Pedofilia, Giallo Gradoli: nuova accusa per Paolo Esposito

 

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                          Elena Ceoban
di Stefano Vladovich
Un altro avviso di garanzia per Paolo Esposito, l’elettricista di 40 anni in carcere per la scomparsa della compagna Tatiana Ceoban e della figliastra Elena, 36 e 13 anni.
Dopo le accuse di sequestro di persona e duplice omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, aperto dalla Procura di Viterbo un nuovo fascicolo d’indagine per detenzione di materiale pedopornografico. Il provvedimento è stato emesso dal pm Renzo Petroselli in seguito alla scoperta di centinaia di fotografie di bambini ripresi durante rapporti sessuali con adulti. Ad aggravare la sua posizione la giovanissima età dei soggetti: sei, sette anni. Che l’uomo faccia parte di una rete internazionale di pedofili sul web?

Le immagini sono state recuperate da uno dei pc di Esposito, quello sequestrato dal Ris nel suo ufficio di via Piave. Secondo indiscrezioni gli esperti dell’Arma avrebbero impiegato alcune settimane per recuperare i file cancellati. L’uomo, padre di Erika, sei anni, all’atto della notifica, giovedì nel penitenziario di Mammagialla, si è avvalso della facoltà di non rispondere ai magistrati.
L’ennesima tappa di un giallo che prosegue dai primi di giugno, quando il 40enne si presenta ala stazione locale dei carabinieri per denunciare la convivente, ma solamente per abbandono di minore. È la madre di lei, Elena Nikifor, 64 anni, a precipitarsi da Bologna a Gradoli per mettere in allarme le forze dell’ordine. Quello di Esposito è il primo passo falso di una lunga serie che fa insospettire gli inquirenti: L’uomo sostiene che la moldava sia fuggita, magari tornata in patria. Eppure tutti gli elementi fanno pensare il contrario: documenti e denaro al loro posto, i cellulari che per qualche giorno emettono ancora segnali a poca distanza dalla loro abitazione, la bambina. Ebbene, per nessuna ragione al mondo Tania avrebbe lasciato Erika al padre.

 

Quattro anni di lotta proprio per l’affidamento della bimba, la relazione con la cognata Ala, 24 anni, il sangue trovato nella villetta di via Cannicelle appartenente a Tatiana, infine gli alibi smontati pezzo a pezzo dagli investigatori. E per Esposito prima, per Ala Ceoban dopo, scattano le manette. I due sostengono di non vedersi da mesi e che la loro storia sia finita ormai da tempo. A tradirli alcune telefonate da telefoni cellulari intestati ad amici ma trovati nelle loro abitazioni. Dunque Paolo e Ala sono insieme il 30 maggio, giorno della mattanza. «Quando sono arrivata a casa Tatiana era già morta» si lascia sfuggire Ala mentre la portano in cella. Dei cadaveri, però, nessuna traccia.

Il Giornale 19 settembre 2009 yuri9206@libero.it