L'ascolto del bambino abusato

FONDAZIONE “MARIA REGINA”
 Hotel Serena Majestic - Montesilvano (Pescara)
Corso di Formazione Professionale per gli Operatori Sociali 
Regione Abruzzo (L.R.2.5.1995, n.95 )
Lezione del 5 ottobre 2001
 
 INDICE
1) La comunicazione e la relazione
2) L’ambiente e lo spazio
3) Il tempo
4) Ascoltare il silenzio
5) Ascoltare la mimica
6) Ascoltare il corpo
7) Ascoltare il gioco
8) Ascoltare le parole
9) Perché per ascoltare un bambino abusato è utile avere un training psicosomatico (Progetto Psicantropos)
10) Visione di audiovideo e considerazioni conclusive

1) LA COMUNICAZIONE E LA RELAZIONE
“Comunicare “ è definito in tutti i vocabolari,come un atto in cui si fa parte ad altri di qualche cosa,si diffonde,si rende noto, cosi’ per” relazione “si intende lo stabilire un rapporto ,un legame, queste sono le due componenti specifiche che presuppongono l’attitudine all’ascolto del bambino abusato.
La giovane vittima deve trovare il modo,la voglia e il coraggio per ripercorrere con un estraneo per lui,fino a quel momento,ciò che ha creato traumi e ferite psicosomatiche spesso insanabili ,spesso non capite dalla stessa vittima, accadute con adulti che in genere hanno con lui legami di parentela,affettivi o coercitivi, oppure seduttivi per cui oltre al dolore del ricordare si sovrappone il pudore del tradire rivelando,la vergogna della colpa solitaria e dolorosa ,da tempo celata e nascosta,subita nel rapporto perverso che spesso schiavizza il corpo e la mente e i sentimenti del minore abusato .
Da parte del bambino vi è un vissuto di paura e violazione del segreto ,
sente di rompere il patto del silenzio per dire ad un  “altro da sé “  atti subiti e fatti ,emozioni e sensazioni confusive e destabilizzanti nella loro vischiosa esperienza ,sadica e traumatica,violenta o suadente,per cui la relazione che si istaura per ascoltare un piccolo abusato  deve essere improntata ad una estrema sensibilità e cautela da parte di colui il quale vuole  conquistare la fiducia della vittima e penetrare nella sua intimità cosi’ ferita e violata.
L’attitudine all’accoglienza, dell’adulto che dovrà ascoltare ,deve essere percepita dal minore come forte, sicura e rasserenante nella sua protettività,in quanto è necessario restituire e  confermare la funzione etica,sana ed affettiva del “grande “nei confronti del bambino , di cui è referente e tutore responsabile  per una crescita  equilibrata ed una progettualità di vita armonica.
Per tali motivi le domande non dovranno essere poste in modo invasivo,la propria ansia di prestazione dovrà rispettare i tempi ed i modi della vittima,noi dovremmo usare il suo linguaggio ,noi dovremmo decifrare i suoi simboli, i suoi silenzi, le sue espressioni,le simulazioni ,le richieste e le provocazioni , noi dovremmo fargli capire il rispetto che abbiamo di lui e della sua storia,e quando noi sapremo parlare come lui e decodificare  con il rigore e la competenza che dovremmo avere, allora potremo pensare di saper ascoltare con il corpo ,la mente e il cuore,la sua storia,le sue verità e le sue bugie che comunque ci parlano della sua sofferenza ,dei suoi aguzzini veri o presunti perché comunque ci parlano del suo essere o del suo sentirsi abusato.
Troppi bambini hanno bisogno di essere ascoltati ,in un mondo di adulti distratti,tanto da inventare anche violenze mai subite….e già questo bisogno ci accusa di una violenza invisibile a cui comunque sono stati sottoposti,quella dell’essere negati .
Privati dell’attenzione e della cura,non sapranno relazionarsi e comunicare,ricordo le parole di una paziente adulta “avrei preferito che mio padre mi picchiasse,mi violentasse….ma si accorgesse di me,mi dimostrasse che c’ero, che c’era “ ,non è una notazione provocatoria è una conferma della necessità primaria della relazione e della comunicazione per ognuno di noi.
 
2 ) L’AMBIENTE E LO SPAZIO DELL’ASCOLTO
Definiamo “ambiente “:
“è il luogo in cui si vive,le persone e le cose con le quali si è a contatto.”
Definiamo “spazio “:
“è un’estensione non circoscritta e indefinita,con capacità illimitata di contenere corpi.”
Le due definizioni ci  chiariscono in modo semplice e diretto come deve essere agita la disponibilità all’ascolto di un bambino abusato.
Spesso nella mia funzione di Perito del PUBBLICO MINISTERO,per non traumatizzare ulteriormente la giovane vittima , vado dove abita,in modo da inserirmi,io estranea ,in un luogo a lei familiare e quindi mediare l’impatto,entro nel suo ambiente ,prendo confidenza con i suoi spazi mentre lei la prende con me,protetta dalla padronanza del luogo e dello spazio,lascio che lei mi conduca per mano fino dove mi permette di entrare ,cosi’,fra le sue cose,i suoi giochi iniziamo a condividere una prima, apparentemente superficiale,intimità .
Questo anche se si tratta di un minore posto in una  famiglia affidataria,dove spesso avvengono le prime rivelazioni ,proprio perché si sente al sicuro,protetto ,difeso.
Quando sono obbligata a sentirlo in un’aula per le audizioni protette ,cerco comunque di farlo secondariamente ad un incontro nel suo ambiente. Spesso l’istituzione non ha luoghi attrezzati in modo  che l’ambiente e lo spazio siano a misura di bambino,la mancanza di giochi, di colori , di musica  ,di libertà,di tutto ciò che può esservi nel mondo di un bambino aggrava ulteriormente la possibilità del parlare e quindi  dell’ascolto del bambino abusato, che è inibito dall’estraneità del luogo,dove nulla sembra farlo essere a proprio agio,ho visto bambini chiudersi totalmente durante quel tragitto che li portava da un luogo familiare ad uno sconosciuto,in un luogo di adulti, per adulti,gestito da adulti,tanto da aumentare in essi  il vissuto di vittimizzazione,vittimizzandoli ulteriormente. (vedi mia relazione del 27 giugno 2000 nella giornata di monitoraggio della 269 PRESSO LA COMMISSIONE SPECIALE IN MATERIA D’INFANZIA,DEL SENATO ;E I PUNTI PROPOSTI AL MINISTRO FASSINO IN MATERIA DI MINORI ABUSATI –vedi allegati ).
Se come è auspicabile, l’ambiente ,invece, è accogliente,se chi ascolta si fa bambino con il bambino,anche lo spazio può contenere quell’universo di fantasmi,verità e fantasie che il minore vittima di abuso si porta con sé ,in quello spazio limitato puo’ entrare l’indefinito e l’illimitato  del ricordo e del racconto dei fatti,  nelle varie fasi del disvelare,uscendo  gradualmente dal pensiero magico –difensivo  del bambino violato.
Lui,incomincia ad impossessarsi del luogo,ne prende confidenza,gradualmente,volta dopo volta lo riconosce,in base all’età potrà anche riconoscerlo come spazio del suo potersi dire e dare ,luogo in cui venire perché c’è qualcuno che ti ascolta,che ti capisce ,che gioca con te,che ride con te,che ti consola e rassicura se soffri e hai paura.
(video  S.T,in fam,aff, e in auletta).
Ricordo quel bambino che dopo la prima audizione disse al fratellino che era bello,che poi si faceva anche merenda,si mangiavano le chicles e si rideva anche quando da dietro il vetro ti filmavano.(video di F.P.)
 
3) IL TEMPO
Nel vocabolario,alla parola TEMPO ,si legge  “ successione illimitata di istanti in cui si svolgono gli eventi e le variazioni delle cose ,il succedersi dei diversi stati del nostro spirito”, ebbene  mai,come nel caso dell’ascolto del bambino abusato ,tale definizione deve essere presa alla lettera.
Il bambino ha una percezione del tempo totalmente diversa da quella di un adulto,a maggior ragione se riflettiamo ci rendiamo conto che anche noi adulti se sottoposti a situazioni traumatiche e dolorose abbiamo disorientamenti spazio-temporali  .
Parole come RIMOZIONE ,EVITAMENTO,AMNESIA POST-TRAUMATICA, SONO DI USO COMUNE ,EPPURE SE SI TRATTA DEL RACCONTO DI VIOLENZE  SUBITE, DA PARTE DI UN MINORE ABUSATO,MOLTO SPESSO SIAMO PERVERSAMENTE PORTATI A CREDERE CHE CONFONDA,CHE INVENTI ,CHE NON SIA ATTENDIBILE, E CHE COMUNQUE ANCHE LA SUA ETA’ POSSA GIOCARE A SFAVORE , POICHE’ NON SI PUO’ AVERE UNA VERBALIZZAZIONE ATTA AD ESSERE PORTATA IN TRIBUNALE……
IN UNA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DI UN REATO  DI CUI ALL’ART 609 QUATER C.P. UN P.M  SCRIVE E FIRMA:
 
“…… IL  PICCOLO PER LA SUA TENERA  ETA’ NON RIESCE ALMENO IN QUESTO MOMENTO ,AD ARTICOLARE UNA STRUTTURA NARRATIVA TALE DA  CONSENTIRNE UN MINIMO DI UTILIZZO PROCESSUALE E PROBATORIO….
.CHE DUNQUE L’ACCUSA E’ INSOSTENIBILE IN GIUDIZIO….”
 
Il tutto dopo vari racconti delle violenze subite,fatti dal bambino ,in modo circostanziato e con riscontri medico- legali probatori delle lesioni sessuali,  a operatori dei SS,,al perito,al P.M. stesso…..
In questo caso non si è tenuto conto del “succedersi dei diversi stati del suo spirito nel raccontare,rievocare  gli orrori subiti,per lui –la successione illimitata di istanti in cui si svolgono gli eventi e la variazione delle cose-drammatiche- veramente non ha limite ,non gli è permesso di superare,elaborare e finalmente dimenticare il martirio subito .
Da anni chiedo allo Stato una legge che abbia il  rispetto dei tempi di reazione di un bambino o di un minore violato,svincolando  anche l’indagine peritale dal vincolo di presentazione entro il massimale dei 6 mesi ,pena sanzioni.
 
4) ASCOLTARE IL SILENZIO
Ascoltare ha in sé il concetto dell’ATTENZIONE,infatti la definizione di “ascolto”,dice, “ udire con attenzione “ ,ma l’attenzione richiede e presuppone una scelta,infatti è il “concentrarsi della mente su un determinato oggetto,distogliendosi momentaneamente da ogni altro pensiero “ , a maggior ragione se l’oggetto è  “i l soggetto –bambino abusato “. L ‘ascolto quindi,mette al centro il bambino , che per vari motivi ,puo’ non essere in grado di parlare,eppure con la sua sola presenza,con il suo solo esserci ci racconta di sé.
Per silenzio intendiamo l’assenza di suoni e rumori ,ma spesso il silenzio è un modo  di vivere inosservati, cosi’ come fanno i cuccioli,gli animali,gli uomini che nel percepire il pericolo si acquattano e si fingono morti,cosi’ si puo’ ascoltare questo tipo di  silenzio che racconta il terrore,lo sperare di non essere presi in considerazione ,”se taccio non mi vede “, ma vi è anche il silenzio della riflessione o della confusione, della regressione al pre-verbale,del mutismo traumatico o selettivo.
Pensiamo…..,basta il panico dell’interrogazione ,l’imbarazzo del pubblico,il pudore dei sentimenti per indurci a non parlare,eppure il bambino abusato,per permetterci di costruire la cosi’ detta prova-provata deve parlare in modo giuridicamente accettabile,altrimenti si archivia il caso !
Ecco perché bisogna imparare ad ascoltare il silenzio del dolore e della vergogna di un bambino ,frugato e lacerato nell’intimo della carne e spesso nella fiducia dei sentimenti.
Silenzio che può comparire all’improvviso ,anche durante un fluente racconto di fatti pertinenti,in quel momento bisogna cogliere il significato di quel ritirarsi,forse si è toccato un argomento non ancora maturo,forse un ricordo improvviso è esploso nella memoria,forse bisogna fermarsi ed aspettare,intuire ,prevenire,rassicurare ,intervenire,stringere una mano o lasciarla andare,questo è saper ascoltare il silenzio.
 
5) ASCOLTARE LA MIMICA.
Un sorriso ci fa ascoltare la gioia,uno sguardo fisso e perso nel vuoto ci parla della distanza che ci separa in quel momento da quel bambino,dai suoi pensieri e dai suoi fantasmi.
Quando corruga la fronte,quando abbassa  gli occhi,quando sfugge il nostro sguardo,ci racconta la sua vergogna,lo sforzo del ricordare e riordinare gli eventi cosi’ distruttivi e perturbanti che lo hanno visto solo e indifeso di fronte al nemico,piu’ forte e piu’ grande di lui, dove chi doveva amarlo e proteggerlo, lo odia e ferisce,per cu il bello e buono appare cattivo e brutto come negli incantesimi delle  streghe e dei demoni,nelle fiabe,cosi’ tanti di questi piccoli violati e violentati,come S.T TREMERANNO DI TERRORE NEL VEDERE LE FIGURE DI UN LIBRO PER BAMBINI IN CUI VI SONO PERSONAGGI SOLITAMENTE INNOQUI perché FANTASTICI, ODIERANNO LE MASCHERE DI CARNEVALE PERCHE I LORO AGUZZINI CELAVANO LA LORO IDENTITA’ DIETRO L’APPARIRE GIOIOSO DI UN CARTONE ANIMATO.
Il minore abusato esprime cosi’ i sentimenti, come fa il mimo nell’arte scenica ,sostituendo la parola , noi stessi in quanto ascoltatori  dei suoi ricordi,dobbiamo tenere presente la nostra funzione di specchio in cui puo’ riconoscersi ,controllando con  professionalità,il nostro emozionale,sapendo che ciò che sta accadendo nel “qui ed ora “ tra noi,è l’inizio della riparazione del trauma della giovane vittima.
 
6) ASCOLTARE IL CORPO
Un bellissimo testo di RON KURTZ ed HECTOR PRESTERA del 1976
“IL CORPO RIVELA “ INSEGNA LA COMPRENSIONE DELLA COMUNICAZIONE SILENZIOSA FRA I CORPI.
La mia esperienza ormai trentennale come psicanalista e psicoterapeuta  che si occupa di patologie psicosomatiche,sa quanto sia valida la testimonianza storica della memoria corporea.
Cosa   racconta una prossemia, o la fobia di essere toccato,quale esperienza penosa scatena l’attacco asmatico,il vomito?
Perché quell’odore, quel profumo o quella puzza sconvolgono il bambino?In molti casi vi è una forte riattualizzazione psicosomatica,oppure compare una risposta stereotipata,come in quei bambini che di fronte ad una macchina fotografica o ad una cinepresa si muovono senza imbarazzo ed inibizione,con mosse seduttive ,mimando comportamenti erotici,perché utilizzati per riprese pedopornografiche ,forse in un istinto di sopravvivenza hanno imparato ad essere docili per evitare attacchi sadici.
Non amano il latte” perché il latte di papà era cattivo “, non vogliono aprire la bocca perché temono di soffocare,spesso non si reggono in piedi,hanno una vera e propria ipotonia,forse cosi’ facendo hanno evitato ulteriori violenze.
Non hanno piu’ il controllo degli sfinteri,si sono arresi alle penetrazioni,non sono piu’ in grado di trattenere nulla,contrarre i muscoli comporta ulteriore sofferenza e se ancora si masturbano è perché a questo sono stati obbligati ed abituati,violando e forzando l’etica psicosomatica del loro corpo.
Si lavano spesso le mani,hanno comportamenti rupofobici, in modo inconscio si purificano .         
Se cercano di sessualizzare il rapporto con colui il quale li sta ascoltando ,questi deve essere attrezzato a questa esperienza cosi’ sconvolgente,quel bambino utilizza l’unico modo che conosce per entrare in relazione con l’adulto,ed è soprattutto per queste evenienze che ritengo necessaria una formazione pregressa  per gli operatori,tramite un training psicosomatico
(vedi il mio progetto PSICANTROPOS ) CHE INSEGNI LORO LA GESTIONE DELLE RISPOSTE CORPORE,.DELLE EMOZIONI E SENSAZIONI PROPRIE E DELLA VITTIMA.
 
 7) ASCOLTARE IL GIOCO
 Nulla è piu’ vero è immediato della rappresentazione psicodrammatica del gioco che il bambino abusato compie .
Attraverso esso ci dice  situazioni,fatti,atti compiuti o subiti,ci identifica persone,luoghi,ci indica terrori e consolazioni,compie vendette e passaggi all’atto,vive crisi abreattive,modifica in termini difensivi o enfatizza in termini aggressivi ,punisce se stesso e l’altro da sé.
Lasciato nel silenzio del suo rappresentarsi racconta cose che altrimenti non saprebbe come trasmettere.,come quella bambina che continuamente denudava le Barbie e con il rossetto le disegnava i capezzoli e il pube…
Come quel bambino che metteva gli elefantini uno dietro l’altro e diceva che era il gioco del pisello  che facevano  CON LUI ,IL PAPà E I SUOI AMICI…
C’era anche il piu’ innocuo gioco del dottore,solo che il dottore non era un coetaneo ,ma” un signore vecchio che infilava le supposte nel sederino e faceva tanto ,ma tanto male,poi pero’ se  lei era stata brava e silenziosa e obbediente lui le dava in premio tutti i regali che voleva,anche se la mamma invece giocava a farle male per farla piangere per poi fare la pace con tanti baci sulla passerotta “.
 
8) ASCOLTARE LE PAROLE
Le parole servono per indicare le cose ed esprimere le idee in modo chiaro e diretto se si ha liberta’ intellettuale,in modo criptico o  simbolico  se viè soggezione o si è subito violenza con riduzione in schiavitu’,come spesso accade ai bambini abusati,resi oggetti pedofili .
E’ nell’ascolto delle parole  della vittima ,che l’operatore deve essere duttile,proteiforme,empatico,tranquillo,non suggestivo,non direttivo, non manipolatorio,in sintesi non deve ingabbiare la comunicazione spontanea del minore,DEVE TROVARE IDENTITà DI LINGUAGGIO,SOLO COSI POTRANNO DIALOGARE IN TERMINI PARITARI.
Nel momento delle parole il bambino ha già deciso di fidarsi , quell’adulto può ascoltare e sapere la sua storia,basta che stia ai suoi patti,inutile insistere nel voler sapere ,se in quel momento il bambino dice basta.
Mai fare domande,sempre essere pronti ad accogliere anche la piu’ sconvolgente delle rivelazioni,o la piu’ banale fabulazione,vi è nel piccolo abusato una sorta di messa alla prova nei confronti di quell’adulto che vuole sapere i suoi segreti,ora è lui che può dare le regole.Ascoltandolo ,il nostro fare tranquillo e sereno,permette, in una dinamica identificatoria, che il bambino non si senta destrutturato,non viva la frammentazione psicosomatica alla quale è stato sottoposto,inizia cosi’ ad introiettare una capacità riparatoria che gia’ nell’atto dell’ essere ascoltato  assume un aspetto  terapeutico,catartico,cosi facendo l’ascoltatore esplica una funzione pedagogica,riporta il minore alla corretta percezione di se e degli adulti.Si crea la magia del contenitore concentrico,l’adulto contiene le ansie e le paure,le ferite e i ricordi traumatici del minore ,e il minore contiene l’ansia di prestazione ,il desiderio di passaggio all’atto dell’operatore che se ben preparato,compreso il proprio istinto reattivo,agisce la propria razionale obiettività cosi’ utile ad una corretta raccolta –dati.
E’ il momento dell’ascolto empatico, ogni minimo errore può pregiudicare  il prosieguo della narrazione,la vittima ora è recettiva ad ogni stimolo ed è in questa fase che il disegno può prendere il posto  della verbalizzazione,il disegno può dire,raccontare descrivere ciò che con le parole non si sa dire.
Quando  la vittima racconta si può apprezzare direttamente il suo stato di agitazione,la ritrosia a tornare su argomenti evidentemente sollecitanti vergogna,tensione interiore e sofferenza,che si traducono in risposte brevi,in parole sommesse o urlate e in ricorrenti e manifesti tentativi di eludere,anche con i disegni o i comportamenti gestuali,i temi ansiogeni.
Strumento importante per l’analisi del narrato è il C.B. C.A. che ha individuato 19 criteri piu’ frequentemente differenzianti,le dichiarazioni descrittive di vissuti reali rispetto a quelle derivanti da esperienze fantasiose o falsamente memorizzate come reali.
E’ in questo momento,dell’ascolto della parola che si può cogliere tutta la struttura del PROCESSO DI RIVELAZIONE, caratterizzato da processualità,progressività e segmentazione della narrazione,questo avviene nel momento in cui la vittima percepisce il consolidarsi del rapporto di fiducia  instaurato con la persona  cui viene affidato il ricordo.
L ‘atteggiamento di ascolto “a proseguire”,permette al bambino abusato ,lo svelamento,il riemergere e l’elaborazione dei ricordi e dei vissuti ,traumatici.
 
 9) PERCHE’ PER ASCOLTARE UN BAMBINO ABUSATO E’ UTILE AVERE UN TRAINING PSICOSOMATICO (Progetto Psicantropos)
Per tutto ciò che è emerso ,si evidenzia come tutto venga ascoltato a vari livelli,con i linguaggi ad essi consoni ed il livello piu’ significativo è proprio quello corporeo che anticipa, nel sentire,il comprendere.
Nasciamo  con una memoria corporea,ed i primi rapporti passano attraverso il linguaggio del gesto,poi apprendiamo il linguaggio verbale,per tali motivi tutti noi possiamo recuperare quel linguaggio dimenticato e primario che le nostre piccole vittime  hanno dovuto distorcere,perché qualcuno in modo perverso e crudele ha abusato del loro corpo.
Riattualizzando la sensibilità delle nostre emozioni e sensazioni possiamo meglio entrare nella relazione con il bimbo violato,per capire e ascoltare ,per restituire un vissuto  riparato dobbiamo essere  in una identificazione proiettiva terapeutica,noi ,lui.
Il mio progetto PSICANTROPOS,nasce da questo convincimento e dall’esperienza della formazione psicanalitica,in cui per poter essere psicanalista devi prima essere analizzato.
Conoscendo il significato della lateralizzazione del corpo.capendo la risposta emotiva e somatica,al toccamento  posso capire ,tramite me strumento cosa prova l’altro violato o,penetrato nella sacralità del suo corpo,tutto di me sente e ,introietta e restituisce  risanato ciò, che lui vittima ha sentito,introiettato in modo violento e distruttivo.Da vari anni faccio formazione e prevenzione  nelle scuole materne ed,elementari e medie inferiori e superiori ,a insegnanti,,bambini e genitori con questo modello a doppio binario,teorico-esperienziale,e le modalità di relazione e di ascolto sono mutate ,la prevenzione alla pedofilia sta dando esiti,cosi’ in altri contesti in cui vi è l’ascolto della vittima,per esempio nella tratta della prostituzione,con il progetto psicantropos sto formando , nel contesto di un progetto della comunità europea,un gruppo integrato ,che fa capo ad una casa di fuga per giovani costrette alla prostituzione ,attualmente in articolo 18,ossia sotto protezione civile ,cosi’  agenti di polizia, givani sfuggite alla schiavitu’ ed operatori vengono formati  ,prima dell’ascoltare e del capire,al sentire,con il corpo ,con il cuore e con la mente della vittima,
 
10) VISIONE DI AUDIOVIDEO E CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 
 In queste cassette vedete come intervengo in un primo incontro con 2 bambine,violentate e sfruttate in un giro pedofilo dai genitori,sapendo il lungo e delicato lavoro che avrei dovuto fare con loro,decisi che sarebbe stato bene che le vedessi prima nel loro ambiente,presso gli affidatari a cui avevano gradatamente svelato li loro orrore privato,noterete come accettino anche gli agenti che fanno le riprese, come siano gradatamente messe al corrente della nostra identità e di quello che dovremmo fare,comunicazione diretta e leale,ovviamente adeguata all’età delle vittime.,poi riprese anche nell’auletta del tribunale ,per l’audizione protetta.
Vi è ance il maschietto molestato e abusato dal fratellastro ,minore lui stesso ,anche in questo caso senza sforzare il consenso,i primi incontri li ho avuti a casa dei minori.,qui vi è il chiaro esempio di come il disegno possa dare una prova inequivocabile dell’abuso subito.
So che tali immagini possono turbare ,ma riflettete e pensate che cosa deve aver provato ,quale paura ed angoscia,quale dolore e vergogna,quale solitudine ,quel bambino tradito da chi deve proteggerlo,ferito da chi deve amarlo e forse vedrete  che potete farcela ,che dovete imparare per poter aiutare in modo adeguato ,con un ascolto sensibile e competente  queste vittime che altrimenti potrebbero essere ulteriormente vittimizzate dalla vostra,nostra incompetenza .

Grazie,
Maria Rosa Dominici