"Addio a chi mi ha voluto bene": Un minuto di silenzio in onore del bambino che ieri si è ucciso, annunciandolo via web

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"Addio a tutti quelli che mi hanno voluto bene"

Ha annunciato il suicidio su Messenger e giornali lo hanno chiamato "figlio di un boss". Ma era un bambino che non si era mai più ripreso dall'uccisione di suo fratello, "giustiziato" da una banda di dieci ragazzini che volevano vendicare il furto di un motorino. Dicono che, prima di uccidersi, questo bambino abbia lasciato una lettera piena di rancore per suo padre che, forse, riteneva responsabile della strada che, giovanissimo, aveva preso suo fratello. Una strada  che gli era costata la vita. ""Me ne vado, non ti scoccio più",  ha  scritto da qualche parte come messaggio a suo padre che, riportano i giornali, pare affiliato ai Casalesi. Non voglio dire nulla riguardo la camorra, mi piacerebbe soltanto che quando un bambino compie un gesto così forte e definitivo, si avesse almeno il rispetto di chiamarlo "bambino" o "ragazzino" e non "figlio di un boss". Perchè questo bambino è un piccolo grande eroe di un mondo che non gli ha dato la possibilità  di cambiare.

 Di seguito gli articoli, se qualcuno vuole leggere il fatto di cronaca.

 Figlio di un boss si impicca a 13 anni Sul luogo sono intervenuti i carabinieri
    
Il giovane ha lasciato una lettera colma di rancore verso il padre.
Due anni fa il fratello era stato
ucciso in un agguato di camorra
NAPOLI
La morte del giovanissimo fratello, ucciso quattro anni fa per vendicare un tentativo di rapina, l’aveva segnato indelebilmente. Oggi Antonio, un nome convenzionale, si è tolto la vita a soli 13 anni: si è impiccato in casa, a Villaricca (Napoli), approfittando dell’assenza dei genitori. Come biglietto d’addio, una lettera colma di rancore verso il padre: quel genitore, ritenuto dagli investigatori legato a un potente clan camorristico, che Antonio probabilmente riteneva responsabile della condotta criminale del fratello Sebastiano e quindi della sua uccisione, compiuta in un contesto sociale di estremo degrado da un branco di aggressori, tra cui vari minorenni, che voleva così «punire» la tentata rapina di un motorino.

Al loro arrivo nella casa del suicidio, i carabinieri della compagnia di Giugliano hanno trovato acceso il computer di Antonio. Era ancora attivo il programma di Messenger, una chat tra le più note e frequentate sul web. Da qui l’ipotesi che il tredicenne avesse annunciato il suo gesto agli interlocutori virtuali, e che magari qualcuno di loro abbia inutilmente provato a dissuaderlo. Un’ipotesi che i militari accerteranno esaminando il computer, che è stato sequestrato, alla ricerca di tracce che possano gettare ulteriore luce sui motivi del gesto disperato di Antonio. Una cosa comunque sembra certa: il ragazzino, che aveva appena 9 anni quando il fratello maggiore Sebastiano fu ammazzato, non era mai più ritornato sereno dopo quella tragica morte, avvenuta il 10 marzo 2005.

Il fratello di Antonio venne ucciso a 14 anni (ne avrebbe compiuti 15 due mesi dopo l’omicidio) a Mugnano, alle porte di Napoli, con un colpo di pistola alla nuca. L’omicidio nacque per «vendicare» una tentata rapina compiuta da Sebastiano. Quello stesso giorno, infatti, il quattordicenne aveva tentato di rapinare il motorino ad un ragazzo a Mugnano, senza riuscirci. La vittima della tentata rapina aveva chiamato un gruppo di amici che avevano inseguito Sebastiano fino a raggiungerlo in una strada isolata: lì lo avevano aggredito in dieci, picchiandolo e poi finendolo con un colpo di pistola alla nuca. Il 15 marzo la polizia arrestò cinque persone, tra le quali tre minorenni, accusate di aver partecipato all’omicidio, mentre altri due membri del branco si costituirono nei giorni immediatamente successivi. Sebastiano era già stato segnalato l’8 marzo 2004, quando era ancora tredicenne, ai carabinieri per rapina e detenzione di coltello. Un esordio precoce sulla strada della criminalità, di cui Antonio evidentemente incolpava il padre camorrista.

 LA STAMPA 10 APRILE 2009

 

Suo padre è un esponente dei Casalesi, suo fratello fu ucciso giovanissimo
Dopo una lite col papà, lascia un messaggio in chat e si toglie la vita
Napoletano, 13 anni, figlio di boss annuncia suicidio sul web e s'impicca

di STELLA CERVASIO

Napoletano, 13 anni, figlio di boss annuncia suicidio sul web e s'impicca
NAPOLI - "Adesso sei contento? Non ti rompo più". Figlio di boss dei Casalesi, a tredici anni ha lasciato una riga di rabbia contro il padre nel grande mare di parole di Messenger. L'addio affidato alla chat alla quale gli adolescenti consegnano i loro pensieri protetti da un nickname, un nome di fantasia. Ha legato una corda a una trave del soffitto della casa dove viveva con i genitori e un fratello gemello, a Villaricca, periferia di Napoli e si è lasciato cadere da un tavolo. Non voleva andarsene senza dirlo a nessuno, ha lasciato anche un biglietto, trovato sul tavolo: "Addio a tutti quelli che mi hanno voluto bene".

A luglio avrebbe compiuto tredici anni. Uno meno di suo fratello, rapinatore ammazzato dagli "scissionisti" di Secondigliano nel 2005 a Mugnano. Vittorio Maglione andava a scuola, faceva la seconda media, e a differenza del fratello Sebastiano, a quattordici anni già sulla strada del crimine, non aveva esordito nel mondo di Gomorra. Una famiglia difficile, la violenza di una periferia congestionata e abbandonata: il padre, Francesco Maglione, nel giro era entrato molto presto.

Finito in galera per il primo omicidio a scopo di rapina nel '78, a diciott'anni, era stato nella Nco di Raffaele Cutolo, e alla fine degli anni ottanta era entrato in forze ai Casalesi, passando prima con il boss Tambaro e infine con il feroce Francesco Bidognetti, "Cicciotto 'e mezanotte".

A trovare il ragazzo quando non c'era più niente da fare è stata la madre, che era uscita per fare la spesa. Il primo giorno di vacanze per Pasqua a scuola. Il tredicenne si era alzato tardi e si era messo al computer per la quotidiana razione di "chiacchiere" elettroniche tra coetanei. I carabinieri della compagnia di Giugliano hanno trovato il pc acceso con una schermata di commenti negativi a quel proposito annunciato con enfasi: "Me ne vado, non ti scoccio più", rivolto al padre. Gli amici, identificati con nickname dai quali gli investigatori cercheranno di risalire alla vera identità dei ragazzi, hanno cercato di dissuadere Vittorio. Molti i messaggi increduli. "Veramente ti vuoi ammazzare?".

Niente aveva girato più in quella casa, dopo la morte violenta di "Bastiano", quattordici anni e la vita a rischio per amicizie sbagliate. In piena faida di Secondigliano, gli "scissionisti", i dissidenti del clan Di Lauro che hanno insanguinato un vasto territorio con un crescendo di sfide, il 9 marzo del 2005 spararono un colpo alla testa a distanza ravvicinata al figlio maggiore di Maglione. Aveva rapinato la persona sbagliata e doveva essere punito: ma il raid degenerò, come accadeva spesso in quel periodo, nella cruenta lotta tra bande. Un inseguimento in una strada deserta e poi l'esecuzione.

Dopo pochi giorni squadra mobile e carabinieri arrestarono cinque ragazzi, tre dei quali minorenni. Sebastiano Maglione, in sella a un ciclomotore Honda Sh con un complice, aveva tentato il colpo su uno dei suoi coetanei che era fuggito andando a chiamare i rinforzi. La vendetta del branco non si era fatta attendere.

(LA REPUBBLICA 11 aprile 2009)

Commenti

giorgio2

Che un ragazzino termini la sua vita con un suicidio,vorrei trovare un nome più dolce che non c'è, deve far rabbrividire quel giornalista che ligio al suo scoop lo definisce figlio di Boss, cioè aveva un padre sbagliato. Ma al giornalista non gliene frega nulla di aver rispetto di un ragazzo che dice addio alla vita ed a coloro che gli hanno voluto bene, ed al padre criminale un ultimo urlo di dolore e rabbia "me ne vado ,non ti scoccio più":queste due frasi sono due grida di aiuto che spero molti che leggono capiscano. Lui voleva vivere, voleva un papà differente , amorevole nei suoi riguardi, e ringrazia la cerchia di amici che gli volevano bene anche se non spassionatamente. Sembra il Piccolo Principe che si fa mordere da un serpente per ritornare nel mondo di sorrisi e amici anche se erano pochi e non sinceri,senza eccessive disillusioni. Caro amico, mi spiace il gesto che ti ha spinto a non valutare che qualcuno poteva ancora volerti bene e che spero ti sia stato vicino quando hai armato la corda. Ti mando dei fiori mentalmente per ricordarti e ti prometto di ricordarti quando ricordo tutti i dimenticati dal mondo che ha fretta e vuole imbesuirsi di calcio e di spettacoli. Ciao,Piccolo Principe, ti mando un abbraccio e spero che molti si vergognino di aver lasciato fare quel gesto a tu che non sapevi altro che piangere su quanto di cattivo ti circondava.ciao.

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IL PROBLEMA IRRISOLVIBILE DI VITTORIO

13enne suicida a Villaricca, gli amici: si era appassionato alla storia del giornalista Siani (Il Mattino) -

Villaricca. Luci spente, serrande abbassate, niente clacson. Persino lo struscio del venerdì santo devia il percorso, persino il circoletto chiude i battenti. La notizia fa presto a fare il giro del quartiere: «Vittorio si è ucciso, si è impiccato con una corda al collo, si è tolto la vita, incredibile, com’è successo? Cos’è successo?». Luci spente a lutto, qui nel centro storico di Villaricca. Corso Vittorio Emanuele, il viale centrale a pochi passi dal Municipio, teatro di una tragedia collettiva. Lo conoscevano in tanti, in tanti sono arrivati a stringersi attorno ai genitori. Urla di strazio e disperazione dalla stanzetta dal ragazzino. Ci sono i genitori, i parenti più stretti. Pochi minuti e arrivano polizia, carabinieri e agenti di polizia municipale. Ordine pubblico prima di tutto, si temono altri gesti inconsulti. Arrivano tre generazioni di residenti. I conoscenti dei nonni - anziani, volto incredulo - poi gente di quaranta-cinquanta anni che conoscono i genitori di Vittorio, poi arrivano loro: sono i più giovani. Hanno dodici, tredici anni al massimo. Sono gli alunni della scuola media Siani, che si ritrovano attorno a una bara di zinco, che sta appoggiata a terra, scoperchiata, al centro di un cortile in una palazzina di due piani. Un villino: è qui che abitava Vittorio. Due piani, stile casetta di villeggiatura. Nel cortile, accanto alla bara che dovrà ospitare il corpo del piccolo studente, ci sono tutti gli addobbi della settimana pasquale: ci sono salumi in bella mostra, sotto il piccolo porticato del villino, sul davanzale di una finestra al primo piano, le uova di cioccolato per omaggiare Pasqua 2009. Atmosfera gelida. Rotta da urla lancinanti.È la zia, trentacinque anni al massimo, a straziarsi il viso, a gridare insulti e parole privi di senso: «Me lo hanno portato via… era il più bello… per me era più di tutta Giugliano…». Poi sembra perdere conoscenza, le danno un sorso d’acqua. Ma cos’ha spinto quel ragazzino sul punto di non ritorno? Parlano a bassa voce, due amici di Vittorio. Alla Siani - scuola intitolata al giornalista del Mattino ucciso dalla camorra - si era parlato molto del giovane cronista. Due compagni di istituto - un ragazzo e una ragazza - sono lì a stringersi nel dolore. E a ricordare: «Un ragazzo solare. Amava la vita, amava fare progetti. Si era appassiato, un po’ come noi tutti, a quella storia del giornalista… ma non chiedeteci nient’altro». Volti tirati, si fa fatica anche a fare domande. C’è rabbia per una morte improvvisa, sono in tanti ad essere insofferenti verso giornalisti e divise. L’ultimo lutto, qui, nel villino dei Maglione risale a quattro anni fa. Allora un fratello di Vittorio fu ucciso nel corso di un episodio di piccola criminalità. Storia di bulli, di un branco contro l’altro da una cittadina all’altra. Storia di violenza che aveva segnato la crescita del piccolo Vittorio. Non dice il suo nome, un ragazzo di 17 anni, ma accetta comunque di spiegare quello che pensa: «La morte del fratello lo aveva segnato. La famiglia ha fatto di tutto per farlo crescere serenamente, ma un lutto del genere non lo puoi cancellare. Poi, quando si cresce da queste parti, ti rendi conto che le cose non vanno bene: a scuola ti parlano di legalità, fuori è invece tutto il contrario». Vittorio e la sua voglia di crescere, il suo rifiuto di un mondo difficile. Vittorio che prima amava scorazzare in motorino assieme agli amici e da qualche tempo stava sempre più spesso al comuputer a chattare con i nuovi amici, quelli che ti parlano da realtà lontane e diverse rispetto a Villaricca e al tuo contesto familiare, quelli che spesso ti girano domande difficili: «Ma come si fa a vivere in queste condizioni?». Era diventato questo il problema irrisolvibile di Vittorio.

IL MATTINO 11 APRILE 2009

Sono sempre i migliori che se ne vanno

Quando la camorra uccide col terrorismo psicologico: il ragazzo suicida

da Il Mattino dell'11 aprile 2009: MONICA D’AMBROSIO

Villaricca. «Non sopporto più mio padre, saluto tutti i parenti e vi chiedo scusa», in calce al biglietto, Vittorio Maglione, 13 anni appena e tutta una vita da vivere, ha lasciato anche la password per accedere al proprio pc, la stessa utilizzata dai carabinieri per scoprire che pochi minuti prima di suicidarsi Vittorio aveva annunciato il gesto su una chat molto frequentata. La tragedia in via Vittorio Emanuele, una stradina nel centro storico di Villaricca, dove Vittorio, che frequentava la seconda classe della scuola media Siani, abitava assieme alla mamma, al papà - che secondo gli investigaytori sarebbe affiliato ad un clan locale - e ad un fratello più grande. Era il più piccolo di tre figli, il primo, Sebastiano, che tutti chiamavano Bastiano, fu ucciso nel 2005 a Mugnano da un commando di babykiller che lo aveva trucidato per punire uno sgarro. Bastiano, che avrebbe compiuto quindici anni pochi mesi più tardi, aveva osato rubare lo scooter alla persona sbagliata e aveva pagato con la vita quell’errore. Dopo quattro anni, torna il dolore in casa Maglione. A scoprire il cadavere del ragazzo, la mamma, poco prima delle 17 di ieri. La donna si era allontanata da casa da poco meno di un’ora, per andare a fare compere. Vittorio era rimasto solo davanti al computer. Il ragazzino attende l’uscita della mamma per collegarsi a una chat di messanger e confessare il terribile proposito di togliersi la vita. I carabinieri troveranno su un forum commenti anonimi alla sua confessione, tutti finalizzati a dissuaderlo. Il ragazzino lascia il biglietto sul tavolo in cucina, poi lega una corda alle travi in legno della mansardina nella quale abita, sale su una sedia e dopo aver stretto il cappio alla gola, si lascia andare. Al rientro la mamma si trova davanti alla tragica scena , le urla disperate mettono in allarme i vicini. In via Vittorio Emanuele, dopo pochi minuti, sopraggiungono i carabinieri della compagnuia di Giugliano ed i soccorsi del 118. I medici tentano per circa un’ora di rianimare il minore, ma per lui non c’è nulla da fare. Il centro storico in pochi minuti, diviene ostaggio del traffico, la notizia si diffonde rapidamente, e all’esterno dell’abitazione si precipitano cuginetti, amici di di scuola, tutti in lacrime, si disperano. «È stato qui poche ore fa, passeggiava con il cane - racconta un commerciante della zona che dice di conoscerlo bene - era un ragazzo allegro, molto sveglio, troppo sensibile». E aggiunge: «Troppo sensibile forse, per accettare di essere figlio di un pregiudicato». La salma del minore è stata trasferita in ospedale per l’esame autptico. L’indagine, assegnata ai carabinieri della compagnia di Giugliano diretti dal capitano Alessandro Andrei. 


1 Commento a “Quando la camorra uccide col terrorismo psicologico: il ragazzo suicida”

  1. nadia scrive:
    12 Aprile 2009 alle 08:18

    Ciao a te Vittorio, piccolo mio. Dicono sempre che sono i migliori che se ne vanno. Ci piace pensare che sei con il tuo giornalista preferito adesso, con Giancarlo (ndr Siani), magari a chiacchierare accanto ad un caffè tra le nuvole. E vi sorridete contenti di essere andati via da una Terra che avreste voluto cambiare.

Villaricca: ragazzo suicida durante la via crucis, città sconvol

 Sabato 11 Aprile 2009

(VILLARICCA (NAPOLI) - E´ arrivata durante la processione della via Crucis che si stava svolgendo nelle strade di Villaricca (Napoli) la notizia del suicidio di Vittorio, un ragazzo di 13 anni che si è impiccato lasciando un biglietto nel quale chiedeva scusa ai parenti per il suo tragico gesto ma non al padre che sarebbe, secondo gli inquirenti, legato a un clan locale. Non si era mai ripreso dalla morte del fratello ucciso quattro anni fa da una gang di baby-killer per punire un suo sgarro agli ambienti della mala. Forse riteneva il padre colpevole del coinvolgimento del fratello negli ambienti della criminalità e quindi anche della sua morte. Quando i carabinieri sono entrati nell´abitazione hanno trovato il computer acceso sulla chat di messenger. I militari hanno sequestrato il pc per verificare l´ipotesi che il ragazzino possa avere annunciato il suo gesto su internet. "E´ veramente una tragedia - dice il sindaco Raffaele Topo, informato proprio mentre partecipava alla processione - che ha colpito tutti quanti noi. Non lo conoscevo bene ma mi dicono che era un bravo ragazzo. Un gesto davvero inconcepibile che colpisce tutta la nostra comunità ma sono sconvolto, soprattutto come genitore".

METROPOLIS WEB 12 APRILE 2009

in questa tragedia la MADRE

in questa tragedia la MADRE dove era? Perche' esistono ancora nel 2009 donne di questo tipo? Sarebbero da mandare in galera come i loro adorati MARITI. Oppure sarebbero da sterilizzare, perche' in un mondo come il loro non si merita nessuno di nascere. Le ODIO tutte.

Anonimooo

Scs ma cosa centra ora la madre... la madre era a fare la spesa come tutte l santissime donne di questo mondo... lei nn cntr niente .... mica sapeva che suo figlio da lì a poko si sarebbe ammazzato.... se lo sapeva non penso che sarebbe ndata a fare la spesa....

Idiota che non sei altro che

Idiota che non sei altro che c'entra la madre con la morte di suo figlio,secondo te se avesse saputo che si sarebbe ucciso l'avrebbe lasciato solo????Vittorio non ha mai dimostrato il suo malessere,sapeva essere socievole ed allegro un pò pazzariello....nn giudicare se non conosci...

non ai nessun diritto di

non ai nessun diritto di parlare cosi la madre che colpa a non puoi sapere quello che e passato x la testa del piccolo vittorio

RIP

riposa in pace piccolo angelo...

ADDIO

ADDIO PIKKOLO ANGELO,SPERO KE DOVE TI TROVI 6 SERENO....ANKE SE NN TI CONOSCEVO, MA HAI RIMASTO UN GRAN VUOTO DENTRO ME...ADDIO...

vengo adesso dai funerali e

vengo adesso dai funerali e stata un funerale strazziante

Il funerale di Vittorio

Non ho trovato articoli o notizie, se qualcuno di voi ne ha, vi prego di inviarmele. Grazie

A te tesoro con tutto il mio

A te tesoro con tutto il mio cuore straziato da queste notizie, un bacio ti possa giungere ovunque tu sia adesso. una mamma