DI ROBERTA LERICI
Giornata di informazione sulla vita nelle tendopoli. Abbiamo cominciato stamattina e nella giornata di oggi ho trovato altri contributi. Non sono lì, non posso giudicare, ma non posso certamente ignorare tutte queste testimonianze. Non posso farlo io e non dovrebbero farlo i media. Le domande emerse oggi: come mai solo scatolette? Dov'è la carne? Arriva o no? E la mozzarella, dov'è finita? Perchè le informazioni non arrivano? Perchè c'è così poca comunicazione fra gli sfollati e "il mondo"? Queste sono le domande di oggi e di seguito alcune testimonianze. Sappiamo tutto delle crisi familiari del nostro Presidente del Consiglio, e non sappiamo nulla di migliaia di persone che esattamente un mese fa hanno perso tutto. Di seguito le testimonianze:
Il campo di Arischia
29 Aprile 2009 at 14:03 (Terremoto)
Il campo di Arischia è gestito dalla protezione civile del Molise, dai vicini di casa. È gestito in maniera militare. Abbiamo già mostrato foto dei cartellini che ogni abitante deve portare al collo, senza di questi non si entra e non si esce. E ora ci sono le regole.
Delle regole ci vogliono: non è certamente semplice far convivere in pace persone che nemmeno si conoscono o, peggio, si conoscono e non si sopportano, in certi casi.
Le regole del campo di Arischia sono assurde, però. Il presupposto di partenza è che nel campo ci sono 450 persone, e si conoscono tutte: un estraneo non passerebbe mai inosservato. L’identificazione tramite numero, e non tramite nome e cognome, ricorda tanto, troppo, altri numeri tatuati sul braccio: al campo ti chiedono solo il numero, per trovarti prima negli elenchi. La gente sente di non avere più un nome, in questa situazione. Senza cartellino non si entra nel campo, nemmeno se al cancello c’è tuo cugino o un tuo amico, che sanno benissimo chi sei.
Inoltre la notte, dalle 23 alle 6 del mattino successivo, il campo è chiuso. La Protezione Civile sorveglia il cancello in quell’orario, tenendolo chiuso con tre giri di catena e lucchetto. Catene e lucchetti ad un cancello, ed intorno al campo almeno tre ingressi non sorvegliati ed aperti. Intorno campi e boschetti. Un ottimo sistema di sorveglianza.
Al campo di Arischia chiuso, però, succede che Santino Pesce sia fuori a mezzanotte e la sorella, che è al campo gli telefona: la mamma sta male e forse devono portarla via in ambulanza. Santino va al cancello, ma non lo fanno entrare. Spiega della madre, ma nulla da fare: il campo è chiuso.
Santino circumnaviga il campo ed entra dal retro. Apriti Cielo! La Protezione Civile gli scaglia addosso la Polizia. Viene segnalato (?) e gli dicono che la prossima volta prenderà una denuncia. Ma denuncia per cosa? Per voler soccorrere la madre? E’ assurdo.
Non volevo scrivere delle persone, ma qui le storie sono tante, storie di ordinaria follia. Non si può organizzare militarmente un campo di sfollati. È come se, a casa vostra, vi si impedisse di rientrare dopo le 23. Il campo è la casa degli aquilani ora. La Protezione Civile deve controllare, non giocare al calcio balilla come facevano alcuni dei suoi ieri sera. C’ero anche io, con Santino Pesce, ieri notte. Mentre controllavano lui io sono entrata nel campo, sono rimasta con sua mamma.
Non si può bloccare con tre giri di catena un cancello che è l’unica via agevole: gli altri accessi prevedono di scavalcare un fossato, piccolo, ma troppo grande per un anziano. E se una tenda prendesse fuoco, cosa succederebbe? Dentro ci sono stufe, prese elettriche volanti, non è un’ipotesi così remota. La gente come potrebbe mettersi in salvo, di fronte ad un cancello sbarrato saldamente? Per me questa è follia. Si sta meglio da Marco, a Spogna, e di lui vi parleró presto.
Monique (revisionato da Marta) FONTE
martedì 28 aprile 2009
La protezione civile
La protezione civile ti espropria dell'unica cosa che ti è rimasta. Ti espropria di te stesso. La protezione civile è arrogante. La protezione civile ti pone in stato di polizia. Ti controlla. Ti esautora. Pretende di decidere per te. Anche l'ora del rientro al campo. La protezione civile mette il coprifuoco. Tutti dentro per la mezzanotte. Tutti in fila a fare i soldatini. Se non ti ha piegato il terremoto, ci pensa la protezione civile. E caccia i volontari, quelli che ti hanno aiutato prima che arrivasse. E blinda le informazioni. Tu sei un numero. Il numero che ti timbra sul cartellino. Provate a venire a L'Aquila, e provate a parlare con gli sfollati. La protezione civile ti obbliga a file estenuanti, anche solo per un pasto, o una doccia. Riempie moduli con mani ignoranti. E ti scheda. E ti immobilizza. E ti controlla. E, ottusa, non discerne. Siamo tutti potenziali delinquenti. La tua città, quello che rimane della tua città, è diventata loro.
Buttato giù da Anna alle ore 22.04
Lettere dai ghetti
L’umiliazione più grande
Vorrei denunciare il comportamento di un rappresentante delle istituzioni e della maggior parte della comunità della tendopoli di Fossa.
E’ un mese che vivo nella tendopoli di Fossa in quanto la mia casa è inagibile. Io e mia madre non siamo orginari di questo paese ma della frazione di Sassa (AQ). A causa dei seri problemi di salute di mia madre, abbiamo deciso di stabilirci a Fossa per avere la possibilità di stare con persone fidate.
Purtroppo, non essendo del paese, immaginavo che prima o poi qualcuno avrebbe storto il naso per il nostro arrivo. Avere un regolare tesserino è stato alquanto complicato. Sono stato persino aggredito verbalmente senza motivi apparenti.
Ad un mese dal dramma, dopo la prima emergenza, ci si trova a convivere con tutta una comunità ma evidentemente è proprio in queste situazioni che la vera natura delle persone si disvela.
Grazie alla protezione civile del Lazio e all’impegno di tutti siamo riusciti ad avere acqua calda, assistenza, servizi, coperte e vestiti. Purtroppo diverse persone ultimamente hanno notato come i pasti stessero diventando troppo - diciamo così - standard. La carne è rara e difficilmente si mangia qualcosa di diverso dal passato di verdure, insalata, pastina e scatolette di carne.
La mia ragazza si è permessa di avanzare un’osservazione al sindaco del comune. Nonostante avesse premesso di avere l’intento di aiutare e non di creare polemica sull’attuale gestione della cucina, tutto questo non ha fatto altro che scatenare le ire del sindaco e delle persone a lui vicine. Sono volate parole molto pesanti, che non è il caso di ripetere. Evidentemente si è fraintesa l’osservazione.
Di lì a poco, molti nella comunità hanno iniziato ad avere reazioni strane. Il padre della mia ragazza è stato quasi aggredito fisicamente ed è stato offeso verbalmente anche dallo stesso sindaco. Di fronte a decine di persone mi viene intimato di tornarmene a casa mia. Ma quale casa? Non è evidente che se siamo lì, è perchè una casa non ce l’abbiamo più?
Questa è stata l’umiliazione più grande che potessimo mai ricevere. Non tutta la comunità del paese fortunatamente è coivolta e alcuni sono solidali, ma è doloroso constatare come anche ai giorni nostri, e senza alcun motivo, si possa essere trattati come ebrei al tempo dei nazisti.
Sono molto preoccupato. Se restiamo in questa comunità, temo ritorsioni su di me e sulle persone che conosco.
Vincenzo
dal blog di Claudio Messora: Regna un clima di assistenzialismo. Nessuna autogestione. In tutti i campi i ritmi sono scanditi dai pasti. La mattina scorre aspettando che arrivi il pranzo. Il pomeriggio scorre aspettando che arrivi la cena. Il pranzo e la cena sono sempre uguali. Il pesce e la carne sono ricordi lontani. Arrivano camion di mozzarelle abruzzesi. Arrivano di notte. Qualcuno che non riesce a prendere sonno sente una voce dire al camionista di andarsene. Arrivano camion di carne dal Salento. Nessuno al campo ne sa più niente. Chi osa lamentarsi viene isolato. Aggredito. C'è molta paura. Omertà. Paura di non essere più accuditi, di essere lasciati al freddo, di mordere la mano che ti da il cibo.
www.bambinicoraggiosi.com 6 maggio 2009
Commenti
il peggio deve ancora
il peggio deve ancora venire...sono di S.Giuliano di Puglia quindi capisco certe dinamiche...a sette anni dal sisma la pop del mio paese è spaccata in due...La responsabilità non dev'essere cercata al di fuori del tessuto cittadino. Nel mio caso la gente si è nutrita di odio...il MATTONE SOPRA OGNI ALTRO VALORE...Avremo delle case, forse più belle, forse più grandi...ma il prezzo da pagare è stato alto...la PERDITA' DELLA DIGNITA'.
Auguri
felici lamberto dal campo di assergi
non c'e' niente che un sordo non può vedere e non c'e' niente che un ceco non può sentire, ciò che ho potuto leggere da questo sito qualche cosa sarà fantasia ma tutto il resto e' vero. io mi sono dato una soluzione , non sto li a chiedere elemosine a nessuno ho preso una tendina e mi sono allontanato piazzando la mia tenda lungo il fiume e lasciando i custodi dentro il recinto. io non ci stò a fare la vittima e potrò gridargli con tutto l' orgoglio ( bastardi )
x tutti gli ABRUZZESI
........è proprio vero che non si deve guardare più la tv, tutto questo non passa anche se a dire il vero lo si intuisce, basta ascoltare le interviste che si fanno...... mi dispiace molto e non so come reagire a tutto questo scempio della generosità umana..... vi auguro solo che presto riprenderete in mano la vostra vita .