necessità investigativa di mostrare il video dei maltrattamenti sui bambini ai genitori, perché l’identificazione delle vittime era facilmente raggiungibile e per la decisione di costituzione di parte civile era sufficiente la visione del video agli avvocati. La giustizia mediatica spinge a richieste insensate. Altrettanto incomprensibile la consegna del video ai genitori».
Sulla stessa frequenza la Camera Penale di Pistoia che sottolinea come sia:«Inconcepibile che non si sia provveduto a tutelare la figura e la persona dei bambini coinvolti loro malgrado nella vicenda, ritratti nei servizi giornalistici senza alcuna schermatura, in palese violazione di ogni normativa a tutela delle persone in generale e dei minori in particolare. Invitiamo tutti a spegnere i riflettori». Intanto, per domenica 20 dicembre, alcuni cittadini hanno promosso una fiaccolata di solidarietà per i genitori del “Cip Ciop”: partirà da via Galvani, sede dell’asilo, fino a piazza del Duomo, davanti al tribunale.
lucia agati
la nazione 8 dicembre 2009