Bambini Coraggiosi - Il blog di Roberta Lerici

Abusi sessuali, nelle comunità di don Lucio Gatti qualcuno sapeva

 

Abusi sessuali, nelle comunità di don Lucio Gatti qualcuno sapeva
don Lucio Gatti ( foto archivio Troccoli)

 AGGIORNAMENTO DEL il 9 gennaio del 2014

Ha patteggiato,oggi, 9 gennaio, due anni di reclusione (pena sospesa) don Lucio Gatti, il parroco accusato di molestie sessuali ai danni di alcuni suoi giovani ospiti da poco usciti dal carcere o in difficoltà.

Rinviato al 12 dicembre l'incidente probatorio con le testimonianze delle presunte vittime Abusi sessuali, nelle comunità di don Lucio Gatti qualcuno sapeva

 di Francesca Marruco

26 novembre 2012

Avrebbero dovuto raccontare tutto di nuovo. Superando paura e imbarazzo. Avrebbero dovuto testimoniare davanti al giudice, al pubblico ministero e ai difensori delle persone che accusano. Qualcuno di loro è arrivato dal Belgio per venire a ripetere al gip Lidia Brutti cosa sostiene di aver subito dall’ex sacerdote Lucio Gatti, indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione, nelle comunità della Caritas da lui gestite.

Invece per una questione tecnica, è stato tutto rinviato al 12 dicembre prossimo.

CASE FAMIGLIA, GARANTE INFANZIA LAZIO:" CONTRIBUTO A FAMIGLIE INDIGENTI COSTEREBBE LA META'"

 

Note di Roberta Lerici

Pubblico le dichiarazioni del Garante per l'Infanzia del Lazio, dott.Francesco Alvaro, rilasciate alla giornalista Annarita Carbone autrice dell'inchiesta sulle case famiglia per minori del Lazio pubblicata  il 13 novembre 2012 su il Tempo.

Bambini tolti ai genitori: Quelle vite inghiottite in un istituto per minori

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Quelle vite inghiottite in un istituto per minori

Monica Bottino - Dom, 03/07/2011

Andrea ha tredici anni, gli occhi seri di chi non ride per un nonnulla, il fisico ancora da bambino. E vorrebbe stare un po’ con la sua mamma. Ma da solo, in casa con lei, magari dormire una notte nel lettone come faceva quand’era piccolo, o farsi fare due coccole sul divano mentre si guarda la televisione. Ma Andrea dalla sua mamma non può andare.

Per carità non per colpa sua, lui non ha fatto niente, ma il giudice ha stabilito che siccome la sua mamma stava con un uomo violento che la picchiava, i suoi figli non possono vivere con lei. Così Andrea e la sua sorellina di 12 anni, tre anni fa, sono stati affidati ai servizi sociali e quindi a due istituti: divisi pure tra di loro, anche se non è tanto facile nemmeno per i grandi capire perché i fratellini che si vogliono bene debbano essere separati. Intanto la mamma, che vuole loro bene sopra ogni altra cosa, ha denunciato il suo compagno, l’ha lasciato ed è andata a vivere per conto suo, nella zona di Marassi, trovando anche un lavoretto. Le hanno dato una casa dove c’è spazio anche per i suoi figli. Ma non li può riavere indietro.

Sindrome di alienazione parentale. Cosa c'è di vero? Intervista a Pignotti (Meyer): “La PAS non esiste"

 

Quotidiano on line di informazione sanitaria Martedì 13 NOVEMBRE 2012 

Il tema è tornato d'attualità con il drammatico video del bambino trascinato via a forza dalla polizia in esecuzione di una sentenza del tribunale che decideva di toglierlo alla madre a segutio di una diagnosi di Pas. Ma di che si tratta? Per la neonatologa del Meyer è un'invenzione e la Fnomceo dovrebbe intervenire.

13 NOV - Contestata già da tempo, è diventata oggetto di dibattito pubblico anche in Italia dopo il caso del bambino di Padova trascinato via con la forza dalla madre in esecuzione di una sentenza di affidamento esclusivo al papà (vedi video a fondo pagina). Stiamo parlando della Pas, la Sindrome di Alienazione Parentale, la cui esistenza, a 27 anni dalla sua prima 'descrizione', pur non essendo mai stata confermata dalla scienza è tuttavia sempre più diagnosticata, in particolare proprio nelle cause più complesse di divorzio con minori, quando si tratta di contendersi l'affidamento dei figli in tribunale.

PAVIA, BIMBA PRELEVATA AL NIDO DALLE AUTORITA': LA VIOLENZA CONTINUA

di Roberta Lerici

Ennesimo caso di sottrazione di minore alla famiglia avvenuto a scuola, questa volta addirittura in un asilo nido.Non deve avere insegnato proprio nulla il caso di Cittadella ai tribunali dei minori se si persevera in pratiche così disumane per i bambini.In questo caso, poi, si tratterebbe davvero di un provvedimento abnorme, preso a quanto leggiamo, senza verifiche approfondite sulla sua reale necessità.

Cosa avrà pensato la bimba di due anni prelevata all'asilo nido da assistenti sociali e polizia municipale, quando ad andare a prenderla all'asilo ha visto un gruppo di sconosciuti e non la sua mamma o il suo papà? Che trauma avrà subito nel trovarsi di colpo in un luogo diverso dalla sua casa, senza più i suoi punti di riferimento? E' incredibile che tali decisioni vengano prese con tanta leggerezza, senza considerare le conseguenze che avranno sui bambini.

Qualunque fosse la ragione, persino le madri autrici di reati gravi non vengono separate dai loro figli prima dei tre anni, perchè allora le donne che allo stato attuale non hanno subito condanne vengono trattate dalla giustizia peggio di chi delinque? E che colpa hanno i bambini? Vorrei che il ministro di giustizia intervenisse su questo problema in modo definitivo, con una legge che impedisca la sottrazione dei minori in assenza di abusi, maltrattamenti e violenze.

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