Pedofilia, don Marco Cerullo: "Figura di riferimento" per la famiglia della vittima, "promettente teologo" per il suo avvocato

di Roberta Lerici

La chiesa si muove finalmente nei confronti di don Marco Cerullo, ex parroco di Villa Literno condannato a sei anni e mezzo di reclusione in primo grado per essere stato sorpreso in flagranza di reato nell'atto di abusare di un suo alunno di 12 anni. Ricordo l'amarezza della famiglia quando, all'inizio, non ricevette neppure una parola di conforto da parte della chiesa.L'arcivescovo Mario Milano (nella foto), infatti disse:"Non è che non voglio dire nulla, non posso dire nulla in quanto ci sono ancora le indagini in corso"

Si dice sempre che "mancano i riscontri oggettivi" nei casi di abuso sui minori, eppure nonostante questa volta i testimoni dell'abuso fossero addirittura i carabinieri, don Marco prima ammise  poi negò gli abusi, sostenendo che quello a cui avevano assistito loro malgrado le forze dell'ordine, non era un atto sessuale, ma un "abbraccio affettuoso". La chiesa ha taciuto, nonostante le prove contro il sacerdote fossero schiaccianti e solo oggi, (riferisce l'articolo che troverete di seguito) pare abbia avviato la procedura di sospensione a divinis del sacerdote.In questi giorni il Vaticano viene criticato un po' in tutto il mondo per alcune discutibili prese di posizione in fatto anticoncezionali e aborto. Sulla scomunica dei medici brasiliani che avevano fatto abortire la bambina di 9 anni violentata dal padre e incinta di due gemelli, il Vaticano prima ha dichiarato di essere d'accordo con i vescovi brasiliani, poi, qualche giorno dopo, ha cambiato giustamente parere. Non si capiva perchè, infatti, la bambina incinta avrebbe dovuto rischiare di morire per dare alla luce due gemelli frutto di una violenza e non si capiva neppure come mai il padre violentatore fosse stato ignorato dalla chiesa. Anche in fatto di fede bisognerebbe usare la ragione, e la ragione ci dice che la vita non si difende uccidendo  e che il male è sempre il male, anche se a commetterlo sono i ministri di Dio. Sembrano concetti banali,  ma talvolta  paiono di difficile comprensione per il Vaticano. Favorire il diffondersi dell'AIDS in nome del cattolicesimo è così anacronistico da risultare quasi ridicolo, così come negare il conforto alle vittime dei preti pedofili, non a niente a che vedere con l'essere cristiani.

Di seguito due articoli, uno di oggi e uno del 2007, con le dichiarazioni dell'arcivescovo di Aversa Milani.

 La Chiesa finalmente si muove sul caso del sacerdote condannato per
Scritto da Salvatore Pizzo   

La Chiesa ha deciso finalmente di intervenire sul caso di don Marco Cerullo, il sacerdote di Villa Literno ex vice parroco della chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, che lo scorso novembre è stato condannato in primo grado a 6 anni ed 8 mesi, dopo che i carabinieri nel dicembre del 2007 lo hanno arrestato in flagranza di reato, in una zona di campagna, con l’accusa di aver abusato di un ragazzino di 12 anni.
Si trattava di un alunno del religioso, che insegnava nella scuola media di Villa Literno. Del suo caso si sta occupando la Congregazione della dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio), per adesso è agli arresti domiciliari in una comunità religiosa nel frusinate, ed a questo proposito va detto che il verdetto potrebbe cambiare nei successivi gradi di giudizio. Il suo difensore Carmine Ucciero ha fatto ricorso in appello, anche la procura ritenendo troppo mite la decisione l’ha impugnata. Intanto i legali che curano gli interessi del ragazzino e della famiglia: Costantino Puocci, Sergio Cavaliere e Giacomo Cassandra, si avviano ad adire alla giustizia civile, ritenendo insufficiente la provvisionale di 50mila euro che il Gip Chiaromonte ha disposto in favore del 12enne. Secondo alcune fonti l’Arcivescovo di Aversa Mario Milano ha avviato il procedimento di sospensione «a divinis», in attesa dell’esito dell’esame della Congregazione della dottrina della fede .

L’arresto
Il sacerdote fu arrestato in una zona di campagna tra Casal di Principe e Villa Literno, ad ammanettarlo furono i carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile di Casal di Principe: i militari notarono un’auto ferma in una stradina isolata, si sono avvicinati è secondo le accuse, contestate dal Pm Antonio Ricci, e secondo la tesi accusatoria notarono che il parroco stava costringendo il ragazzino a subire un atto orale. Cerullo, secondo fonti legali, vistosi scoperto avrebbe tanto di scappare: mise in moto l’auto costringendo i carabinieri ad un inseguimento, lo raggiunsero quando la sua macchina rimase bloccata in un punto in cui la strada campestre è diventata impercorribile.

 
Le motivazioni
Il giudice Chiaromonte scrive che Cerullo una volta fermato dai carabinieri “ammetteva spontaneamente quanto accaduto, aggiungendo anche ulteriori particolari”, poi in sede di convalida dell’arresto “ridimensionava se non addirittura escludere le sue responsabilità”. Lo aveva portato con se per andare ad acquistare colori che dovevano servire ad addobbare il presepe. Si apprende anche che il ragazzino ha rivelato che Cerullo gli avrebbe chiesto di avere rapporti sessuali anche in precedenti occasioni. Il Consulente della procura nella sua perizia sostiene che gli abusi sarebbero avvenuti più di una volta, e il giudice scrive che il prete gli avrebbe mandato al 12enne: “messaggi amorosi e persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali”. Abusi che sarebbero avvenuti non solo in auto ma anche nell’abitazione di don Cerullo, un sacerdote che il difensore nel tentativo di farlo scagionare, sostenendo che in casa potevano esserci anche i suoi parenti, lo ha descritto come un promettente teologo. Dall’inchiesta è emerso che Don Marco Cerullo, aveva contatti con il 12enne non solo perché era il suo insegnante di religione in un scuola media (secondaria di primo grado) di Villa Literno, poi essendo dello stesso comune di residenza del ragazzino era considerato dalla famiglia dell’adolescente una figura di riferimento.

Salvatore Pizzo
CORRIERE DI AVERSA E GIUGLIANO 24 MARZO 2009

Prete arrestato per violenza sessuale, Arcivescovo attende esito indagini

di Nicola Rosselli del 24/12/2007

 AVERSA. “Non è che non voglio dire nulla, non posso dire nulla visto che ci sono ancora le indagini in corso”. L’Arcivescovo di Aversa Mario Milano interviene, dopo tre giorni, sulla vicenda dell'arresto di don Marco Cerullo per violenza carnale aggravata ai danni di un ragazzino di 12 anni di Villa Literno.

Preferisce non prendere ancora posizione ufficiale la Curia normanna sul presunto scandalo che riporta la Chiesa
aversana con la mente allo scandalo del famigerato “gioco dello
scarpone” che si giocava nel seminario vescovile negli anni sessanta.
L'addetto stampa della Diocesi, raggiunto telefonicamente, ha affermato
di non aver ricevuto alcun comunicato da diramare sulla vicenda.
Insomma, un silenzio assordante quello della Chiesa aversana
soprattutto quando non viene spesa nemmeno una parola, pubblica almeno,
per quel povero ragazzino e per la sua famiglia che trascorreranno non
solo un bruttissimo Natale,
ma avranno un incubo indelebile che gli segnerà la vita. Non si
risolvono i problemi stando zitti, mettendo la testa sotto la sabbia.
Anche se si parla di una visita al vice parroco in carcere da parte del
prelato, mentre la stessa attenzione, da quanto è dato sapere, non è
stata concessa alla vittima. Invece, ufficialmente, la Diocesi
aversana non prende posizione, anche se, a livello ufficioso, il primo
sentimento che viene esternato è di incredulità tenuto anche conto
dell'alta considerazione che il presunto violentatore aveva non solo
presso i propri fedeli, ma anche presso i suoi colleghi sacerdoti che
lo ricordano dedito al volontariato e allo studio. Ed è proprio questo quanto riferito da un monsignore che ha anche un importante incarico presso la curia normanna. “Conosco
don Marco da prima che fosse nominato sacerdote, quando era in
seminario ad Aversa e, poi, alla facoltà teologica di Posillipo. Non mi
ha mai fatto pensare che potesse avere problemi di questo tipo. Ancora
oggi sono incredulo per quanto dicono sia avvenuto. Non mi sembra vero
che don Marco possa avere effettivamente commesso quanto gli viene addebitato. Certo è che solo Dio può conoscere la verità”. Verità che deve essere conosciuta, purtroppo e meno male, anche dalla legge.
fonte Pupia Campania