Terremoto:Ma Berlusconi ha letto il decreto-salva Abruzzo?

 

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di Roberta Lerici

Cito da Repubblica di oggi, 6 maggio,(l'articolo intero lo trovate in fondo):

La presidente della Provincia Pezzopane: "Chi ha la casa agibile, deve rientrare. Ma quasi tutte le agibilità sono date a una condizione: effettuare alcuni lavori. C'è un pilastro da rafforzare, c'è una scala da sistemare... Fai presto a spendere venti o trentamila euro. Ma per questi interventi nel decreto - noi lo abbiamo denunciato assieme ai sindaci tre giorni fa - non c'è nemmeno un soldo. SI rischia di rimanere in tendopoli fino ad inverno inoltrato.

Fonte Berlusconi, Porta a Porta 5 maggio: Gli sfollati sono 73.000, le case prefabbricate ne alloggeranno 13.000. Ma la maggior parte rientrerà nelle casedichiarate agibili.

Riflessione

Gli altri 63.000 hanno tutti una casa agibile da sistemare un po'? E se non hanno i soldi per sistemarla? E se, invece,quelli senza casa sono più di 13.000?
Siamo sicuri che il presidente del Consiglio che ieri sera a Porta a Porta magnificava il piano di interventi contenuti nel DL 39, lo abbia letto  e valutato nei dettagli?

 

Infamie nel decreto salva Abruzzo

di Luciano Belli Laura

Mentre la coppia Berlusconi-Lario si avvia al divorzio destando attenzioni diffuse in molti ambienti, le mosse della coppia Berlusconi-Bertolaso, allargata a Chiodi, sono seguite solo dai partecipanti alla Conferenza permanente per la ricostruzione in Abruzzo, nella quale la coppia Cialente-Pezzopane, allargata ai 38 sindaci del ‘cratere’, cerca di creare un contrappeso istituzionale allo strapotere burocratico e mediatico assegnato per decreto legge (DL 28-4-2009, n° 39) al Presidente del Consiglio, al Commissario straordinario ed al Governatore regionale.

 

Infatti, Mentre Niccolò ed Ippolita Ghedini, in privata sede (od al massimo in Corso di Porta Vittoria a Milano), battaglieranno contro Maria Cristina Morelli nella causa di “separazione con addebito” tra il Signore “diversamente alto” di Hardcore e “signora”, una rete di organizzazioni, collettivi, movimenti e singoli cittadini, dal parco Unicef al resto della città, ha iniziato a muovere i primi passi nell’esame di un decreto governativo che non ha alimentato né l’ottimismo, né la speranza, né la fiducia nelle parole di “papi” vari in visita a L’Aquila.

Se quello ‘santo’ darà per la ricostruzione solo una parte dell’ 8‰, il “papino” del 53% degli Italioti, ha promesso le prime C.A.S.E. entro il 15 settembre, ma non ha dato nulla di concreto per ricostruire, dov’erano e com’erano, le case vere distrutte o disastrate dal sisma.
Per costruire le c.a.s.e., ovvero i Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili, adatti sia per dare un tetto provvisorio a chi è rimasto senza casa dopo il terremoto sia a divenire, poi, residenze universitarie e/o abitazioni per giovani coppie, sono stati stanziati 700 milioni di euro (400 nel 2009 e 300 nel 2010). Invece, per ricostruire il patrimonio edilizio esistente crollato o danneggiato sono previsti contributi vari pari ad 1 miliardo e 400 milioni, quindi non solo inadeguati ma addirittura “spalmati” fino al 2033.
I moduli abitativi previsti dal governo rischiano di essere tutt’altro che ‘provvisori’ e, sul campo, configurano una ‘new town’ dispersa, ma sostanzialmente corrispondente a quella ideale sponsorizzata dal sedicente urbanista che, solo come “palazzinaro”, s’è fatto le ossa a Milano2 e Milano3. Il modello di Silvio III sarà suddiviso in 15 lotti, non tanto per adattarsi alle caratteristiche ed alle esigenze dei luoghi, ma per non destare sospetti al Procuratore antimafia ed ai suoi aiutanti in loco. Sentiti semplicemente i Sindaci ma d’intesa con Chiodi, Bertolaso stabilisce dove sorgeranno queste parti della nuova città. Il provvedimento di localizzazione comporta la dichiarazione di pubblica utilità e costituisce decreto di occupazione d’urgenza delle aree. Se derogatorio dei vigenti strumenti urbanistici, costituisce variante degli stessi e preordina all’eventuale espropriazione. Contro tale provvedimento di localizzazione e di immissione in possesso i legittimi proprietari possono solo fare ricorso al Tar od al Capo dello Stato e, quindi, ‘non sono ammesse le opposizioni amministrative previste dalla legislazione vigente’. Quando i 13 mila sfollati lasceranno le tende, saranno trasferiti in alloggi di 50-52 m2 costituenti casette di 2 o 3 piani, immerse nel verde e, secondo l’oste, di ‘qualità’, ‘comode’, ‘accoglienti’ e ‘capaci di sopportare qualunque scossa sismica’. I lavori per fare Le Aquile Nuove saranno appaltati esclusivamente da Bertolaso.

In deroga alle norme vigenti è consentito il subappalto delle lavorazioni della categoria prevalente fino al 50%. Così, c’e chi sospetta la ricomparsa, sotto mentite spoglie, di Impregilo & C. e chi, conoscendo l’essenza de L’Aquila preterremoto, vorrebbe almeno poter proporre qualcosa di più consono alla decenza urbana e territoriale.
Anche perché, ora, appare chiaro che i 150 mila euro stanziati per la ricostruzione dell'abitazione principale sono solo ‘virtuali’, in quanto per un terzo concessi in ‘cash’, per un terzo tramutati in credito d’imposta (anticipata dalla famiglia terremotata e ammortizzata in un arco temporale di 22 anni) ed i restanti 50 mila sarebbero coperti con un mutuo a tasso agevolato a carico però del destinatario del contributo.

Come si potrà recuperare interamente il capoluogo ed ognuno dei comuni colpiti dal sisma dove centri storici di particolare valore sono costituiti da un grandissimo numero di edifici antichi e pregevoli? Come un privato potrà farsi carico della ricostruzione o del restauro di un edificio vincolato o semplicemente di pregio, accollandosi il 66% della spesa? Il decreto del Governo Berlusconi pare abbia predisposto l’atto di morte di una città e di tutti gli altri centri terremotati, che resteranno nei decenni avvenire cumuli di macerie e di edifici spettrali, cadenti ed abbandonati. Come turpi sciacalli indemoniati, hanno anche disposto un meccanismo infernale che consegnerà una città ed un territorio nelle mani di banche, finanziarie ed usurai. La Fintecna spa, finanziaria del Ministero dell’Economia (e partner di Impregilo nel progetto del Ponte sullo Stretto), riceverà 2 milioni di Euro l’anno, fino al 2012, per assistere il cittadino che vorrà attivare il finanziamento agevolato con le banche accollandosi il mutuo nei limiti del contributo che al predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che resta dell’immobile. Pertanto, chi non riuscirà a ricostruire con il massimale di 150 mila euro potrà cedere l’immobile e il mutuo a questa mega immobiliare che diventerà padrona assoluta del centro storico, con conseguenze speculative immaginabili. C’è chi dice: “rischiamo di avere o ruderi come a Rocca Calascio oppure Disneyland”.
Diversamente da come è avvenuto per Umbria e Marche, ed in barba al decentramento, il Governo depotenzia e scavalca gli enti locali anche per la ricostruzione delle infrastrutture. Sono stati previsti i fondi per la viabilità dell’ANAS e nulla per le strade provinciali. I soldi per l’edilizia scolastica vengono assegnati alla Regione che, non avendo alcuna competenza diretta sulla materia, per eseguire i lavori, dovrà avvalersi del Provveditorato alle Opere Pubbliche.
Cosa faranno Franceschini e Di Pietro nel momento della conversione del decreto legge che doveva contenere “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009”?
Luciano Belli Laura (05-05-2009)

 

IL RACCONTO. "Al mattino c'è freddo, poi dopo due ore di sole non si respira più
Il dirigente della Protezione Civile: "Vivere così per molti mesi è difficile
E la tendopoli diventa un incubo:Non resistiamo fino all'autunno"

dal nostro inviato JENNER MELETTI

E la tendopoli diventa un incubo "Non resistiamo fino all'autunno"
L'AQUILA - Sta all'ombra corta dei salici, sul piazzale di cemento. "Siamo appena a maggio e la tenda è già un forno. Questa estate saremo come San Lorenzo, sulla graticola". Claudio Bartolini, pensionato Telecom, è uno dei 33.457 aquilani che, un mese dopo il terremoto, vivono in tenda e non sanno assolutamente quando potranno uscirne. "Al mattino c'è freddo e dopo due ore di sole in tenda non si respira più. Si sta qui e si aspettano notizie che non arrivano. Nessuno ti sa dire come sarà il nostro futuro". Tendopoli Italtel 2, si montano altri gabinetti chimici. Un signore arriva in macchina. "Ho portato mia moglie in una pensione al mare. Non c'è servizio cucina, ci facciamo da mangiare noi. Ma a 70 anni in questi gabinetti strani non riusciva più a entrare. Rischiava un blocco intestinale". Tendopoli di Collemaggio, nel prato della basilica di Celestino V. "In tenda sembra di essere sulle sabbie mobili. Quando le hanno montate c'era già l'erba alta e con la pioggia e il primo caldo è marcita. Sotto c'è una gran poltiglia, c'è una puzza tremenda".

Non è facile vivere nelle città di tela. I primi giorni te la cavi, perché hai ancora dentro la grande paura. Qui, se la terra trema, non ti cade nulla in testa. C'è il caldo della stufetta, ci sono i maccheroni e le cotolette preparati dai volontari. "Un mese dopo - dice Claudio, imbianchino che non trova più case da dipingere - ti chiedi: mi sembra di avere già passato una vita qui dentro e sono passati solo 30 giorni. Come farò a restarci, se va bene, fino all'autunno?". Nella tendopoli di piazza d'Armi ci sono cartelli che fanno capire quali saranno i problemi dei prossimi giorni. "Giovedì alle ore 23,30 sarà effettuato un trattamento anti zanzare e altri insetti. Siete invitati a chiudere le finestre e gli ingressi delle tende". Ancora c'è tanta neve, sul Gran Sasso e sul Silente, ma il caldo fa già paura. In altri terremoti le tende sono state usate solo nella prima emergenza. Presto sono arrivate le roulottes e poi le casette prefabbricate. C'erano i gerani, nelle case di legno di Colfiorito in Umbria, e chi vi abitava ha potuto vivere con dignità i due o tre anni necessari alla ricostruzione della sua casa.

Qui si è deciso che invece si aspetteranno le case "vere", sia pure prefabbricate. Sei mesi almeno di attesa, ma poi si scopre che i soldi saranno dati in parte quest'anno e in parte nel 2010. Qualcuno dovrà aspettare quasi due anni in tenda. "Vivere così per molti mesi - dice Demetrio Egidi, direttore della Protezione civile dell'Emilia Romagna, che guida piazza d'Armi - è senza dubbio difficile. Le tendopoli resistono solo se hanno numeri non altissimi. Bisogna ridurre le presenze altrimenti si rischiano tensioni. Si litiga in un condominio con tutti i confort, immaginiamo in una tendopoli".

Nei primi giorni dopo la scossa ci furono quelli che Stefania Pezzopane, presidente della Provincia, chiama "i fuochi artificiali". "Facciamo questo e facciamo quello, disse il governo, e tutto sembrava risolto. Adesso scopriamo che i soldi saranno dati con il contagocce e fino al 2032. Forse mia figlia potrà vedere la nostra casa ricostruita". Oggi all'Aquila l'entusiasmo per il governo sembra un ricordo. "Bisogna togliere peso alle tendopoli", dice la presidente. "Il progetto è semplice: chi ha la casa agibile, deve rientrare. Ma quasi tutte le agibilità sono date a una condizione: effettuare alcuni lavori. C'è un pilastro da rafforzare, c'è una scala da sistemare... Fai presto a spendere venti o trentamila euro. Ma per questi interventi nel decreto - noi lo abbiamo denunciato assieme ai sindaci tre giorni fa - non c'è nemmeno un soldo. E allora si rischia di avere tendopoli di massa fino all'inverno e anche oltre. Ci siamo confrontati con chi ha vissuto altri terremoti. In Irpinia hanno pagato anche le suppellettili e le bottiglie di vino rotte in cantina. Noi non vogliamo questi eccessi. Però diciamo una cosa: siamo abruzzesi fieri ma non stupidi. Le case debbono essere pagate al 100%, come avvenuto in Friuli e in Umbria. Se non paghi tutto, molti non riusciranno a ricostruire le loro abitazioni. E così, queste che verranno costruite in prefabbricato, diventeranno case che non saranno più abbandonate. Ci troveremo l'Aquila 2, l'altra città".

Un mese dopo, la cosa che più colpisce, nelle strade dell'Aquila, è l'assenza di sirene. Nei primi giorni erano la colonna sonora costante e non servivano a nulla, perché cento sirene annullavano le altre cento. Non c'è il terrore delle prime ore ma i volti restano tesi e molti sguardi vuoti. I vecchi, nelle tendopoli, hanno ormai il loro posto fisso, su una seggiola o su una panchina, come facevano in paese. La notte gelata e il giorno che scotta hanno fatto aumentare bronchiti, broncopolmoniti e attacchi d'asma. Per sorridere bisogna entrare nelle scuole sotto i grandi tendoni bianchi. Sono bravissimi, i bambini. Attorno a tavoli diversi ci sono i piccoli della materna e quelli delle elementari che disegnano o studiano e parlano sottovoce, in queste classi senza pareti. Ci sono i clown come Tric Trac che al mattino sono disoccupati e allora vanno a fare compagnia agli anziani. "I pagliacci - dice Gina - non li avevo mai visti dal vivo. Quando ero piccola arrivava il circo ma noi non avevamo i soldi".

All'inizio di via XX Settembre, come ogni mattina, c'è la fila di chi aspetta i vigili del fuoco per essere accompagnato per la prima volta nella casa abbandonata il 6 aprile. "La mia casa - dice Anna Rita - ha i pilastri tutti storti. Avevo comprato l'enciclopedia Treccani, per i miei figli studenti, e l'ho vista ridotta in poltiglia, distrutta dalle pietre e bagnata dall'acqua entrata dalle finestre aperte. Per un attimo ho guardato fuori. C'erano altri balconi, di fronte. Erano pieni di bambini. Ho visto solo macerie. Per fortuna il vigile mi ha detto che non potevo restare ancora. Mi sarei messa a piangere".

(lA REPUBBLICA 6 maggio 2009)